Concertazione, confronto o dialogo sociale? Il nostro paese vanta il triste primato dei talk show che logorano per quanto poco riescono ad approfondire, per i luoghi comuni utilizzati anche quando sono decaduti. Per riportare in auge tematiche ed esperienze tramontate da tempo. In questo ultimo periodo si è messo di buon busso anche la Cisl per bocca e per scritti del Segretario Generale Raffaele Bonanni con “tuoni e fulmini” verso il governo che non intende seguire il metodo della concertazione. E’ ben difficile cogliere la ratio che muove Bonanni già protagonista del «vento da Todi» – quel summit d’autunno di esponenti del pensiero cattolico, benedetto dal cardinal Bagnasco, che ha messo solidi mattoni per l’avvento del Governo Monti. Per comprende l’agire “a volte infuriato” del segretario della Cisl bisognerebbe addentarsi nella dietrologia, forse per “governo delle larghe alleanze” aveva in mente altro da quanto successo. Meglio stare ai fatti e riordinare eventi e pronunciamenti pubblici. Riassumiamo per punti per fare intendere il nostro pensiero.

 

1 – La concertazione è stata sperimentata in Italia con il Governo Ciampi nel 1993 per definire un percorso che consentisse di entrare a far parte della moneta unica europea fin dal suo inizio, considerando pericoloso ( per l’entità del nostro debito pubblico) scegliere di fare parte della Eu senza aderire all’Euro. Fu definito un Protocollo che impegnava su una serie di obiettivi ( primo tra tutti la politica concordata della dinamica di tutti i redditi e tariffe) il Governo e oltre 34 sigle di rappresentanze categoriali. Fu precisato anche il metodo che impegnava il Governo a consultare , con apposite sezioni di approfondimento, i contraenti prima di varare i due fondamentali atti ( Dpef e Finanziaria) che regolavano i bilanci pubblici e le iniziative pubbliche a sostegno dell’occupazione. Quel periodo si è concluso da tempo. E’ stato centrato l’importante obiettivo di far parte della moneta unica europea ma non quello di realizzare la politica dei redditi in quanto la moderazione salariale ha riguardato unicamente i redditi controllabili alla fonte ( pensionati e lavoratori dipendenti). Ciò ha prodotto la distorsione di cui ancora oggi si avvertono le negative conseguenze: trasferimento di risorse da lavoro alla rendita, crescita delle tariffe e dei prezzi che hanno ulteriormente eroso il potere d’acquisto di salari e pensioni. Quel tipo di concertazione sperimento negoziai veri tra parti sociali e governo. Le Confederazioni Sindacali operarono non piattaforme ( scritte) preventivamente discusse negli organismi, nelle assemblee sui luoghi di lavoro. Si convocarono per il voto i lavoratori di fronte ad importanti patti definiti con il Governo ( es. pensioni).

 

2 – Già nel 2001, con il Governo Berlusconi, la concertazione fu dichiarata out dalla attualità. Un atto da consegnare alla storia. L’allora Ministro del Welfare Maroni così chiosava nel Libro Bianco presentato alle parti sociali “…E’ del tutto evidente l’impossibilità del modello concertativo degli anni novanta di affrontare la nuova dimensione dei problemi economici e sociali” . La moneta unica era già circolante in più circuiti . L’Europa aveva varato nuove norme per il “dialogo sociale” e per “gli avvisi comuni” da far pervenire al governo. Il modello comunitario metteva al centro le decisioni dei livelli istituzionali nazionali e comunitari. Tramontava l’epoca di patti stipulati tra governo e sindacati da fare ratificare al parlamento. Non si obiettò più di tanto pensando – ed errando – che dialogo sociale potesse essere sinonimo di concertazione. A quel tempo Gian Franco Fini si distinse, con altre voci, per illustrare le novità e differenze rispetto la concertazione contenute nel Libro Bianco.

 

3 – La Cisl e la Uil pensarono di porvi rimedio a modo loro, sacrificando l’unità d’azione con la Cgil pur di “spuntare” un atto di negoziato con il Governo su taluni aspetti riguardanti il lavoro e d il welfare. Stipularono quel “Patto per l’Italia” povero di risultati ma che salvò la retorica, per la Cisl e la Uil, della concertazione. Il Governo Berlusconi concesse poco nella sostanza, fu prodigo nelle promesse pur di escludere da un lato la Cgil e dall’altro l’opposizione parlamentare by passata dalla rappresentanza sociale di Cisl e Uil con le quali si erano pattuite alcune cose. L’abbandono della concertazione fu vissuta come liberazione da molti sindacalisti, da politici della sinistra radicale, da parti significative di lavoratori. Dall’intero mondo industriale.

 

4 – Il Governo Prodi (2006-08) si propose di recuperare in parte l’esperienza seguita dal Governo Ciampi, perlomeno nel campo del welfare. I sindacati confederali ritrovarono modo e forme per la loro unità d’azione. Si giunse ad una faticosa intesa sottoposta anche questa volta al voto dei lavoratori. Fu l’ultima volta. Troppi tolsero l’appoggio a quel governo che operava tra mille difficoltà compresa l’incerta maggioranza al senato.

 

4 – La IV Legislatura di Berlusconi ha segnato il tracollo dell’unità tra le Confederazioni favorita dalla strategia governativa ( Sacconi ed altri ex-socialisti craxiani) che scelse di governare senza confrontarsi con il bipolarismo politico tanto auspicato a parole. Ancora una volta Cisl e Uil hanno scelto o sono cadute in tranello consentendo di rendere nullo il ruolo delle minoranze parlamentari.

In questi ultimi tre anni « Raffaele e Luigi» hanno realizzato più incontri separati, dato l’avvallo a Tremonti e Sacconi, portando a casa ben poco se non l’etichetta – che a loro premeva di avere – di essere sindacati riformisti e di fare parte del polo riformista che capisce il futuro e la modernità.

In questo periodo Bonanni pur di stare agganciato a Tremonti non parla mai di patrimoniale, di progressività di tasse sui redditi, acconsente alla riduzione degli scaglioni, aderisce alla nuova teoria che « aumentare la tassazione sui consumi è la strada della nuova progressività» perché i ricchi consumano di più dei meno abbienti. Tra le altre cose si dimentica che è proprio l’Iva la tassa più inevasa nel nostro paese pur essendo quella che produce il maggior gettito per le entrate dello stato.

Bonanni include la richiesta di una patrimoniale solamente nell’ultimo periodo del governo Berlusconi. Prima era tabù quando, lui e Angeletti, s’incontravano informalmente e segretamente ( a volte) con i ministri.

E questa la concertazione a cui oggi si riferisce Bonanni con le sue interviste? A chi è servita? Se si fa un bilancio attento si deve convenire che non è servita ai lavoratori, ai pensionati, ai disoccupati, agli immigrati, né alle istituzioni né alle istituzioni elettive né ai bilanci né all’occupazione ed alla crescita.   

 

5 – Il governo Monti non è un governo delle grandi alleanze, non esiste una maggioranza programmatica nel parlamento che lo sostenga. Ma il Parlamento è quello che vota i provvedimenti definiti dal Governo. E lì deve costruire la sua maggioranza di volta in volta. Inoltre i vincoli posti dalla Comunità Europea riducono i tradizionali margini di manovra e di negoziato non istituzionale.

Che fa Bonanni? Si arrabbia perché ha perduto la corsia di precedenza che aveva con il Governo Berlusconi ( tra l’altro mal utilizzata ai fini di risultati significativi). Nelle sue dichiarazioni sono ricorrenti toni alti ed indignati, anche« tuoni e fulmini» di incerta interpretazione constando la poi la rapidità con cui ha concesso la disponibilità della Cisl per incontri bilaterali tra Governo e singole Confederazioni. Precisando per esigenze propedeutiche ad un incontro futuro più ampio. Chissà intanto realizza il suo «chiodo fisso» di sfilarsi da un confronto preventivo con la Cgil per definire su quali punti insistere con il Governo. E’ un «chiodo fisso» dell’intera Cisl? L’esperienza di questi tre anni non ha insegnato dunque nulla? Ancora l’ennesimo allineamento con ampie giustificazioni ( ci mancherebbe!) con il populismo ed il moderatismo del leader sempre più fuori dai giochi e dalle trasformazioni politiche ed economiche in atto?

 

Eppure non è un mistero che Bonanni a proposito di mercato di lavoro pensi a…..; ma di questo ne parleremo in un prossimo articolo. Per confrontare dichiarazioni ed interviste, capire le sue accuse generiche e generalizzate alle forze politiche, tutte messe allo stesso piano pur registrando colossali differenze a proposito di patrimoniale e di articolo 18, tanto per citare qualche nodo importante. Perché fa bigi tutti i gatti anche di giorno? Perchè è tanto spocchioso nel definire «maestrina» oppure provedimenti buoni per un dottorato di ricerca o l’accademia ipotesi che fanno confutate nel merito, con alternative concrete se Bonanni in testa le possiede. Ma il fatto che non operi con sollecitudine, o per niente, per definire una piattaforma minima comune con la Cgil, la Uil e sì – ora – anche con Ugl la dice lunga e fa mal sperare. Dal «vento di Todi» è lecito auspicare qualcosa di meglio, sia per il nuovo governo, sia per la Cisl ,ed il sindacato nella sua espressione di unità d’azione.

 

Allegati per saperne di più :

  •  Il dialogo sociale che mandò in soffitta la concertazine, dal Libro Bianco del 2001 Gov.Berlusconi
  • Due interviste da interpretare di Bonanni al Messaggero ed Avvenire 3-1-2012
  • La dichiarazione di disponibilità di Bonanni ad incontri separati per il sindacato
  • Articoli sulla Cisl di Libero ed il Fatto Quotidiano

Allegato:
Libro Bianco Lavoro_2001.doc
Patto sociale per il fisco_Bonanni 3 1 12.pdf
Concertazione o a rotoli_Bonnanni 3 1 12.pdf
La forma e la sostanza_Bonanni.doc
Bonanni lo smemorato dal doppio Volto_Il Fatto Quotidiano.pdf
La Cisl voleva un nuovo governo_Libero.pdf

1 commento
  1. noname
    noname dice:

    Leggo sempre e con attenzione quanto si scrive su questo sito che, anche se non sempre condivido i contenuti dei vari interventi, comunque ritengo stimolante . Vi scrivo per esprimere il mio pensiero su quella parte dell’articolo di Adriano Serafino ….. che riguarda il “Patto per l’Italia” che mi vide protagonista. Non fu affatto la voglia di ripristinare la concertazione che “la Cisl e la Uil pensarono di porvi rimedio a modo loro, sacrificando l’unità d’azione con la Cgil”. Mi sembra una interpretazione molto limitata di quel che avvenne allora e non mette in luce che a sottrarsi all’unità fu la CGIL di Sergio Cofferati, il quale , legittimamente, perseguiva un disegno politico molto chiaro, ma non condiviso dalla Cisl. Infatti nel mentre era ancora accesa una forte discussione tra le Confederazioni sulla strategia da seguire proclamò unilateralmente una manifestazione nazionale e diversi iniziative di sciopero. Era chiaro che non poteva la Cisl essere subalterna alla strategia della Cgil. L’impostazione che la Cisl assunse fu quella di trattare con il Governo che c’era e che gli elettori italiani avevano scelto. Il discorso si svolse tutto sul terreno dell’autonomia e in uno sforzo di contenimento dell’offensiva berlusconiana. E credo che questo avvenne anche se non fu compreso, la scelta dello scontro diretto con il berlusconismo in ascesa avrebbe a mio parere portato a una sconfitta epocale del sindacalismo italiano. Tutto sommato questo non è avvenuto, è un merito lo rivendico alla Cisl di allora. E’ vero che il Governo Berlusconi si sottrasse all’attuazione dei contenuti dell’accordo, ma è altrettanto vero che la Cisl si riprese la libertà d’azione , ricostruì un rapporto unitario con Uil e Cgil e in particolare con la Segreteria Epifani e si riprese ad agire insieme e anche a scioperare unitariamente. Mi rendo conto che questa è una interpretazione di parte, ma non la credo molto lontana dalla verità. Forse, quando si scrive la storia, occorrerebbe sentire anche i protagonisti in modo da non avere una versione univoca dei fatti.Quello che posso dire è di aver cercato, nel mio ruolo di Segretario Generale. di essere fedele al principio dell’Autonomia del sindacato. Infatti ho lasciato la Cisl senza passare direttamente dal portone di via Po’ a quello di Montecitorio. Per due anni ho presieduto la Fondazione per il Sud traendone molte soddisfazioni. Nel 2008 sono entrato in politica con la convinzione di dare un contributo allo smantellamento di un bipolarismo negativo che per la sua natura ferocemente antagonista finisce sempre per sminuire il ruolo dei corpi intermedi e chiamarli allo schieramento. Da qui nasce una parte dell’indebolimento sindacale. Ora con il Governo Monti che non possiede una maggioranza propria , la concertazione e la possibilità di un patto sociale presenta delle oggettive difficoltà, anche se un’intesa tra sindacati e Governi sarebbe di aiuto anche alla politica e al suo rinnovamento. Da quando sono uscito dai ruoli dirigenti della Cisl , mi sono sempre sottratto a dare giudizi su ciò che il sindacato faceva , anche se ho continuato a auspicare una maggiore unità tra le confederazioni Con amicizia Savino Pezzotta

    Rispondi

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *