Malakal, ultima frontiera nella zona dell’Upper Nile, Sud Sudan. Il villaggio sorge sulle sponde del Nilo attorno a un ex avamposto militare inglese che agli inizi del secolo scorso controllava in questa zona l’ansa del  fiume, posto strategico ma paludoso e insalubre. Amore, empatia e chirurgia senza mezzi, tante “vittime di guerra”sotto i 10 anni, avamposto del Croce Rossa Internazionale alla frontiera meridionale del Sudan. Pubblichiamo la testimonianza inviataci da una dottoressa che da più di un lustro opera come volontaria, dall’Afganistan all’Africa, con Gino Strada e con la CRI.

Così scrive Rachele "…a poco a poco ognuno di loro non è più solo una ferita a una gamba o a un braccio, un morso di serpente, una faccia da suturare, una frattura da rimettere in sesto, una pancia da aprire ma diventano una nome, una storia, un sorriso, una stretta di mano  quando vediamo che si rimettono e se ne possono tornare a casa. La differenza tra curare e prendersi cura è tutta qui: nello spirito umanitario e nell’empatia che mettiamo nel fare questo mestiere che forse è il più duro ma anche il più bello che ci sia perché restituire la salute a chi l’ha persa è sempre stata la cosa che più mi ha affascinato della medicina e in particolare della chirurgia…".

Ricorda che “..Nel nostro “mandato” è prevista l’assistenza chirurgica soprattutto per le vittime di guerra, che sono una piccola parte dei nostri pazienti…Nel Sud Sudan sono frequenti quelli che chiamiamo conflitti non convenzionali, non vedono impegnati eserciti contrapposti ma tribù ostili che in queste zone praticano da anni i furti di bestiame. Una volta si combattevano a bastonate oggi invece con la facilità con cui le armi si trovano ovunque, si sparano con i kalashnikov. Avviene alternativamente che villaggi interi siano attaccati, le donne e i bambini rapiti, le case bruciate e le mucche “rubate” da una tribù all’altra… Le nostre vittime di guerra sono bambini con meno di 10 anni che mentre scappavano in braccio alle loro madri sono stati raggiunti dai proiettili, chi di striscio alle braccia, chi a un piede, una bimba ha la spalla completamente distrutta dal proiettile..”.

Rachele racconta la storia di più pazienti e sottolinea il ruolo delle donne con questa osservazione: “..Non mi stancherò mai di sorprendermi nel vedere queste donne che riescono in una desolazione e povertà simile ad avere sempre vestiti e veli immacolati, lavano in continuazione sé stesse e i loro bimbi appena trovano una fonte d’acqua accessibile,  con due casseruole e un braciere con del carbone, sotto a un albero preparano da mangiare per loro e per i ricoverati, tanti giorni dureranno le cure del loro parente, altrettanti giorni bivaccheranno con le povere cose davanti al reparto”.

Apri e leggi il testo completo di questa straordinaria testimonianza

Allegato:
malakal_sud_sudan_2013.doc

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