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Italia: politica, economia, società

Corte Costituzionale

Corte Costituzionale – Il presidente Giuliano Amato in conferenza stampa spiega i motivi dei tre No (eutanasia, cannabis, responsabilità diretta dei giudici) e 5 Sì (sulla giustizia) per l’ammissibilità dei quesiti referendari. Francesco Grignetti, su La Stampa, pubblica una chiara sintesi.

Un combattente con i capelli bianchi, Giuliano Amato. Il nuovo presidente della Corte costituzionale decide di metterci la faccia, convocando una conferenza stampa quando ancora nemmeno si conosce l’orientamento dei giudici costituzionali su alcuni quesiti referendari. Riprende così un’antica consuetudine, che permette ai presidenti di andare molto al di là dei formali comunicati con cui si dice sì o no. Tocca perciò a lui, in diretta tv per un’ora, spiegare, bacchettare, precisare, e soprattutto annunciare che sono stati dichiarati inammissibili altri due referendum, quelli sulla legalizzazione della cannabis e sulla responsabilità civile diretta dei magistrati.

Giuliano Amato Presidente Corte Costituzionale

Con la bocciatura del referendum sull’eutanasia, sul quale Amato spiega «è bene essere chiari sulle parole: il referendum era detto sull’eutanasia, ma in pratica riguardava l’omicidio del consenziente, che è ben altra cosa», alla fine sono tre i quesiti bloccati dalla Consulta. Cinque quelli ammessi, tutti del pacchetto sulla giustizia di Lega e Radicali. Cancellati invece i due dell’associazione Coscioni. In pratica perché erano mal formulati. Ma ad Amato preme forse più di tutto chiarire perché la Corte ha cancellato il quesito sull’eutanasia. «Sono rimasto ferito nel leggere alcuni commenti, di chi ritiene che qui alla Corte non si conosca il dolore. Hanno ferito tutti noi. No, il dolore lo conosciamo. E d’altra parte è stata questa Corte che con una sentenza coraggiosa, a seguito del caso di Eluana, ha permesso il suicidio assistito, ma a certe condizioni e per certi casi».

L’errore sugli stupefacenti

Il referendum che doveva legalizzare la cannabis, per un errore materiale di tabelle, non avrebbe permesso la libera coltivazione delle droghe leggere, bensì di quelle pesanti come coca e papavero da oppio. E sulla svista, che l’associazione Coscioni contesta, la Corte costituzionale non poteva sorvolare. «Se il quesito fosse stato mirato sulla produzione artigianale della sola cannabis, non penso che sarebbe stato dichiarato inammissibile». Ma era clamorosamente sbagliato. «Le tabelle che si volevano abrogare riguardavano droghe pesanti. Ciò avrebbe comportato una violazione di obblighi internazionali, oltre ad essere inidoneo rispetto al tema proposto». E non si potevano correggere? «Noi non possiamo intervenire sul quesito. Dobbiamo valutare solo e strettamente se rispetta la Costituzione». D’altronde, aggiunge, c’è «il paradosso che la coltivazione della cannabis sul terrazzo di casa per uso personale, è già stata depenalizzata con sentenza delle Sezioni unite della Cassazione». Il sottinteso del Dottor Sottile è chiaro: la materia del contendere, non c’è più. Allora, perché insistere?

Il via libera sulla giustizia

La decisione della Corte, che va ricordato è un organo collegiale di quindici supremi giudici – «Hanno fatto tutti quanti i corsi di diritto costituzionale, ironizza Amato – su 5 dei 6 quesiti di Lega e Radicali, rende felice Matteo Salvini. Viene ammesso anche quello sulla legge Severino. Dice Amato: «Non è che noi abbiamo votato sì. Sarà il corpo elettorale a decidere se il condannato per corruzione può essere candidabile oppure lasciare le cose come stanno». Lo ricorda a ripetizione: oggi non si decideva se una legge rispetta la Costituzione. Sulla Severino, per dire, la Corte si è espressa più volte e sempre a favore. Oggi si decideva dell’ammissibilità e cioè, ad esempio, se un referendum è davvero abrogativo o innovativo, il che non è ammesso. Il quesito sulla responsabilità civile diretta dei giudici è caduto proprio per questo motivo. «Sarebbe cambiato regime. Non era un’abrogazione, ma una innovazione».

Polemiche sull’eutanasia

La Corte, e il suo presidente per primo, non hanno affatto gradito certi commenti tranchant sulla decisione dell’altro ieri. Amato lo spiega in dettaglio: «Capisco la sorpresa e l’amarezza di tante persone che avevano ritenuto di firmare per un referendum sull’eutanasia. Ma il quesito che ci è stato sottoposto parlava di altro. Si chiedeva la depenalizzazione dell’omicidio di consenziente. Una situazione molto diversa». Fa un esempio, per farsi capire: «Qui non c’entrano l’eutanasia e i malati terminali. Io per primo dico che non è logica la differenza tra un malato terminale in grado mettersi da sé in bocca una pillola e un altro che non riesce nemmeno in questo e dev’essere aiutato. Ma con il quesito come era stato scritto, se un giovane appena maggiorenne, una sera, decide di farla finita, e trova un altro giovane anche lui appena maggiorenne che è disposto a farlo per lui, e magari tutti e due quella sera avevano bevuto, questo non sarebbe stato più reato penale. Non c’entra nulla con il tema dell’eutanasia». E risponde per le rime a Marco Cappato, il quale sostiene che è tutta colpa sua, perché è un presidente «troppo» politico: «Mi sento di dire che è molto più politico lui di me. Piuttosto di dire cattiverie, avrebbe potuto riflettere sul perché un referendum presentato come riguardante “l’eutanasia” riguardasse invece “l’omicidio di consenziente”».

I ritardi del Parlamento

La Corte una volta di più si è trovata esposta in prima linea sulla frontiera dei diritti civili. Sul fine vita come sulla legalizzazione della cannabis, ma anche sulla giustizia, i disegni di legge ci sarebbero eccome. Ma siccome nessuno decide, c’è chi poi tenta la spallata del referendum, che è però oggettivamente uno strumento inadatto. E insomma la Corte è costretta a fare da guardia porta, investita ad ogni passo da anatema. Perciò il presidente rinnova il suo invito di qualche settimana fa: «Sarà che è troppo occupato dalle questioni economiche, ma forse il Parlamento non dedica abbastanza tempo a cercare di trovare la soluzione sui conflitti valoriali. È fondamentale che in Parlamento capiscano che se questi temi escono dal loro ordine del giorno, possono alimentare dissensi corrosivi per la coesione sociale». —

Con la bocciatura del referendum sull’eutanasia, sul quale Amato spiega «è bene essere chiari sulle parole: il referendum era detto sull’eutanasia, ma in pratica riguardava l’omicidio del consenziente, che è ben altra cosa», alla fine sono tre i quesiti bloccati dalla Consulta. Cinque quelli ammessi, tutti del pacchetto sulla giustizia di Lega e Radicali. Cancellati invece i due dell’associazione Coscioni. In pratica perché erano mal formulati. Ma ad Amato preme forse più di tutto chiarire perché la Corte ha cancellato il quesito sull’eutanasia. «Sono rimasto ferito nel leggere alcuni commenti, di chi ritiene che qui alla Corte non si conosca il dolore. Hanno ferito tutti noi. No, il dolore lo conosciamo. E d’altra parte è stata questa Corte che con una sentenza coraggiosa, a seguito del caso di Eluana, ha permesso il suicidio assistito, ma a certe condizioni e per certi casi».

L’errore sugli stupefacenti

Il referendum che doveva legalizzare la cannabis, per un errore materiale di tabelle, non avrebbe permesso la libera coltivazione delle droghe leggere, bensì di quelle pesanti come coca e papavero da oppio. E sulla svista, che l’associazione Coscioni contesta, la Corte costituzionale non poteva sorvolare. «Se il quesito fosse stato mirato sulla produzione artigianale della sola cannabis, non penso che sarebbe stato dichiarato inammissibile». Ma era clamorosamente sbagliato. «Le tabelle che si volevano abrogare riguardavano droghe pesanti. Ciò avrebbe comportato una violazione di obblighi internazionali, oltre ad essere inidoneo rispetto al tema proposto». E non si potevano correggere? «Noi non possiamo intervenire sul quesito. Dobbiamo valutare solo e strettamente se rispetta la Costituzione». D’altronde, aggiunge, c’è «il paradosso che la coltivazione della cannabis sul terrazzo di casa per uso personale, è già stata depenalizzata con sentenza delle Sezioni unite della Cassazione». Il sottinteso del Dottor Sottile è chiaro: la materia del contendere, non c’è più. Allora, perché insistere?

Il via libera sulla giustizia

La decisione della Corte, che va ricordato è un organo collegiale di quindici supremi giudici – «Hanno fatto tutti quanti i corsi di diritto costituzionale, ironizza Amato – su 5 dei 6 quesiti di Lega e Radicali, rende felice Matteo Salvini. Viene ammesso anche quello sulla legge Severino. Dice Amato: «Non è che noi abbiamo votato sì. Sarà il corpo elettorale a decidere se il condannato per corruzione può essere candidabile oppure lasciare le cose come stanno». Lo ricorda a ripetizione: oggi non si decideva se una legge rispetta la Costituzione. Sulla Severino, per dire, la Corte si è espressa più volte e sempre a favore. Oggi si decideva dell’ammissibilità e cioè, ad esempio, se un referendum è davvero abrogativo o innovativo, il che non è ammesso. Il quesito sulla responsabilità civile diretta dei giudici è caduto proprio per questo motivo. «Sarebbe cambiato regime. Non era un’abrogazione, ma una innovazione».

Polemiche sull’eutanasia

La Corte, e il suo presidente per primo, non hanno affatto gradito certi commenti tranchant sulla decisione dell’altro ieri. Amato lo spiega in dettaglio: «Capisco la sorpresa e l’amarezza di tante persone che avevano ritenuto di firmare per un referendum sull’eutanasia. Ma il quesito che ci è stato sottoposto parlava di altro. Si chiedeva la depenalizzazione dell’omicidio di consenziente. Una situazione molto diversa». Fa un esempio, per farsi capire: «Qui non c’entrano l’eutanasia e i malati terminali. Io per primo dico che non è logica la differenza tra un malato terminale in grado mettersi da sé in bocca una pillola e un altro che non riesce nemmeno in questo e dev’essere aiutato. Ma con il quesito come era stato scritto, se un giovane appena maggiorenne, una sera, decide di farla finita, e trova un altro giovane anche lui appena maggiorenne che è disposto a farlo per lui, e magari tutti e due quella sera avevano bevuto, questo non sarebbe stato più reato penale. Non c’entra nulla con il tema dell’eutanasia». E risponde per le rime a Marco Cappato, il quale sostiene che è tutta colpa sua, perché è un presidente «troppo» politico: «Mi sento di dire che è molto più politico lui di me. Piuttosto di dire cattiverie, avrebbe potuto riflettere sul perché un referendum presentato come riguardante “l’eutanasia” riguardasse invece “l’omicidio di consenziente”».

I ritardi del Parlamento

La Corte una volta di più si è trovata esposta in prima linea sulla frontiera dei diritti civili. Sul fine vita come sulla legalizzazione della cannabis, ma anche sulla giustizia, i disegni di legge ci sarebbero eccome. Ma siccome nessuno decide, c’è chi poi tenta la spallata del referendum, che è però oggettivamente uno strumento inadatto. E insomma la Corte è costretta a fare da guardia porta, investita ad ogni passo da anatema. Perciò il presidente rinnova il suo invito di qualche settimana fa: «Sarà che è troppo occupato dalle questioni economiche, ma forse il Parlamento non dedica abbastanza tempo a cercare di trovare la soluzione sui conflitti valoriali. È fondamentale che in Parlamento capiscano che se questi temi escono dal loro ordine del giorno, possono alimentare dissensi corrosivi per la coesione sociale». —

Referendum Cannabis, Cappato contro Amato: “Nessuno sbaglio su tabelle, errore è del presidente della Corte. Così cancellato il quesito”. Continuare con questo link https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/02/16/referendum-cannabis-cappato-contro-amato-nessuno-sbaglio-su-tabelle-errore-e-del-presidente-della-corte-cosi-cancellato-il-quesito/6496727/

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17/02/2022/0 Commenti/da redazione
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