Il rinvia ancora il decreto per lo sviluppo -il provvedimento che dovrebbe portarci fuori dalla spirale recessiva – mentre il Presidente Mario Monti innesca una inaspettata “tirata d’orecchie” ai principali sostenitori (poteri forti) che hanno consentito (con l’alleanza bipartisan) il varo del governo dei tecnici nel novembre 2011. Afferma il premier “ il mio governo ed io abbiamo sicuramente perso in questi ultimi tempi l’appoggio che gli osservatori ci attribuivano, spesso colpevolizzandoci, dei cosiddetti poteri forti perché non incontriamo favori in un grande quotidiano rappresentante e voce di potere forte ed in Confindustria…”. Si riferiva senza dubbio all’editoriale del Corriere della Sera “La direzione è sbagliata” di Alesina-Giavazzi di Mercoledì 6 Giugno ed al Rapporto economico di Confindustria con le sottolineature del presidente Giorgio Squinzi.

Alesina e Giavazzi fanno parte con Mario Monti del club del pensiero liberal della destra moderna,  tutti “bocconiani”. Non solo Giavazzi è stato nominato da Mario Monti consulente del Governo poche settimane fa per riordinare gli incentivi alle imprese e tagliare quelli a pioggia. Ora sono in fibrillazione quanto lo  schieramento bipartisan.

Il Premier Monti insiste sul fatto che il mancato innesco per la ripresa sia dovuto alla sottovalutazione delle imprese italiane che stanno sottovalutando la novità della riforma del mercato del lavoro che “..tocca e scardina quelli che fino a pochi mesi fa erano considerati i temi tabù..” Ovvero l’art.18 una sorta di feticcio costruito ad arte che con la ripresa ha ben poco a che vedere, un pò come la costruzione del megatunnel To-Lione per lo sviluppo piemontese ed italiano. Feticci e metafore.

In questa fibrillazione tra bocconiani e dintorni pesa certamente il ruolo della Ragioneria dello Stato ( dirigenti e criteri sono quelli dell’ex ministro Giulio Tremonti) che ostacola il progetto di sviluppo del Ministro Passera con continui niet per mancate coperture finanziarie su questo o quel punto. Il compito di un governo è quello di trovare le risorse in modo diverso dalle  tasse e gabelle che opprimano il costo del lavoro e i redditi e le pensioni medio bassi. La tassazione sulle grandi ricchezze e grandi patrimoni, come sulle rendite finanziarie non deprimono certamente i consumi. Così pure una vera lotta all’evasione ed elusione che deve partire dai grandi centri che muovono grandi flussi, banche comprese.  Continua l’anticamera per il decreto per lo sviluppo mentre si prospetta la diminuzione del bonus per la ricerca: il massimale  per l'impresa scenderebbe a 100mila euro e riguarderebbe solo l'assunzione di giovani under 35. Scomparirebbe o sarebbe fortemente ridimensionata la possibilità per le imprese di compensare crediti e debiti verso lo Stato.

Il Rapporto della Confindustria è lo specchio che evidenzia la carenza strategica del governo Monti sull’economia e sull’occupazione. Sottolinea il neo-presidente Giorgio Squinzi : “ Dobbiamo avere l'ossessione della crescita, deve essere la nostra stella polare’. Ma le aziende italiane vanno messe nelle condizioni di competere: ‘Dobbiamo batterci ad armi pari con i nostri principali concorrenti, tedeschi e francesi’. Anzi, ‘le nostre imprese dimostrano di essere speciali perché riescono ad ottenere successi con una pressione fiscale pesante, con una Pa che ha tempi lunghissimi di pagamento’”. E poi “…La domanda che manca. E il credit crunch feroce..una stretta creditizia che obbliga le aziende a chiudere per mancanza di liquidità anche quando hanno commesse di lavoro e programmi di crescita…”. Una priorità di punti ben diversa da quella del predecessore Emma Marcegaglia che aveva ingigantito l’efficacia che avrebbe prodotto la modifica dell’art.18, in sintonia con il premier Mario Monti ed il ministro del welfare  Elsa Fornero.

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Allegato:
la_direzione_e_sbagliata_giavazzi_e_alesina.pdf
allarme_confindustria_squinzi.pdf
monti_accusa_i_poteri_forti_il_messaggero.pdf
commenti_al_rapporto_confindustria_galatini.doc
lindustria_italiana_squinzi.pdf

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