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SE LA DEMOCRAZIA E’ DIFFICILE – G.Bianchi – globalmondo

La democrazia è difficile da gestire tanto che Norberto Bobbio alla domanda se la democrazia abbia un avvenire e quale sia rispose “non so” (Il futuro della democrazia). Il fatto è che la democrazia, con le sue regole di separazione dei poteri e della partecipazione dei cittadini alla vita politica (per limitarci agli aspetti procedurali) deve risolvere il problema di dar vita ad un ordine comune ed accettato, componendo l’intima  contraddizione di fare nascere l’uno (lo Stato unico ed omogeneo) dal molteplice (le eterogenee parti del corpo sociale) senza il ricorso a misure coercitive. Complessità che si aggrava tanto più sono integrate ed interdipendenti le strutture economiche, diversificati gli interessi sociali, attivi i motori del progresso tecnico scientifico.

I precedenti storici indicano una soddisfacente efficacia degli ordinamenti democratici nelle piccole dimensioni della città di Atene o delle nostre municipalità medioevali che scivolarono poi lentamente nel ripristino delle soluzioni oligarchiche quando l’ampliamento dei commerci e i cambiamenti economici e sociali imposero un successivo accentramento del potere politico.

Il punto di partenza della riflessione proposta nel contributo allegato è che oggi anche nel nostro paese (e non solo in questo) la democrazia è in sofferenza come dimostra il crescente discredito intorno alle nostre istituzioni rappresentative.

Il fatto nuovo è che la globalizzazione dei mercati ha limitato fortemente la sovranità democratica degli Stati ed ha alimentato nuovi poteri (la finanza internazionale) e nuove tecnocrazie extrastatuali (B.C.E, F.M.I.) il cui ruolo crescente è sottratto a qualsiasi forma di legittimazione democratica. In questo contesto il nostro ordinamento democratico è chiamato a gestire una crisi di inaudita violenza e trova difficoltà nel ricreare un ordine condiviso  per la molteplicità e contraddizione degli interessi chiamati in causa, ove ciascuno è portato a difendere i suoi diritti speciali.

C’è un groviglio di problemi, dalla messa in discussione dei diritti sociali acquisiti agli inasprimenti fiscali, dalla liberalizzazione di settori fino ad oggi protetti dallo Stato alle nuove regole flessibili del mercato del lavoro, la cui soluzione evidenzia i limiti decisionali di un ordinamento democratico, appesantito nei suoi pesi e contropeli istituzionali  ed indebolito nella capacità di farsi portatore di interessi generali, concepiti come opportunità per i cittadini.

Non è il timore per una nuova deriva autoritaria che ci induce a proporre una riflessione comune ma l’avvertenza che l’evoluzione strutturale dei rapporti economici e sociali in atto deve sincronizzarsi con l’evoluzione degli ordinamenti democratici. L’attuale governo tecnico, le esperienze delle democrazie presidenziali, rappresentano modelli di “governance” che evidenziano come il mandato popolare debba trovare sostegno in assetti istituzionali dotati delle necessarie competenze e capacità decisionali. Le stesse esperienze in atto di riorganizzazione su base internazionale dei poteri dello Stato (la più avanzata quella europea con i suoi problemi insoluti) propongono la definizione di una nuova statualità e di una nuova “governance internazionale” in grado di rivitalizzare le regole della partecipazione democratica dei cittadini.

Esiste una dimensione istituzionale della crisi, non meno importante di quella economico-finanziaria, che propone un riposizionamento dei principi fondativi della democrazia, libertà e giustizia sociale all’interno di un nuovo contratto sociale, anche per tener viva la prospettiva storica di un futuro cosmopolitismo democratico a fronte delle esperienze inedite dei paesi il cui sviluppo accelerato si sta realizzando al di fuori del rispetto delle regole democratiche.

Allegato – La democrazia difficile_Nota Isril N.5-2012

Allegato:
nota_isril_n._5-2012_-_la_democrazia_difficile.doc

13/02/2012/0 Commenti/da
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