Per le variegate opposizioni del regimetto renziano – come ama definirlo Norma Rangeri su Il Manifesto – è stata una manna l’affermazione di Matteo Renzi, a Bersaglio Mobile da Mentana, quando ha detto di voler migliorare il rapporto con i sindacati auspicando anche un sindacato unico, per ridurre la frammentazione delle troppe sigle sindacali. Dire sindacato unico (linguaggio improprio popolare e operaio per indicare l’unità!) è cosa poi così diversa dall’auspicare un sindacato unitario? Certamente sì, soprattutto se su chi si esprime grava il sospetto di voler rinverdire stili mussoliniani. Questo è oggi il contesto del dibattito nel nostro paese, poco propenso ad approfondire (i pro e i contro) la diversità tra sistemi elettorali-politici maggioritari e sistemi rigidamente proporzionalisti.

Ognuno può pensare che il termine renziano “unico” – anziché unitario –  sveli un pericoloso suo retropensiero oppure che si tratti di una scivolata lessicale dell’ex-sindaco della città di Dante. Più interessante riflettere perché nel nostro paese la frantumazione e la divisione sindacale siano tanto elevate, anche quando ne mancano gran parte dei presupposti.

Sul sindacato “unico o unitario” alleghiamo due articoli da punti di partenza e di valutazione diversi, tratti dal web territoriale, di Bruno Manghi e di Gianni Marchetto, che nel sindacato hanno operato per alcuni decenni, compreso il periodo in cui l’unità sindacale era a portata di mano,  e sono tutt’ora collegati.

 Allegati

  • A proposito di sindacato unico di Gianni Marchetto
  • Il sindacto torni al suo mestiere di Bruno Manghi su sito lospiffero

Allegato:
a_proposito_di_sindacato_unico_marchetto.doc
il_sindacato_torni_al_suo_mestiere_manghi_lospiffero.doc

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