Il primo annuncio sui media italiani, sul “matrimonio del secolo tra Fca-Renault per trattare alla pari con il gigante Google” è stato di Paolo Griseri su La Repubblica (v.allegato). In concomitanza con i risultati del voto europeo. Un annuncio a sorpresa, come pure – dopo pochi giorni – quello del tramonto dell’ipotesi con il ritiro della proposta da parte di Jonh Elkann a fronte della richiesta di prender tempo da parte del governo francese, primo azionista di Renault. Avendo lasciato sull’uscio del negoziato Nissan, da vent’anni partner di Renault, la proposta di fusione avanzata da Fca si è arenata.

Riflettere sull’interviste (allegate) di Vincenzo Comito rilasciata a Francesco Ciafaloni per il sito www.cittanuova.it e quella di Giuseppe Berta a Massimo Franchi per il Manifesto aiuta a comprendere il ruolo di freno operato da Nissan e dal governo nipponico, azionista come quello francese. (v.allegati), oltre a quello esercitato di conseguenza dal governo francese..

La gran parte dei media aveva chiosato che "mancavano solo più i confetti" al “matrimonio del secolo” tra Fca-Renault. Ma così, purtroppo non è stato e Fca ha ritirato la proposta per un mix di “paletti” posti dal governo francese (primo azionista di Renault) e le riserve dei soci giapponesi (Nissan e  Mitubushi) lasciati troppo ai margini di una svolta industriale di tale portata. (v.allegati)

L’intervista di Vincenzo Comito (in due parti)  è stata rilasciata all’inizio di giugno, quella di Giuseppe Berta dopo il ritiro della proposta Fca.

Berta e Comito sono, da tempo, attenti studiosi del  mondo dell’auto, della globalizzazione e delle relative aggregazioni tra case costruttrici. Berta pensa che “Gli Agnelli hanno dimostrato di voler uscire dal settore auto», quindi portati ad agire in un’ottica prevalentemente finanziaria; il quadro che emerge dalle interviste delinea l'importanza e la problematicità dell’ipotizzata fusione Fca-Renault-Nissan, e consente di farsi un’idea di quanto è successo e che potrebbe ancora accadere. 

Un modo di riflettere ben diverso da certi comunicati sindacali. A proposito stupiscono le perentorie affermazioni per rassicurare il paese e i lavoratori, come ad esempio quelle – poche ore dopo l’annuncio della proposta – dei segretari torinesi della Cisl e della Fim, Lo Bianco e Chiarle, “…L’alleanza con Renault, che in futuro può estendersi a Nissan e Mitsubishi, è la naturale prosecuzione dell’accordo Fiat-Chrysler. In particolare, può aprire i mercati della Russia e dell’estremo oriente a Maserati, rilanciando gli stabilimenti torinesi (…) L’alleanza con Renault presenta più sinergie e poche sovrapposizioni, per Mirafiori e AGAP sui modelli Maserati e 500E (è un modello piccolo ma di lusso) non ci sono competitori interni all’alleanza. Come per la fusione Fiat Chrysler occorre lavorare per scambi e integrazioni tecnologiche e di piattaforme perseguendo una vera sfida competitiva sul mercato auto mondiale. Basta, quindi, allarmismi o paure, proviamo a vincere le sfide del futuro in campo industriale per il bene del territorio” (…).

I fatti dimostrano che quel testo risuona più come un auspicio anzichè un’attenta analisi dei complessi problemi che comportano le fusioni di grandi aziende multinazionali e il destino della qualità e della crescita occupazionale negli stabilimenti dislocati in paesi con governi con prerogative molto diverse, in particolare nel campo economico.

I media italiani hanno poco riferito sui commenti francesi, compresi quelli dei lavoratori e dei sindacati, che hanno messo in rilievo apsetti sottaciuti. Aprire a proposito l'interessante articolo di Martine America pubblicato sul Web e rintracciato da Toni Ferigo.

Per salvaguardare l'interesse dei lavoratori è necessario che i sindacati dei paesi europei, in questo caso Italia e Francia, dedichino più risorse e attenzione per realizzare indispensabili strutture di coordinamento permanenti che si incontrano con periodicità ravvicinata, come possono essere ad esempio anche il Comitato Aziendale Europeo (Cae). 

E poi a Torino abbiamo esperienze in questo campo, dalle quali trarre insegnamenti.

Abbiamo già sperimentato un “accordo storico del secolo”, il 13 marzo del 2000, tra Fiat e General Motors, che non portò i benefici anche allora dati per certi per l’industria automobilistica italiana, e dal quale fu possibile in seguito sganciarsi, ottenendo circa 2 miliardi di dollari grazie all’abilità negoziale di Sergio Marchionne (si disse analoga al giocatore di poker) che seppe utilizzare al meglio la clausola del put option (obbligo all’acquisto da parte di GM) voluta dall’allora Presidente Fiat, Paolo Fresco. 

E ora, anche con Fca-Chrysler, i modelli per lo stabilimento di Mirafiori continuano ad essere promesse, un continuo aggiornamento di modelli e tecnologie subordinate ai mutamenti del mercato… quindi per una motivazione o l’altra consegnati al divenire.

Il sindacato per esercitare le prerogative negoziali quando in causa sono i livelli e le dinamiche occupazionali, come certamente nel caso di scorpori e aggregazioni delle multinazionali, deve poter disporre di incontri e dati relativi ai piani industriali oggetto di tali proposte. Così pure il governo e gli Enti territoriali interessati. Esigere questo non significa "determinare allarmismi" ma al contrario conoscere per poter agire con "occhi e orecchie aperti".

A detta di tanti, dai sindacati alle opposizioni, il governo italiano è il grande assente nella partita Fca-Renault. Il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio teorizza che è una giusta scelta «L’esito dei negoziati tra Fca e Renault dimostra che quando la politica cerca di intervenire in procedure economiche non sempre fa bene, non mi esprimo ulteriormente…Fca se ha ritirato la proposta è perché non ha visto convenienza o per altro che noi non sappiamo».

Con parole diverse anche i precedenti governi (Berlusconi, Monti, Letta, Renzi) hanno sostenuto questo principio liberista di non voler influire sulle scelte dei grandi gruppi privati.

A Torino, in controtendenza con i sindacati nazionali è il segretario della Fim-Cisl Claudio Chiarle ad emettere un ben strano comunicato, 8 giugno, per sottolineare “…Allora il “lasciamoli lavorare” non è una delega in bianco a FCA ma la consapevolezza da parte nostra che chiedere al Governo Italiano di intervenire a sostegno di FCA è “socialmente pericoloso” a causa di manifesta incompetenza, basti pensare a tutte le situazioni ancora irrisolte in Italia e a Torino in particolare”. Pur essendo le motivazioni molto diverse, comunque, si porta acqua al mulino del ministro Di Maio, del liberismo, ovvero della stessa direzione dei precedenti governi.

Per maggior informazione aprire gli allegati e il link del precedente nostro abstract

FCA-RENAULT: FUSIONE AL 50% – la proposta per il nuovo gruppo, terzo produttore mondiale –

Lun, 27/05/2019 – 11:18 | Redazione

https://www.sindacalmente.org/node/3651/edit

Allegato:
fca_annuncia_la_proposta_griseri_26-5-19_repubblica.doc
fiat_chrysler_renault_fusione_strategica_comito_1_cefaloni.doc
operazione_fca_renault_e_lavoro_in_italia_comito_2_cefaloni.doc
senza_nissan_non_poteva_funzionare_berta_franchi.doc
alleanza_fca_renault_chiarle_lo_bianco.doc
renault_allo_scontro_frontale_con_nissan_carrer_sole.doc
renault_si_oppone_a_nissan_chiarelli_11-6-19.doc
renault-fca_commenti_dalla_francia_martine_arancia_web.doc

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