Auguri a Savino Pezzotta che con il Natale festeggia anche i suoi 77 anni. Si è iscritto alla Cisl a vent’anni, quando alla Reggiani il lavoro era duro e i sindacalisti erano rigorosi per accettare l’iscrizione al sindacato. Sindacalisti con quelle motivazioni ce ne sono ancora, forse pochi ma possono ricrescere…. Auguri a Savino che può ancora dare una mano: i valori di quel tempo sono sempre verdi!

Auguri particolari a Marco Bentivogli perchè recuperi presto la salute: apprendiamo, mentre postiamo questo articolo, la notizia del suo ricovero d’urgenza al reparto Covid dell’ospedale Torrette di Ancona, nel pomeriggio della vigilia di Natale.

Così inizia l’articolo di Davide Agazzi su Bergamonews del 22 dicembre.

La Cisl Bergamo festeggia settant’anni. Si ricorda il suo primi giorni da tesserato?

Era il 1963, avevo vent’anni. Ho un ricordo che mi ha seguito per tutta la vita. Quando andai a chiedere l’iscrizione alla Cisl, il rappresentante sindacale alla Reggiani mi disse: “Sì, la tessera te la do, ma tu devi smettere di arrivare in ritardo”. Chiesi spiegazioni e il cislino mi rispose: “Il sindacato deve sempre avere un comportamento corretto, così da poter stare in piedi davanti al padrone”. La morale: se si è corretti si possono affermare i diritti.

Immagine da Bergamonews

Perché si è iscritto alla Cisl? Fu una reazione immediata in occasione del rinnovo del contratto dei tessili. Organizzammo uno sciopero e la Reggiani fece la serrata, annullando di fatto la nostra protesta. Ho vissuto quel gesto come una mancanza di rispetto nei nostri confronti. Allora la vita di fabbrica era dura. Nel 1959 sono entrato alla Reggiani, avevo 15 anni: ho trovato un paternalismo autoritario, i capi avevano un potere immenso.

Il primo giorno di lavoro mi dissero: “Domani fai il turno dalle 6 del mattino alle 6 di sera”, dodici ore filate. Il giorno successivo mi diedero il turno dalle 18 alle 6 del mattino. Da quell’ambiente duro pensi solamente a come puoi uscire, come puoi migliorare la situazione, la tua e quella dei compagni. Non ci si iscrive al sindacato per ideologia: lo si fa per una questione pratica, vera, di vita. Vero anche che quegli anni erano scanditi da molta ideologia, penso allo scontro con i comunisti. Il sindacato era al di qua delle ideologie, era dentro le aziende. Leggendo Simon Weil (“La condizione operaia”) capii che anche io dovevo fare la mia parte. (…) per continuare aprire l’allegato

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