Il patrimonio immobiliare pubblico vale 400 miliardi. E' comprensibile dunque che tale manciata di miliardi faccia gola a determinati settori privati. Nel momento che stiamo vivendo allo Stato servono risorse finanziarie. Vendere il patrimonio è una prospettiva decisamente non risolutiva del problema generale; di fronte alla quale è utile tener presente che l’alienazione del patrimonio pubblico è uno strumento di redistribuzione della ricchezza esistente a favore dei più ricchi. Ciò risulta oltremodo evidente in presenza di un settore pubblico “improvvido” che si disfa di proprietà collettive a vantaggio dei soggetti (per lo più privati) più “avvertiti” e quindi in grado di sfruttare informazioni, conoscenze, competenze per il proprio stretto tornaconto (come attestano – ultime in ordine di tempo – anche le vicende delle case al Colosseo, tra cui i “colpi di fortuna” che hanno recentemente interessato il ministro Patroni Griffi e l’onorevole Giuliano Cazzola). Di fronte al serpeggiare di proposte che, sfruttando la pretesa modernità della finanza, mirano a privatizzare in maniera soft risorse collettive, è necessario ricercare proposte alternative che pongano su un terreno diverso queste iniziative per il risanamento dei conti pubblici. Come valorizzare il patrimonio pubblico, senza svenderlo, Roberta Carlini e Claudio Gnesutta hanno avanzato una proposta e scritto un articolo, lungo ed interessante, per usarlo per una nuova e diversa politica delle abitazioni e degli spazi di lavoro, che risponda a un bisogno sociale ampiamente diffuso, riqualifichi i territori e attivi risorse per lo sviluppo.

Allegato

 “Per una politica della casa pubblica” di R.Carlini e C.Gnesutta  da www.sbilanciamoci.it

 

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Allegato:
per_una_politica_della_casa_pubblica_carlini-gnesutta.doc

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