PRODUTTIVITA’ E DISEGUAGLIANZE – L.Mishel – Usa 1973-2011 –

A luglio 2012, l’Economic Policy Institute ha pubblicato la ricerca di Lawrence Mishel sulla diseguaglianza di crescita di reddito, in USA negli ultimi trent’anni guidata da tre dinamiche: la crescente differenza tra i redditi da lavoro; la crescente disuguaglianza dei redditi da capitale e la differente distribuzione tra redditi di lavoro e di capitale. In sintesi l’1% ha ricevuto il 59,9% dei guadagni dal 1979 al 2007, mentre la quota degli incrementi di reddito che sono andati al 90% della popolazione sono il 8,6% (fonte Mishel e Bivens, 2011).

Una delle cause è stata la differenza tra crescita della produttività e del reddito dei lavoratori. Fino al 1970 crescono in tandem, poi si separano. Più precisamente i redditi dei lavoratori non direttivi crescono tra il 1950 ed il 1070, in venti anni, del 100% (nella stessa misura la produttività); da allora restano fermi mentre la produttività cresce di un’altra volta e mezzo. Addirittura tra il 1980 ed il 1995 scende leggermente.

Chiaramente la crescita della produttività, “che è la crescita della produzione di beni e servizi per ogni ora lavorata, [e] fornisce la base per la crescita del tenore di vita”. Tuttavia, “l'esperienza della stragrande maggioranza dei lavoratori negli ultimi decenni è stata che la crescita della produttività fornisce in realtà solo il potenziale per aumentare gli standard di vita: la storia recente, soprattutto dal 2000, ha dimostrato che la crescita di salari e indennità del lavoratore e del reddito per la famiglia tipica sono rimasti tremendamente indietro alla crescita della produttività veloce della nazione.”

Più precisamente, i dati raccolti con la ricerca di Mishel, riguardano  la crescita cumulativa di produttività per ora lavorata del totale dell'economia (comprensiva del settore privato, governo e settore no-profit) dal 1948 e lo confronta con la crescita cumulativa, depurata dell’inflazione, del compenso orario per i lavoratori privati produttivi non addetti alla supervisione (un gruppo che comprende oltre l’80 % dell’occupazione salariata). Dopo il 1973, la produttività è cresciuta fortemente, soprattutto dopo il 1995, mentre il compenso del lavoratore tipico era relativamente stagnante. Questa divergenza di retribuzione e produttività ha fatto sì che molti lavoratori non hanno tratto alcun beneficio dalla crescita della produttività, in altre parole l'economia poteva permettersi di pagare di più, ma non lo ha fatto.

Un altro grafico fornisce ulteriori dettagli focalizzando il periodo 1973-2011. La prima linea è l’incremento di produttività (cresciuta del +80%), mentre le altre linee sono la crescita dei salari orari della popolazione (questa volta includendo i direttivi), che è pari al +39,2%, quindi quella “mediana” (cioè dell’individuo posto al centro della distribuzione, dal più povero al più ricco) per le donne (+33,2%), per tutti (+10%) per i maschi (0,1%).

La differenza tra una distribuzione che include i direttivi e quella dell’individuo mediano è totale. L’individuo al centro della distribuzione (dei redditi) non ha incrementato affatto il suo salario. “In breve, i lavoratori, in media, non hanno visto loro retribuzione tenere il passo con la produttività”.

Inoltre la maggior parte del poco incremento si è avuto nel periodo 1995-2000.  

Inoltre il costo della vita, nei beni acquistati dai lavoratori di base, è cresciuto più velocemente dell’incremento dello stipendio, provocando ulteriore danno.

In altre tabella Mishel descrive le tendenze fondamentali, identificando il contributo di ogni fattore nei diversi periodi dal 1973 al 2011. In particolare, i periodi scelti sono i due cicli 1979-89 e 1989-2000.

La ricerca sottolinea il divario creatosi negli Usa negli anni ottanta, ricorda che non è stato incrementato nel  decennio 1990-2000 (Governo di Bill Clinton al 1994 al 2001), deduce quindi che la disuguaglianza 50/100 (cioè quella tra il salario mediano e quello di fondo) è stata guidata principalmente dai periodi di disoccupazione  e dall’erosione del salario minimo.

Fa notare che la crescita della produttività individua solo il potenziale di crescita degli standard di vita; mentre negli ultimi quaranta anni questa è cresciuta dell’80%, il salario dell’operaio mediano è cresciuto solo del 10% e solo nel breve periodo delle amministrazioni Clinton, in questo decennio è cresciuto in tandem con la produttività (come nel trentennio tra la seconda guerra e l’inizio dei settanta).

La crescita della quota di ricchezza distribuita al lavoro nei redditi mediani (e cioè non solo ai redditi alti) è, secondo l’autore, “necessaria per ottenere una robusta crescita senza basarsi su bolle speculative e/o l’aumento del debito interno”; ma è difficile immaginare come si possa fare ciò senza ripristinare standard lavorativi decenti, un salario minimo adeguato almeno alla metà della media salariale attuale (come era negli anni sessanta) e rinforzando la capacità dei lavoratori di ottenere e praticare la contrattazione collettiva.

http://www.epi.org/publication/ib330-productivity-vs-compensation/

Sul sito in alto a destra il tasto per tradurre il testo da inglese in italiano.

Allegati

  • Il testo di L. Mishel pubblicato da Economic Policy Istitute_Luglio 2012
  • Commenti alla ricerca di MIshel pubblicati sul  web

 

 

Allegato:
i_cunei_tra_produttivita_e_crescita_media_redditi_ricerca_mishel_2012.doc
commenti_alla_ricerca_di_mishel_tratti_dal_web.doc

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