Guccini e l’epica popolare
Numerosi sono stati, sui quotidiani nazionali, i commenti sulla vita, sulle ballate e sulle canzoni di Francesco Guccini che sono piaciuti da sinistra a destra, a seguaci di Montanelli, anche a Giorgia Meloni. Qui riproduciamo quello di Gaetano Quadrelli, postato sui social, che si sofferma in particolare sulla canzone “Dio è morto” che scosse profondamente parte della società, il variegato mondo dei giovani e quello cristiano.
Francesco Guccini è stato molto più di un semplice cantautore di Gaetano Quadrelli
<< E’ stato un poeta del quotidiano, una voce ruvida ed essenziale che ha saputo dare dignità alla memoria, alle radici e alle battaglie di più generazioni.
Per chi è cresciuto tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’70, le sue canzoni non erano solo musica da ascoltare, ma veri e propri manifesti esistenziali e sociali.
Il difensore degli ultimi e dei vinti: Con brani come La Locomotiva, Guccini ha trasformato la storia degli emarginati e dei proletari in un’epica popolare. La sua non è mai stata una politica di facciata, ma un’adesione viscerale agli ideali di giustizia, libertà ed eguaglianza.
Il maestro della vita quotidiana: Capace di passare con disinvoltura dal rigore storico di Auschwitz all’intimità nostalgica di L’Avvelenata, Caro Ptròcolo o Piccola Città, ha saputo raccontare le osterie, le tirate d’ora di notte con gli amici, i dubbi generazionali e la malinconia del tempo che passa.
L’artigiano della parola: Con un linguaggio colto ma radicato nella terra e nell’Appennino emiliano (tra Pavana e Bologna), le sue strofe sono ricche di riferimenti letterari, storici e filosofici, pur rimanendo sempre accessibili e sincere.
Guccini ha accompagnato una generazione insegnandole a dubitare, a non piegarsi alle mode e a ritrovare il valore delle cose semplici e autentiche.

Di grande attualita:
Dio è morto, la celebre canzone scritta da Francesco Guccini nel 1965 e portata al successo dai Nomadi (e dallo stesso Guccini), trae il titolo dalla nota provocazione di Nietzsche, ma ne rielabora il significato in chiave sociale, politica ed esistenziale nel contesto dell’Italia degli anni ’60. https://youtu.be/KhJ2eeLBqAc
Il senso della canzone
La critica alla società dell’epoca: Guccini usa la metafora della “morte di Dio” per denunciare il crollo dei valori morali e umani nella società del boom economico. La prima parte del brano elenca le ipocrisie del tempo: il consumismo sfrenato, il mito del denaro, l’odio tra generazioni, le guerre giocate per profitto e una religione ridotta a pura facciata o usata come strumento di potere.
La “morte” dei falsi miti: A morire non è il sentimento religioso genuino, ma l’idea di Dio (e di morale) usata per giustificare le ingiustizie, il conformismo e l’egoismo borghese. È la morte delle certezze dogmatiche di una società che si professa cristiana ma agisce in modo disumano.
La speranza e la rinascita: A differenza del nichilismo filosofico, il brano di Guccini si chiude con un messaggio di forte speranza e impegno civile. Il “Dio che risorge” non è necessariamente un dogma teologico, ma il risveglio delle coscienze, la solidarietà, la ricerca della verità e la lotta dei giovani per un mondo più giusto.
Curiosità storica e censura
Nel 1967 la canzone fu censurata dalla RAI perché ritenuta blasfema a causa del titolo. Paradossalmente, nello stesso periodo fu trasmessa ed elogiata da Radio Vaticana, che ne colse il reale valore morale e la spinta profetica contro l’ipocrisia sociale. >> Gaetano Quadrelli
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La locomotiva testo e audiovideo https://theitaliansong.com/it/songs/la-locomotiva-2/
Cirano – Nel marzo del 2004 al congresso di Azione Giovani a Viterbo Giorgia Meloni chiuse il suo intervento con una citazione di ‘Cirano’, brano di Francesco Guccini che avrebbe richiamato anche in altre occasioni https://www.youtube.com/watch?v=TMRNckEAFmo
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In allegato testi e audiovideo di Dio è morto e L’avvelenata. L’articolo “Il compagno che conquistò il cuore della destra” di Seba Dezzani su Il Giornale del 7 agosto
