Quale lezione trarre dalle elezioni in Tunisia dove la coalizione anti islamista è arrivata in testa? Ecco alcune considerazioni tratte da articoli comparsi sulla stampa tunisina.

La società civile prima forza politica del paese. Tre anni dalla primavera dei gelsomini, la Tunisia riconosce la società civile come un attore essenziale nella politica nazionale. Tre associazioni hanno garantito la trasparenza del scrutinio, mobilitando i suoi militanti nel corso dell’intero processo elettorale per informare i cittadini sui loro diritti e doveri e designando migliaia di osservatori per controllare la regolarità delle operazioni di voto il 26 Ottobre.

Le legislative sono state salutate da tutti i partiti come credibili e trasparenti. Al lavoro delle associazioni si è aggiunto quello di molti giornalisti. <il loro accesso è stato consentito nelle sezioni di voto e nel momento dello spoglio. In cambio i media si sono impegnati a rispettare una carta deontologica.

Voto di sanzione o di adesione ? “Ho votato Nida Tunes ,( la coalizione anti-islamista), con le lacrime agli occhi. Io sono una militante di Afek, una organizzazione politica di sinistra, ma bisognava impedire agli islamisti di vincere di nuovo”. Testimonianze come questa sono numerose a Tunisi. Indubbiamente il voto utile si è imposto come uno degli argomenti forti in favore delle liste sostenute da Beji Caid Essebi l’anziano leader di Nida Tunes.

Fino a che punto? Difficile a dire. Per Lamine Chouikhi, professore universitario e politologo, non prendere in considerazione questo dato sarebbe un grosso errore: “Nada è stata creata su una base anti Ennahda, il partito islamista. E’ più un movimento che un partito, raggruppa diverse sensibilità con un denominatore comune: l’anti islamismo.”

Al di là dell’ideologia, il fallimento sia nell’economia, sia nel garantire sicurezza alla società, del partito islamista, ha pesato sulla scelta degli elettori. Lo testimoniano i risultati dei due partiti laici che hanno condiviso con Ennahda il governo dopo il 2011. Il primo partito a cui appartiene il presidente della repubblica M.Marzouki sarà presente all’assemblea con soli quattro eletti. Il secondo capeggiato dal presidente dell’assemblea nazionale costituente, M. Ben Jaafar ne ha ottenuto uno solo. Un giudizio disastroso per chi ha teorizzato l’alleanza con il partito islamista.

Una scena politica bipolarizzata. “Non mi importa del discorso religioso di Ennahda, dice un imprenditore. La sola cosa che vedo è che il loro governo hanno economicamente fatto un disastro “.

Per Lamini Choukri sarebbe però un errore ritenere che Ennahda sia scomparso. Molti osservatori ritenevano che sarebbe stato eliminato ma, comunque, ha ottenuto il 30% dei voti e pesa ancora sul dibattito politico. Il dato  principale  è la bipolarizzazione. Ennahda e Tunes hanno raccolto complessivamente più del 71% dei voti espressi. Quelli restanti si sono distribuiti su 17 liste. La sinistra e il centro hanno perso voti. Diversi loro sostenitori hanno optato per il voto utile anti islamsta. C’è il pericolo che il dibattito politico si riduca ad un confronto tra laici e islamisti, mentre i principali problemi sono la sicurezza e l’economia “.

Toni Ferigo

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