Umanoidi in fabbrica
Biagio Simonetta in “È difficile trovare lavoratori? Mitsubishi assume umanoidi“, su Il Sole, racconta quanto succede in Giappone, dove è stata avviata una partnership Mitsubishi-Highlanders per portare i robot nelle fabbriche e affiancare gli operai. Un modo per difendersi dalla crescente denatalità e dalla carenza di manodopera in Giappone.
- 20mila – Gli umanoidi nel mondo – Nel 2025 sono stati prodotti nel mondo più di 20mila robot umanoidi, secondo Interact Analysis, che stima una crescita di circa dieci volte rispetto ai meno di 2mila del 2024. E per il 2026 le stime sono molto più aggressive.
- 17mila – Gli umanoidi in Cina – A farla da padrona è la Cina, che secondo le stime ha in mano l’85% della produzione globale. Che tradotto in numeri reali, diventa una cifra schiacciante: nel 2025, circa 17mila robot umanoidi sono stati prodotti in Cina e circa 3mila il tutto il resto del mondo.
- 40mila – Gli ultimi dati 2026 – Reuters, ha riportato un dato più recente: oltre 40mila umanoidi sarebbero stati consegnati in Cina nel primo semestre 2026, con una quota del 97% del mercato globale.
Biagio Simonetta pubblica su Il Sole 25-8-26 questo articolo
<< Lo scenario è degno di una pellicola di James Cameron. Robot umanoidi che entrano nelle fabbriche, lavorano al posto degli esseri umani e addirittura imparano a lavorare proprio dagli esseri umani presenti, quasi fossero stagisti. Solo che il Cinema non c’entra niente, ed è la cronaca di quello che sta succedendo in una delle aziende tech più longeve del Giappone: Mitsubishi. Più in particolare nelle divisione dedicata all’automotive, e cioè Mitsubishi Motors.

Da qualche settimana (più precisamente da inizio luglio), il colosso nipponico ha firmato un memorandum d’intesa con Highlanders, una startup nata nei corridoi dell’Università di Tokyo che oggi conta poco più di 40 dipendenti. L’obiettivo è lo sviluppo di robot umanoidi da impiegare nei propri stabilimenti e, in parallelo, produrli.
Il luogo scelto è lo stabilimento di Kyoto, dove oggi si fabbricano motori per le auto. Al momento, infatti, alcuni edifici sono inutilizzati, e l’azienda vorrebbe riconvertirli in una linea di assemblaggio per robot a partire dall’inizio del 2027. Una linea capace, secondo i media giapponesi, di produrre mille unità al mese, coi primi robot che verranno impiegati per il trasporto di componenti e per l’assemblaggio dei motori.
Ma al di là dell’innovazione, questa notizia si inserisce anche in un contesto molto particolare. Perché a monte c’è tutta una storia racchiusa nei numeri della demografia giapponese. Secondo uno studio del Recruit Works Institute citato dall’agenzia Bloomberg, il Giappone potrebbe trovarsi con una carenza di oltre 11 milioni di lavoratori entro il 2040, con la popolazione in età lavorativa in calo rapido a partire dal 2027. Lo stesso istituto stima che il solo comparto manifatturiero arrivi a un deficit di 1,124 milioni di persone nel 2040, pari al 13,3% della domanda di lavoro prevista.
Così le imprese hanno cominciato a reagire. Honda ha sviluppato una mano robotica assistita da IA per compiti di precisione, mentre Toyota sta sperimentando bracci robotici nella sua città-laboratorio Woven City, alle pendici del Monte Fuji. Inoltre, un sondaggio condotto da Nikkei Research per Reuters tra il primo e il 15 maggio 2026 su 492 aziende, con 220 risposte in forma anonima, ha rilevato che il 4% utilizza già robot dotati di intelligenza artificiale, il 5% ha in programma di introdurli e il 25% ci sta pensando (mentre il 66% non ha alcun piano). Tra i produttori di mezzi di trasporto, però, la quota di chi usa o sta valutando questi sistemi sale all’80%.
Tornando a Mitsubishi e alla partnership con Highlanders, l’umanoide nascente si chiama N. è composto da telecamere e da un sistema audio che sono concentrati nella zona del volto, come negli esseri umani. Mentre i software AI danno gli impulsi alle articolazioni (braccia e gambe) sulla base di ciò che il “cervello” riconosce nelle immagini.

Proprio il meccanismo di apprendimento è l’altra lettura importante della notizia. Si chiama apprendimento per imitazione. Un operatore umano guida il robot attraverso una teleoperazione, ripete il gesto qualche decina di volte, e il sistema impara a riprodurlo in autonomia. Circa un anno fa, il Toyota Research Institute insieme a Boston Dynamics hanno mostrato un Large Behavior Model che pilota il robot Atlas in sequenze lunghe di manipolazione e locomozione. La logica dichiarata dai ricercatori è che le competenze si aggiungono rapidamente tramite dimostrazioni umane, e che più il modello diventa robusto, meno dimostrazioni servono.
Mitsubishi, dal canto suo, addestrerà N sul know-how dei propri operai specializzati, per poi ottimizzarlo sulle lavorazioni di una fabbrica di automobili e portarlo sulle linee.
Va detto che qualche precedente, seppur non nelle dimensioni previste dal colosso giapponese, esiste già. Per esempio quello di BMW, che nello stabilimento di Spartanburg, in South Carolina, ha provato un robot (Figure 02) che ha lavorato per dieci mesi su turni di dieci ore dal lunedì al venerdì, contribuendo alla produzione di oltre 30.000 BMW X3.Il suo compito era quello di inserire e posizionare lamiere per la saldatura, spostando più di 90.000 componenti in circa 1.250 ore di funzionamento. Nel giugno 2026 BMW ha annunciato l’arrivo del successore, Figure 03, assegnato però a un compito diverso, il sequenziamento logistico dei componenti.
Anche la coreana Hyundai si muove nella stessa direzione, e ha annunciato che dal 2028 impiegherà gli Atlas di Boston Dynamics nello stabilimento della Georgia, partendo dal sequenziamento dei componenti, con l’obiettivo di costruire una fabbrica per produrre 30.000 robot l’anno, con tanto di reazione dei sindacati coreani.
Una reazione che in Giappone, almeno per ora, non esiste. Perché a Tokyo il problema è la mancanza di operai, non la loro sostituzione.
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Nota della redazione – A che punto è il dibattitto, la riflessione e le proposte del sindacato su questa grande innovazione tecnologica, assai diversa da quelle del secolo scorso, che sta producendo enormi cambiament, in tempi rapidi. Quanto costa un umanoide come quelli in immagine? In quanti mesi o anni di attività si ammortizza il loro costo? Per qualche dato di riferimento leggere l’articolo in allegato. A metà degli anni ’70, nel periodo in cui era intenso il dibattito sindacale, con l’evoluzione continua del controllo numerico sulle macchine utensili e con la sperimentazione dei primi robot sulle linee di produzione, un giovane segretario nazionale della Fim-Cisl e della Flm, avanzò questa idea-proposta ” ..i robot devono pagare almeno i contributi previdenziali, ma penso anche le tasse”. In quel direttivo nazionale della Flm ci fu sorpresa e il dibattito non decollò. Siamo ancora là! Siamo in ritardo, ma si può sempre recuperare il tempo perduto.

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