Se sparisse l’acciaieria di Terni bisognerebbe andare fino in Corea per trovare i lingotti d’acciaio, da 500 tonnellate. Nessun altro in Italia e Europa è in grado di produrre quei blocchi. Terni è un’eccellenza e ancora troppi pochi lo sanno anche perché in Italia c’è un modo di dibattere che trasforma le immagini rendendole tutte bigie come “i gatti di notte”. Così anche per le aziende in crisi: diventano simili senza distinguere quelle che hanno mercato da quelle che sono diventate obsolete e non più in grado di competere.

L’Ast è in presidio permanente perché la Thyssen Krupp usa due pesi e due misure per affrontare problemi produttivi/occupazionali. In Germania, a Duisburg, per evitare licenziamenti tra i 4500 dipendenti, ha firmato un accordo con sindacati e governo tedesco per un contratto di solidarietà che riduce a tutti l’orario di lavoro a 31 ore pagate 32.

A Terni puntano ad incentivare l’esodo offrendo 61.000 € di buonuscita che 130 operai hanno già accettato. E sembra disponibile ad elevarla a 90.000 €.

La Thyssen ha deciso di uscire dalla produzione dell’acciaio? Se questo è il problema centrale allora il governo italiano “dovrebbe svestire i panni dell’arbitro e indossare quelli del giocatore..”. Tra gli operai di Terni non è difficile sentire circolare la parola “nazionalizzazione”.

Un’impiegata del reparto acquisti, in presidio permanente, riassume così la vicenda “ Vogliono un paese di cuochi e camerieri che non faccia concorrenza alla Germania”.

La rivista Left ha pubblicato, l’8 novembre 2014, due articoli: l’accademia dell’acciaio di Tiziana Barillà e Ast:130 anni e non sentirli di Di Rita Castellani. Un reportage-inchiesta  su un’azienda definita “Sua Eccellenza” perché come loro l’acciaio non lo fa nessuno

  • Per saperne di più aprite i due allegati
  • Apri anche Ast si tratta ad oltranza Conquiste del Lavoro 19-11-14

Allegato:
laccademia_dellacciaio_barilla.pdf
la_storia_ast_castellani.pdf
ast_si_tratta_ad_oltranza_cdl.pdf

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