Ci troviamo Venerdì 29 settembre, alle 17, al Centro Sereno Regis in Via Garibaldi 13 a Torino. Per riflettere su quanto scritto nei Diari di Bruno Trentin, per capire dove stia andando il sindacato oggi. Inizierà Mario Dellacqua ripercorrendo  e sintetizzando il pensiero di Trentin riportato nei Diari tenuti negli anni 88-94 in cui fu il segretario generale della CGIL.Alcuni interventi programmati si soffermeranno su particolari argomenti, così attuali anche oggi, nelle diverse organizzazioni. Come: la degenerazione degli apparati dirigenti quando prevale la corsa al potere piuttosto che la "mission" del sindacato, il ruolo e l'autonomia del sindacato nei confronti della politica e dei partiti, il potere  e il sapere dei lavoratori nella organizzazione del lavoro, ed altri temi. Dibattito aperto a tutti. Una tappa importante nel percorso per sollecitare il sindacato a ritrovare un respiro, con la strada delle idee e della coerenza dei comportamenti. Con la riscoperta del senso critico, una pratica che contribuisce alla crescita dell’autonomia nel pensare e al concorrere alle decisioni. Un miglioramento per tutti.

Per incentivare la partecipazione e gli interventi possono essere di buon aiuto gli articoli in allegato, oltre a quello di Mario Dellacqua, già pubblicato in precedenza.

Pierre Carniti nel libro “Pensiero, azione, autonomia” – presentato in occasione dei suoi  80 anni, il cui contenuto sarà oggetto di una nostra prossima iniziativa pubblica di dibattito – nel capitolo “ Un dialogo mai interrotto con Bruno Trentin. A proposito di unità e autonomia” (pag.55-60 allegate) espone con la sua tradizionale franchezza i meriti e le riserve su Trentin, in particolare per quanto riguarda il ruolo del sindacato come soggetto politico in assoluta autonomia dai partiti. Scrive A distanza di tanti anni il mio giudizio su Trentin resta complicato, sfumato. Come ho detto, all’inizio la collabora­zione fu forte, solida, amichevole. Quando gli anni Settanta presero il sopravvento, vari elementi di contrasto si andaro­no accumulando l’uno sull’altro…”. Ricorda l’orientamento politico del giovane Trentin ereditato dal padre Silvio, partigiano e membro del Partito d’Azione, per sottolineare che “…Mano a mano che crescevano le sue responsabilità in Cgil, questa sua origine ibrida, anomala, gli fu fatta pesare. Mi è capitato di pensare che ad un certo punto Trentin abbia deciso di recidere il nodo gordiano, sbarazzandosi delle am­biguità che gli venivano addossate. Scelse il partito: questa opzione gli diede una forza maggiore all’interno del sindacato come pure un crescente prestigio nel partito, ma limitò il suo raggio d’azione. (…).Trentin ed io avevamo in comune un amico fran­cese, Paul Vignaux, un professore di Teologia medievale alla Sorbona e dirigente della Cfdt….Quando ci fu il fallimento del­l’ipotesi unitaria, mi confidò: «Guarda che Bruno, se deve sce­gliere tra te e il partito, sceglie il partito, non te». Come si usa dire oggi, me ne feci una ragione, e alla luce di quella previ­sione interpretai molte delle sue durezze successive. Trentin mi fu fiero avversario in occasione del referendum sulla scala mobile nel 1985 salvo poi, passato meno di un de­cennio, diventare uno dei protagonisti della sua abolizione, attraverso l’accordo del 31 luglio 1992. Abolizione a cui so­no sempre stato contrario in base al principio che spiegavo ogni tanto, senza particolare successo, ai delegati Fiat quan­do dicevano «la salute non si vende», ed io a ribattere che pri­ma di tutto «la salute non si regala». Se si devono fare del­le concessioni, le si faccia almeno in cambio di una contro-partita, altrimenti non si capisce cosa ci stia a fare il sinda­cato.. …”.

Quel libro contiene, oltre al “Profilo di Pierre Carniti nel suo tempo” di Paolo Feltrin, più saggi, tra questi quello di Sandro AntoniazziQuando è cambiato il sindacato in Italia” che nelle due pagine finali (pag.306-7) si sofferma su cos’è stata la “sinistra sindacale” e scrive “…A mio parere, la vera qualifica da attribuire alla Fim di Milano, in modo più veritiero e più adeguato, è quella di «sinistra sindacale». È stata una «sinistra» perché la lotta e le trasformazioni che ha portato avanti la ponevano alla testa del cambiamento, e «sindacale» perché non aveva alcun riferimento esterno, né politico, né ideologico (da qui la difficoltà di comprensione della sinistra tradizionale). La sini­stra sindacale ha necessariamente un impatto politico, ma ri­manendo nel suo campo, senza invadere sfere altrui. Il campo della lotta economico-sociale è vasto e fondamentale e dun­que il confronto/scontro con i partiti politici ci sarà sempre; confronto/scontro necessario e positivo, se i soggetti sono soggetti di valore e tendono al bene generale. Dico una cosa in più: penso che la Firn sia stata l’unica esperienza di sini­stra sindacale che ci sia mai stata in Italia e una delle poche nel mondo intero. E in questo sta il suo merito e il merito di Camiti.”

Di grande interesse, e utile per il nostro confronto, è l’intervista (allegata) che Giovanni Avonto fece a Bruno Trentin nel 2005. E’ anche l’ultima intervista prima di quel fatale incidente in bicicletta.

L’appuntamento del 29 settembre al Centro Sereno Regis è da non perdere, per capire di più e cercare gli antidoti al declino del sindacato odierno.

Allegato:
un_dialogo_mai_interrotto_carniti.doc
la_sinistra_sindacale_antoniazzi.doc
intervista_a_bruno_trentin_avonto_2005.doc
dai_diari_di_trentin_dellacqua.doc

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