E’ una soddisfazione venire a conoscenza, grazie al commento inviatoci, che Savino Pezzotta è un lettore del sito sindacalmente. Ci scrive per esprimere una valutazione diversa da quella contenuta nell’articolo “Tuoni e fulmini: non ci credo”  per la parte riguardante il “Patto per l’Italia” di cui fu co-protagonista, sottoscrivendolo. Lo ringraziamo sentitamente ed auspichiamo di poter ancora ospitare suoi scritti. La Redazione di Sindacalmente .

Di seguito il testo di Savino Pezzotta

Leggo sempre e con attenzione quanto si scrive su questo sito che, anche se non sempre condivido i contenuti dei vari interventi, comunque ritengo stimolante . Vi scrivo per esprimere il mio pensiero su quella parte dell’articolo di Adriano Serafino ….. che riguarda il “Patto per l’Italia” che mi vide protagonista. Non fu affatto la voglia di ripristinare la concertazione che “la Cisl e la Uil pensarono di porvi rimedio a modo loro, sacrificando l’unità d’azione con la Cgil”. Mi sembra una interpretazione molto limitata di quel che avvenne allora e non mette in luce che a sottrarsi all’unità fu la CGIL di Sergio Cofferati, il quale , legittimamente, perseguiva un disegno politico molto chiaro, ma non condiviso dalla Cisl. Infatti nel mentre era ancora accesa una forte discussione tra le Confederazioni sulla strategia da seguire proclamò unilateralmente una manifestazione nazionale e diversi iniziative di sciopero. Era chiaro che non poteva la Cisl essere subalterna alla strategia della Cgil. L’impostazione che la Cisl assunse fu quella di trattare con il Governo che c’era e che gli elettori italiani avevano scelto. Il discorso si svolse tutto sul terreno dell’autonomia e in uno sforzo di contenimento dell’offensiva berlusconiana. E credo che questo avvenne anche se non fu compreso, la scelta dello scontro diretto con il berlusconismo in ascesa avrebbe a mio parere portato a una sconfitta epocale del sindacalismo italiano. Tutto sommato questo non è avvenuto, è un merito lo rivendico alla Cisl di allora. E’ vero che il Governo Berlusconi si sottrasse all’attuazione dei contenuti dell’accordo, ma è altrettanto vero che la Cisl si riprese la libertà d’azione , ricostruì un rapporto unitario con Uil e Cgil e in particolare con la Segreteria Epifani e si riprese ad agire insieme e anche a scioperare unitariamente.

Mi rendo conto che questa è una interpretazione di parte, ma non la credo molto lontana dalla verità. Forse, quando si scrive la storia, occorrerebbe sentire anche i protagonisti in modo da non avere una versione univoca dei fatti. Quello che posso dire è di aver cercato, nel mio ruolo di Segretario Generale. di essere fedele al principio dell’Autonomia del sindacato. Infatti ho lasciato la Cisl senza passare direttamente dal portone di via Po’ a quello di Montecitorio. Per due anni ho presieduto la Fondazione per il Sud traendone molte soddisfazioni. Nel 2008 sono entrato in politica con la convinzione di dare un contributo allo smantellamento di un bipolarismo negativo che per la sua natura ferocemente antagonista finisce sempre per sminuire il ruolo dei corpi intermedi e chiamarli allo schieramento. Da qui nasce una parte dell’indebolimento sindacale.

Ora con il Governo Monti che non possiede una maggioranza propria , la concertazione e la possibilità di un patto sociale presenta delle oggettive difficoltà, anche se un’intesa tra sindacati e Governi sarebbe di aiuto anche alla politica e al suo rinnovamento.

Da quando sono uscito dai ruoli dirigenti della Cisl , mi sono sempre sottratto a dare giudizi su ciò che il sindacato faceva , anche se ho continuato a auspicare una maggiore unità tra le confederazioni.

Con amicizia

Savino Pezzotta

6 gennaio 2012

 
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