Quattrocentosei aziende metalmeccaniche in crisi nella provincia torinese, 140 solo nell'automotive. L'ultimo quinquennio ha visto diminuire la forza lavoro del 25%, da oltre 56mila unità a poco più di 42mila. Nel settore auto gli addetti sono passati da quasi 30mila a poco meno di 25mila. Sono i dati di un'indagine condotta dalla Fiom di Torino che ha promosso  per il 9 aprile una manifestazione “ Contro la crisi. No ai licenziamenti” con corteo da Piazza Albarello a Piazza castello.

I dati sono stati raccolti sulla base di un campione di 406 aziende, che non include Fiat e le imprese più piccole del settore artigiano. Ben 106 appartengono all’indotto auto, dove l’occupazione è calata del 16,32%. In 51 imprese si è fatto ricorso ai Contratti di Solidarietà che consentono una copertura di maggior durata della cassa integrazione.  “A Torino più che altrove – ha detto il Segretario Fiom Federico Bellono  – si sta configurando una vera e propria emergenza sociale che rischia di aggravarsi quando in estate finirà in molte aziende la cassa integrazione. Bisogna rafforzare gli ammortizzatori sociali, è un punto che ha la stessa urgenza dei crediti delle imprese dalla pubblica amministrazione”.

Ma la crisi si fa sentire anche lontano da Torino. Sempre oggi, non a caso, sono tornati in piazza a Palermo gli operai di Termini Imerese e dell’indotto dell’ex stabilimento Fiat. Le tute blu hanno protestato contro la situazione di stallo e il mancato rilancio del sito industriale, nonostante l’accordo firmato nell’ormai lontano dicembre 2011. 1200 lavoratori, tra indotto e stabilimenti, esaurita la cassa integrazione straordinaria, rischiano il licenziamento. A livello nazionale, la Fiom ha indetto una manifestazione a Roma il 18 maggio. "Partiamo dai problemi dei metalmeccanici – ha detto il segretario generale Maurizio Landini – per chiedere un blocco dei licenziamenti, per chiedere un cambiamento delle politiche industriali, per chiedere la riconquista del contratto”.

La situazione nel settore metalmeccanico si aggrava di giorno in giorno ma tutto ciò non riesce ancora a smuovere i tre sindacati nazionali dei metalmeccanici dalle loro certezze, identità e strategie che li portano lontani dall’unità d’azione condizione sempre più necessaria per creare un movimento che sappia infondere un po’ di fiducia quando la paura dilaga.

 

 

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