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Territorio e politiche locali

UN TETTO PER TUTTI – Sicet – Torino che soffre –

Delle due Torino ha ben documentato il Rapporto Rota 2014. Della Torino che peggiora e soffre ha insistito mons.Nosiglia. Nella Torino che peggiora ci stanno certamente tutte le persone alla ricerca di una casa, in una Torino – ricordiamolo – che continua a costruire alloggi privati che rimarranno in parte sfitti.

Il Sicet Cisl Regionale ha promosso nei giorni scorsi, il 19 giugno, un Convegno “ Un tetto per tutti”. La relazione introduttiva (allegata), con molti dati, è stata svolta da Giovanni Baratta, segr. Sicet Piemonte. Questa la parte iniziale.

Il diritto all’assistenza abitativa è sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (art. 34), che è contenuto nel Trattato di Lisbona. Anche lo statuto della regione Piemonte (art. 10) promuove il diritto all’abitazione.

Lo scopo di questo convegno è approfondire i perché della distanza che esiste tra le dichiarazioni di principio contenute nei documenti fondativi che si danno le istituzioni ai vari livelli e la realtà della nostra città, denunciare quelle che per noi sono scelte sbagliate e proporre possibili strade per ridurre questa distanza.

Al Sicet incontriamo tutti i giorni famiglie sfrattate, come le incontrano gli uffici casa dei comuni o gli altri sindacati inquilini, e anche i centri di ascolto delle associazioni di volontariato e pure gli sportelli casa dei centri sociali. Sono famiglie che hanno prima perso il lavoro, magari pure in nero, che hanno chiuso attività, che spesso le hanno già quasi tentate tutte per mantenere la casa, farsi prestare soldi, trattare con i proprietari, famiglie e persone che hanno solo l’ultimo scalino da scendere, poi c’è la disperazione, lo scalino è quello di perdere anche la casa.

Per queste famiglie oggi la città non ha risposte se non molto parziali. Qualcuno riesce ad avere assegnata una casa popolare, altri ottengono soluzioni provvisorie tramite l’assistenza o il privato sociale, qualcuno tramite l’agenzia del comune LOCARE, la grande parte nulla.

L’ultimo rapporto dell’osservatorio sulla condizione abitativa a Torino presentato la scorsa settimana fotografa bene questa realtà: 11.478 il fabbisogno di case stimato 830 domande di emergenza abitativa, 84 segnalazione dei servizi socio-assistenziali, oltre 10.000 domande al bando generale, 494 alloggi sociali assegnati, 6.428 domande al Fondo Nazionale 218 alloggi affittati tramite Locare (media 338 euro mensili) 60 le famiglie hanno avuto accesso al “fondo salvasfratti”. La distanza tra la domanda e l’offerta è drammatica.

A Torino, grazie alla collaborazione tra istituzioni, privato sociale, sindacati inquilini, fondazioni bancarie, si sono inventate strade nuove per individuare soluzioni abitative, anche interessanti, ma si tratta, quasi sempre, di soluzioni transitorie, (v. Ivrea, d. Orione e le tante altre). E la città per sistemare le famiglie spende molto, anche se con gli accordi e le collaborazioni con il privato sociale, la spesa complessiva si è ridotta. € 147,700 spesi solo dall’assessorato all’assistenza nel 2013, per sistemare provvisoriamente persone e famiglie con una spesa variabile tra i 450-800 € mese.

La città non ha risposte e siamo preoccupati perché secondo noi non le cerca in modo coerente e adeguato, quasi che le oltre 10.000 famiglie in pesante disagio abitativo fossero un problema residuale per la nostra comunità.

Siamo preoccupati perché il documento di indirizzo sul programma delle trasformazioni urbane, approvato dal consiglio comunale il 10/02/2014, racconta i progetti di trasformazione urbana previsti nella nostra città per i prossimi anni, dice in chiusura che su questi progetti intende coinvolgere tutti in un confronto aperto ma contiene solo tre righe su questo drammatico tema dell’emergenza abitativa, precisamente:«particolare attenzione andrà inoltre posta relativamente al della residenzialità pubblica e all’housing sociale, onde poter rispondere ai bisogni delle comunità più fragili e in difficoltà, anche attraverso opportuni progetti specifici di rigenerazione urbana.»

I primi progetti articolati predisposti dall’assessorato all’urbanistica, circolati in consiglio e alla stampa, prevedevano introiti da oneri di urbanizzazione e la costruzione di circa 14.000 nuovi alloggi, e non certo di edilizia popolare.

Allegato

Relazione inroduttiva "Un tetto per tutti"  di Giovanni Baratta Sicet Regionale

Allegato:
un_tetto_per_tutti_baratta.doc

02/07/2014/1 Commento/da
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1 commento
  1. Renato Mezzo
    Renato Mezzo dice:
    07/07/2014 in 10:19 am

    Purtroppo l’oggetto case popolari non è politicamente e elettoralmente appetibile. Questo porta, e ha portato, a non occuparsene. Sono decenni che nessuno si preoccupa più delle case popolari ed il risultato è quello che abbianmo sotto gli occhi. Numero di case popolari insufficienti, numero di case private o di Housing Sociale sovrabbondanti. Mancanza di risorse per la manutenzione delle case esistenti e utilizzo del suolo per la cementificazione e la speculazione edilizia. In nessun programma di nessun partito o di governo si fa cenno alla questione “emergenza abitativa” se non programmando pochi spiccioli e con interventi spot. Purtroppo i poveri “non votano”, e pertanto nessuno se ne fa carico.
    Renato Mezzo

    Rispondi

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