Le recenti notizie provenienti dagli USA sulla sospensione dei voli F-35 (cacciabombardieri) a seguito di incidenti ed incendi su alcuni velivoli, sollecitano nuove scelte del Governo italiano in materia di ristrutturazione delle forze armate, riduzione delle spese, e del superamento del programma  a suo tempo stipulato per  l’acquisto di F35. Cosa aspetta il Governo? Perché non taglia ma solamente congela gli acquisti e rinvia la decisione? Perdere tempo non è mai una buona scelta.

Le ragioni industriali, tecnologiche  e occupazionali per rinunciare agli F35 a favore di altre tipologie d’arma più adatte ed utili al nostro paese e all’Europa, sono state espresse in molte sedi, anche sindacali.

Alla campagna "Taglia le ali armi" (vedi allegato) hanno aderito più organizzazioni sindacali, seppure in tempi diversi. In Piemonte la discussione è più difficile perché il programma di costruzione di parti degli F35 coinvolge gli stabilimenti Alenia, in specifico quello di Cameri e ciò significa che per sostenere, con il consenso dei lavoratori, il taglio F35 si debba proporre un convincente programma di riconversione produttiva per non “tagliare” oltre alle ali F35 anche l’occupazione.

E su questo punto il sindacato di categorie e confederale va a rilento, zoppica ancora…

E ben lo si coglie anche nel dibattito sul web, sulle reti intranet del sindacato. Qui abbiamo trovato un classico del burocratese sindacale. In sintesi. E’ stata posta la domanda “Di fronte ai problemi ed alle evidenze di incidenti per gli F35 quali sono i veri motivi che impediscono un cambio di rotta da parte del Governo Renzi?” con alcune considerazioni per sostenere che è giunto il tempo per il taglio. La risposta ricevuta è stata che “…bisogna attenersi alla linea decisa da organismi sindacali che è più cauta…”.

Il problema di cambiare investimenti nel settore della difesa era ben indicato dal Segretario della Fim-Cisl Torinese nell’autunno 2011, quando nella sua relazione affermava “..anche l’impiego umanitario dei mezzi della difesa che vediamo ampiamente utilizzati con efficacia, nei tragici eventi degli sbarchi sulle coste siciliane ci portano a dire che è necessario discernere e fare scelte negli investimenti. Uno di questi è rappresentato dalla versione speciale dell’ATR per la marina militare e la capitaneria di porto, costruito e progettato dagli stabilimenti di Capodichino e Torino-Caselle e potrei citare anche gli aerei senza pilota”.

Se muta la realtà in cui si assunsero determinati impegni, come per gli F35, quelle decisioni non devono forse mutare? Ora è dubbia anche l’efficienza ed efficacia tanto decantata. Il rilancio produttivo dell’Alenia e di Cameri deve avvenire su un prodotto (F35) contestato ormai da tutti i governi che avevano previsto acquisti ed ora hanno rinunciato o li hanno tagliati pesantemente? Non è forse incomprensibile il procedere con continui rinvii? Un teatro dell’assurdo?

Per maggior informazione alcuni allegati

  • I dieci punti della campagna Taglia le ali alle armi  http://www.disarmo.org/nof35/
  • Stralcio della relazione di  Claudio Chiarle al Seminario sull’Alenia del 12-11-2011
  • File con i link di articoli pubblicati sul sito www.sindacalmente.org  specifici sul problema degli F35 o che fanno riferimento

Allegato:
la_campagna_taglia_le_ali_10_punti.doc
f35_chiarle_12-11-2011.doc
allegato_con_link_articoli_su_f35.doc

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *