Nicola Cacace recentemente aveva scritto una lettera aperta al Governatore della banca d'Italia Visco che ha risposto su L'Unità del 7 giugno. Il giorno dopo Pierre Carniti rilascia un'intervista allo stesso giornale riproponendo la ripartizione del lavoro  ( oggi in decrescita) tra il maggior numero di lavoratori. Nicola Cacace e Pierre Carniti sono tra quei pochi esponenti sindacali e della sinistra italiana che da anni insistono con continuità sulla necessità di rispondere con la leva della riduzione dell’orario di lavoro per contenere il numero dei senza lavoro creati dalla recessione e, per una parte dalle conseguenze delle nuove tecnologie. Da sempre sottolineano che non è lo strumento magico ma necessario accanto a progetti industriali e di ricerca per innovare i prodotti e per definire nuovi prodotti un po’ diversi dal mero consumismo. Rispetto al passato ne parlano con una necessaria variante determinata dal contesto economico e finanziario in cui si vive. Oltre che dei mutati rapporti di forza a sfavore dei lavoratori e dei loro sindacati. Propongono riduzioni di orario di lavoro senza necessariamente la clausola storica “ a parità di salario percepito” che ha caratterizzato nel nostro paese le conquiste storiche sulla riduzione dell’orario settimanale. Per questo ha trovato sempre resistenze che permangono: sia nella sinistra sia nel sindacato. Eppure nel nostro paese da anni stiamo sperimentando la più deleteria delle riduzioni d’orario non a parità di salario che alterano la solidarietà e l’unità della classe lavoratrice: centinaia di milioni di ore di cassa integrazione, da tre anni oltre il miliardo di ore di Cig all’anno. Così è la nostra difficile realtà.

Nicola Cacace è ritornato recentemente con un articolo di richiamo sull’assenza di strategia in Italia sulla riduzione dell’orario.

Il suo articolo così inizia: “Pochi parlano di modello tedesco Kurzarbeit che ha aiutato la Germania a non perdere occupati nella crisi, o delle 35 ore francesi che con l´Annualisation des oraires ha aiutato le imprese a superare la crisi o del Part time olandese, che ha consentito al paese di mantenere il record europeo e mondiale del tasso di occupazione, 75%. Meditavo su questi fatti, bene illustrati da un recente studio Ocse che mostrava che i paesi con orari annui di lavoro più corti, Olanda 1.377 ore, Germania, 1.419, Francia 1.544, erano i paesi a produttività e tassi di occupazione più alti, a differenza di Italia, Ungheria e Grecia, paesi con orari annui più lunghi –tra le 1.778 dell´Italia e le 2.100 della Grecia – e tassi di occupazione più bassi, inferiori al 60%, quando il Governatore della Banca d´Italia Ignazio Visco in un pubblico convegno toccava il tema con affermazioni che condividevo solo in parte.

In un articolo sull´Unità in marzo e successivamente in una lettera aperta al Governatore sulla Nota ISRIL on line N. 11, 2012 …….

Per continuare la lettura dell'articolo di Nicola Cacace apri il file allegato

Alleghiamo inoltre

  • Lettera aperta di Nicola Cacace al Governatore della Banca d'Italia e la risposta del 7-6-12
  • L'intervista di Pierre Carniti dell'8-6-12 all'Unità

 

 

 

 

Allegato:
occupazione_ed_orario_cacace.doc
lettera_aperta_al_governatore_ditalia_cacace.doc
visco_risponde_a_cacace_7-6-12.pdf
carniti_replica_a_visco_8-6-12.pdf

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *