Quando e perché servono le mascherine

Coronavirus, droplet, distanze minime, mascherine. Cosa bisogna sapere e far sapere a tanti.Il termine inglese droplet significa gocciolina di saliva, quelle che ben si evidenziano sul dislpay dello smarphone, che è bene ripulire frequentemente. Il termine viene usato anche per indicare la distanza minima necessaria (gli esperti indicano 1-1,5 metri) per impedire che le “goccioline di saliva” non arrivino ad altre persone starnutendo, tossendo o semplicemente parlando. La maggior parte degli studi ha riguarda finora l’uso delle maschere chirurgiche in ambito ospedaliero. Sull’utilizzo generalizzato della mascherina in altri ambienti gli esperti manifestano pareri diversi in quanto si teme che chi la indossa si senta al sicuro, venendo meno ad altre norme decisive per il contenimento della diffusione del virus, e sul corretto utilizzo della stessa (es.va cambiata ogni giorno). Le mascherine tendono a bloccare le goccioline di saliva più grandi, ma non quelle nebulizzate, che possono essere prodotte dalla normale respirazione della persona infettata

Sono al momento uno strumento di prevenzione primario per tutto il personale medico e infermieristico, ausiliario che opera a contato di pazienti ricoverati o da esaminare, in quanto le distanze di sicurezza sopraccitate non possono essere osservate svolgendo le analisi e cure dovute. Si sono registrati imperdonabili errori di prevenzione e di programmazione delle scorte di questo basilare e primo strumento dal costo commerciale modesto.

Per più notizie sui costi, tipologie e produttori leggere l’articolo “la verità sulle mascherine” di Fausto Biloslavo pubblicato su Il Giornale del 14 marzo (v.allegato)

Sono strumento primario di contenimento del contagio in tutte le situazioni di lavoro o di servizio in cui si opera con distanze inferiori a 1-1,5 metri tra le persone.

Sono certamente anche uno strumento primario necessario per i tanti portatori sani, i cosiddetti asintomatici, che diffondono contagi a loro insaputa senza sentirsi malati. Il problema difficile è però l’accertamento dei portatori sani (quando sono individuati o sospetti sono posti in quarantena a domicilio); pertanto si rimedia con il distanziamento sociale (distanza minima), con la sospensione di attività non primarie (come la sanità-assistenza, la filiera alimentare, la sicurezza)

Il tampone va generalizzato o solo a chi manifesta sintomi? I tecnici della medicina e della Protezione civile, ricordano che gli attuali laboratori di analisi non sono molti, che il ciclo di analisi varia da 3 a 6 ore (è stato annunciato che saranno a breve  attivati nuovi sistemi con ciclo di analisi più veloci, anche solo in un’ora). Si fa osservare che una persona risultata sana all’esame del tampone può contrarre il contagio poco dopo. La norma più rapida e efficace per contenere la diffusione di questo veloce virus è quella di rimanere a casa – fatte salve le categorie sopraccitate –  osservando con scrupolo le norme igieniche, in particolare del lavaggio mani.

La sicurezza e la salute di tutti coloro che continuano a lavorare devono essere salvaguardate osservando le norme e utilizzando gli strumenti indicati nei 13 punti del protocollo sottoscritto il 14 marzo tra governo e parti sociali (v.allegato)

Per saperne di più sul piano scientifico e medico sulla natura del coronavirus aprire l’articolo pubblicato sulla rivista Internazionale del 31 gennaio, aggiornato il 24 febbraio (v.allegato)