Lo sapevamo. L’avevano capito tutti, ma vederlo in una sfilza di numeri fa un altro effetto. E giustifica (forse) chi abusa del termine «tsunami» per archiviare le elezioni di una settimana fa. Una mareggiata per i grandi partiti che anche in Piemonte si sono risvegliati più piccoli e più poveri di prima. Snocciolare i numeri della fuga dei loro elettori può servire a capire, almeno in parte quel che è successo. E da lì è partita la seduta di autoanalisi della direzione regionale del Pd, che ieri sera ha affrontato i risvolti del voto che ha riconsegnato il Piemonte al centrosinistra, ma per un’inezia, appena 12 mila voti. La sostanza è questa: in Piemonte, nel giro di cinque anni (2008-2013) il centrosinistra ha lasciato per strada 294.356 voti e di questo malloppo l’emorragia più bruciante è quella del Pd, 241.714 elettori in meno. Ma i democrati possono – senza troppa euforia – cullarsi nelle sventure altrui: il fronte berlusconiano è messo peggio, molto peggio. Nel 2008 il Pdl aveva incassato 935.890; una settimana fa li ha quasi dimezzati, 506.582. In cinque anni il partito dell’ex presidente del Consiglio ha smarrito 429.308 elettori. 

Per saperne di più vedi allegato

Allegato:
il_conto_dei_consensi_in_piemonte_rossi_lastampa.doc

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