Il Sole di domenica 21 agosto fa il punto su Pnnr, il grande assente nei programmi elettorali e nel dibattito, sulla base delle risposte ricevute dai partiti a quattro domande. Pensiamo utile per tutti riprodurre questi articoli che servono nel prosieguo della campagna elettorale. Sul Pnnr pochi sono i dettagli nei testi dei programmi elettorali, una reale assenza nel merito, ma poi – nel dibattito corrente – le polemiche si accendono con richieste del centro destra per una riscrittura del Pnnr presentato e ratificato dalla Ue. L’articolo “La lezione di Aristotele per il governo dell’Italia” di Sergio Fabbrini, su Il Sole del 28 Agosto, ricorda le norme che regolano il Pnnr e i grandi rischi di blocco che s’incorrono a richiedere modifiche come singolo stato. (vedi allegato)

Barbara Fiammeri Carmine Fotina Il Sole 21-8-22 – Per molti resta ancora soltanto una sigla. Nei programmi elettorali dei partiti lo spazio dedicato al Piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto con l’acronimo Pnrr è assai parco. Eppure le risorse, circa 200 miliardi, messe a disposizione del piano italiano da Bruxelles (a cui si aggiunge il cofinanziamento nazionale) rappresentano il più importante e decisivo volano per il rilancio del Paese.

L’ultimo rapporto del Cresme sulle opere pubbliche (si veda il Sole 24 Ore di ieri) conferma che nei primi sette mesi di quest’anno c’è stato un incremento di circa il 21% rispetto allo stesso periodo del 2021, determinato quasi interamente dai bandi Pnrr per internet veloce. Tant’è che Mario Draghi con il sostegno di Sergio Mattarella nella direttiva per il disbrigo degli affari correnti ha stabilito che il Governo rimane impegnato «nell’attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa» del Pnrr proprio per rendere il meno traumatico possibile il passaggio di consegne con il nuovo esecutivo ed evitare che si perdano i fondi della rata di dicembre. Resta però da capire in che direzione il futuro esecutivo si muoverà, tenendo presente che le erogazioni sono legate al raggiungimento di volta in volta degli obiettivi nei tempi stabiliti. Qualcuno parla di modificare il Piano, anzi per usare le parole di Giorgia Meloni, che al momento risulta avanti a tutti nei sondaggi, «la revisione del Pnrr sarà una delle priorità del prossimo Governo».

«Non può essere altrimenti – conferma Raffaele Fitto che per Fratelli d’Italia ha curato direttamente il dossier Pnrr ed è vicepresidente dell’Ecr a Strasburgo – perché il Pnrr nasce e viene finanziato come risposta alla crisi provocata dalla pandemia. Nel frattempo però l’inflazione è cresciuta e la guerra ha fatto schizzare i prezzi non solo del gas e dell’energia in generale ma di tutte le materie prime: come si può pensare di non tener conto di un cambiamento di questa portata!». Per Fitto non esiste il rischio di perdere le risorse europee. «Noi ci muoviamo nel pieno rispetto dei regolamenti europei. L’articolo 21 parla esplicitamente di “modificare o sostituire” qualora ricorrano situazioni oggettive e credo che gli effetti della guerra rientrino abbondantemente in questa categoria». Fitto cita anche l’articolo 24 che «consente una proroga di 6 mesi, quindi non ci sono in questo momento rischi di perdere risorse, questo non è vero – scandisce -. È vero però che siamo finanziariamente il Paese più impegnato e dunque non possiamo permetterci di sbagliare».

Le quattro domande del Sole poste ai partiti

1 – Quanto è centrale il Pnnr per il vostro partito, il suo programma e la campagna elettorale?

2 – Il Pnnr va attuato così com’è o vanno fatte modifiche, e su quali fronti?

3 – Ci sono rischi di ritardi/difficoltà con l’Europa a causa del cambio di governo e di eventuali richieste di modifica?

4 – L’ agenda delle riforme (concorrenza, giustizia e fisco)  è già scritta dal Pnnr fino al 2026. Come si incrocia il vostro programma elettorale con questa agenda?

Per leggere le risposte dei partiti aprire l’allegato Qui i programma completi dei partiti https://newsprima.it/politica/i-programmi-dei-partiti-per-le-elezioni-del-25-settembre-2022-da-scaricare/

Una posizione su cui si ritrova pienamente anche Antonio Tajani. Il numero due di Forza Italia e del Ppe, il gruppo a cui fa riferimento anche la presidente della Commissione Ursula Von der Leyen, ci tiene però a sottolineare che «tutti gli impregni presi con Bruxelles «saranno onorati, a partire dalle riforme incluse nel Pnrr». Tajani, che con il suo partito ha sostenuto la scelta di Next generation Ue poi tradotta nel Pnrr fin dall’inizio, conferma la necessità di «aggiornare» il Piano per tener conto dell’incremento dei costi dell’energia: «È un dato oggettivo di cui è ben consapevole anche la Commissione».

Non la pensa così Carlo Calenda. Il leader di Azione, che ha eletto il Pnrr a bussola del programma elettorale del terzo polo, è durissimo: «Il difficile viene adesso. Dobbiamo raggiungere ancora l’85% degli obiettivi, realizzare concretamente i progetti e attuare le riforme. Invece di pensare di aggiornare il piano per finanziare i diciottenni come piace a Letta o la flat tax della destra dobbiamo implementarlo mettendo a disposizione dei Comuni le risorse per poter ricorrere anche alla progettazione esterna e consentire automaticamente allo Stato di avocare a sé le decisioni qualora gli enti locali o le regioni siano inadempienti». Per Calenda il rispetto degli impegni presi nel Pnrr ha una portata che va oltre l’aspetto meramente finanziario. «In ballo c’è la nostra credibilità internazionale che con Draghi era al massimo livello e che rischia di precipitare. E teniamo conto – ricorda – che tra le condizioni per attivare lo scudo della Bce (Transmission protection instrument) c’è anche il rispetto degli impegni presi con il Pnrr e con la Commissione europea».

Molto diversa per non dire opposta la posizione della Lega di cui si fa portavoce Claudio Borghi. «Per noi viene prima di tutto l’interesse nazionale. Finora è stato assunto un atteggiamento di sottomissione con Bruxelles che se saremo al governo non adotteremo. Questo non significa che non intendiamo realizzare il Piano, al contrario. Noi eravamo contrari a Next generation Ue e di conseguenza al Pnrr perché ci saremmo potuti finanziare autonomamente, visto che i tassi erano a zero, attraverso altri scostamenti di bilancio come avevamo fatto fino ad allora. Ma nel momento in cui il governo italiano con Giuseppe Conte ha fatto l’accordo si è aperta una nuova partita e infatti abbiamo votato a favore del Pnrr, che però non può essere immodificabile». Anche la Lega insiste sull’aggiornamento dei prezzi delle materie prime. Quanto alle riforme, a partire dalla legge per la concorrenza, Borghi conferma che il Carroccio non ha intenzione di cedere alle richieste di Bruxelles: «Non è che in Spagna sulle concessioni ai balneari si può fare in un modo e in Italia invece ci dicono che viola la concorrenza. Su questo non ci stiamo».

Sul fronte opposto Antonio Nicita, che ha coordinato i dirigenti della segreteria Pd nella stesura del programma, è molto netto: «No a modifiche dei progetti perché si finirebbe per bloccare il piano e perdere le risorse». Ok solo a modifiche tecniche precise, ad esempio per applicare la clausola del 40% di investimenti al Sud che rischia di restare su carta per l’incapacità delle amministrazioni di presentare i progetti. «In questo senso, anche nell’ottica di sostenere le aree interne del Paese, sarebbe utile – dice Nicita – disaggregare determinati bandi per aree geografiche». Al Pnrr, poi, il Pd guarda per destinare i risparmi delle gare sulla banda ultralarga, 1,2 miliardi, a un Fondo per il diritto alla connessione digitale, e per estendere a tutti gli appalti pubblici la clausola di premialità per l’occupazione giovanile e femminile inserita nel Piano.

Nel programma del Movimento 5 Stelle il Pnrr è citato solo una volta, in riferimento a «maggiore trasparenza e controllo dei fondi» del Piano. Per Mario Turco, vicepresidente M5S ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «il Movimento è disponibile a valutare modifiche necessarie a utilizzare in modo più efficiente le risorse, ma bisogna fare attenzione perché pregiudicare le rate con scadenze e programma di spesa avrebbe un serio impatto sulla credibilità dell’Italia nei confronti dell’Europa». Turco semmai evidenzia i rischi dell’implementazione, soprattutto da parte di Regioni e Comuni del Sud, e rilancia l’idea di Investitalia, «l’unità di missione per la progettazione che il governo Draghi ha fermato». Altra cosa ancora, chiarisce, sarebbe allineare i bandi all’inflazione. Anche qui una critica al governo Draghi, «che non ha previsto meccanismi di adeguamento nonostante l’inflazione si fosse manifestata già alla stesura dei primi bandi. Noi proponiamo di istituire un Fondo straordinario di adeguamento».

Vedi anche in allegato gli articoli correllati sulla rabbia degli industriali per gli slogan dei partiti e per la loro scelta della politica dello struzzo

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