La riforma elettorale pensata per superare il bicameralismo perfetto è impigliata da mesi in Parlamento. L’impianto costituzionale da oltre vent’anni ha evidenziato la sua inadeguatezza di fronte al “sabotaggio funzionale” facilitato dalla doppia lettura per l'approvazione per qualsiasi legge. Il  Parlamento ha ben funzionato dopo la Liberazione, pur essendo un’anomalia istituzionale italiana unica al mondo, grazie al modo d’essere dei partiti di quel tempo, grandi o piccoli che fossero.

Da oltre vent’anni i gruppi parlamentari hanno scelto di fare politica primeggiando l’identità dei singoli partiti e gruppi (le decine di migliaia di emendamenti sono un provvedimento)  a discapito della priorità di problemi sociali, politici, di strategia internazionale.

Le proposte di modifica (competenza e sistema elettivo) della camera e del Senato si sono “impantanate” nei circuiti del Parlamento per questioni giuste e nobili, altre meno. Tra queste il voto libero dal basso sulle candidature: una testa un voto, appunto. E’ stato anche propostato di rendere obbligatorie le primarie per sceglier e i candidati delle liste elettorali.

Si discute sempre di grandi sistemi ma ci si dimentica dei particolari, dei granelli di sabbia che poi bloccano gli ingranaggi di un grande sistema. I regolamenti (del Parlamento) – come pure quelli delle primarie adottate dai partiti, certamente quello del Pd – contengono alcune norme (o troppe elusive o troppo protettive del singolo eletto) che possono facilmente essere utilizzate all'opposto dello scopo per le quali sono state varate.

Ad esempio, in questa 17esima legislatura su 945 parlamentari, dopo un anno e mezzo già si contavano 155 deputati e senatori che avevano cambiato il gruppo in cui sono stati eletti a febbraio del 2013. Negli ultimi mesi altre pattuglie e singoli sono diventati diversamente coerenti, in altri tempi si utilizzava il termine più popolare voltagabbana. Impedire o meno questa mobilità è compito del Regolamento della Camera e di quello del Senato.  In altri paesi europei lo hanno fatto. Chi ha problemi seri e irrisolvibili con il proprio partito deve scegliere di lasciarlo e con esso la carica elettiva ricoperta.

Ad esempio, la questione del voto a testa nelle primarie per com’è disciplinato, lascia ampio spazio per manovre al voto di scambio o "comprato" per una manciata di euro, ovviamente negata oppure motiva con qualche fantasia verbale.

Le vicende delle primarie del Pd in Liguria e lo strappo di Sergio Cofferati sono lì a testimoniare lo stato precario della democrazia reale nel nostro paese, che neppure il “il voto a testa” garantisce di per sé quando la cultura democratica subisce contraccolpi anche a conseguenza di regolamenti tanto lacunosi.

Allegati

  • l’intervista a Sergio Cofferati da parte di Umberto .Rosso_ La Repubblica 19-1-15
  • un commento sulla vicenda ligure di Mario Dellacqua., nostro collaboratore.
  • quanti diversamenti corretti nel Parlamanto eletto nel 2013, dal web

Allegato:
cofferati_pd_alla_frutta_intervista_rosso_19-1-15.doc
dalla_zucca_alla_carrozza_e_ritorno_cofferati_dellacqua.doc
parlamento_il_15_per_cento_ha_cambiato_casacca.doc

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