Gianni Alioti, già operatore della Fim nazionale, invia questa interessante riflessione su un nuovo radicalismo che sta emergendo nel sindacalismo del Regno Unito (UK). (…) sul piano storico le tendenze del sindacalismo (the unionism) in Inghilterra hanno sempre influenzato la nascita, lo sviluppo, il declino del sindacalismo nel resto del mondo. E anche la natura e la complessità dei rapporti tra lavoratori e sindacato. Lo è stato sin dalle sue origini strettamente collegate alla ‘rivoluzione industriale’, con la quale si affermò la divisione netta tra proprietari dei mezzi di produzione (capitalisti) e prestatori di forza lavoro salariati (operai), privi di ogni potere decisionale riguardo al processo produttivo. E, di conseguenza, con la nascita del sindacalismo e del suo sviluppo organizzativo. Lo è stato agli inizi degli anni ’80, quando le politiche liberiste di Margaret Thatcher sconfissero duramente la resistenza dei sindacati, avviandone il declino sia sul piano del potere contrattuale, sia della rappresentanza organizzativa. Anche quanto sta succedendo, in questa fase, nel sindacalismo britannico finirà per influenzare – come sempre – le dinamiche sindacali anche oltre i confini del Regno Unito. Per questo dobbiamo saperne cogliere i segni, le tendenze, i possibili sviluppi… e saper interpretare similitudini e diversità con il caso sindacale italiano.In questo ambito ho ritenuto utile far conoscere e diffondere questo recente articolo, che ho tradotto in italiano, scritto negli ultimi giorni del 2021 da John McDonnell, un deputato della sinistra laburista eletto 7 volte di seguito dal 1997 al parlamento, nella circoscrizione di Hayes e Harlington (nell’ovest di Londra). Gianni Alioti

“Nuovo sindacalismo in UK: il radicalismo sta dilagando nel movimento sindacale”

John McDonnell  – 28 dicembre 2021 –

C’è un cambiamento nell’aria, una nuova ondata di radicalismo che sta investendo il movimento sindacale; un’ondata di Nuovo Sindacalismo radicale. È stato al centro della crescita di un certo numero di sindacati più piccoli e sta avendo un impatto su molti dei principali sindacati.

Ciò rappresenta una reazione dei membri in un certo numero di sindacati a una percepita burocratizzazione del loro sindacato. L’apparato a tempo pieno in alcuni sindacati è stato visto come una ferrea presa sulle leve del potere all’interno dell’organizzazione, soffocando il processo decisionale democratico da parte della base di iscritti e limitando la loro volontà a mobilitarsi e attivarsi in diverse campagne.

Anni di approccio a una “vita tranquilla”, di “servizi” ai lavoratori, piuttosto che prendere l’iniziativa nell’organizzarli per garantire miglioramenti ‘in termini e condizioni’ [n.r. sul piano economico e normativo], hanno portato all’annullamento dei tentativi da parte degli iscritti al sindacato di portare avanti campagne [n.r. vertenze, lotte ecc.], tranne che nelle modalità più blande e nelle forme più inefficaci. L’azione del sindacalismo industriale finisce per essere scoraggiata a tutti i costi. La disponibilità offerta dagli iscritti e attivisti a sostegno dell’azione sindacale sono trattate con ‘cinismo disfattista’. Gli iscritti sono obbligati a fare i salti mortali per assicurarsi un accordo per poter votare uno sciopero, mentre in alcuni sindacati i dirigenti a tempo pieno si vantano di non essere “quel tipo di sindacato”.

Non sorprende che i salari reali dei lavoratori iscritti a questi sindacati passivi e controllati burocraticamente siano stati congelati e tagliati, le loro pensioni derubate e molti dei loro posti di lavoro privatizzati. Un attivista di grande esperienza del sindacato UNISON [n.r. il sindacato della funzione pubblica] ha sottolineato che, nonostante 20 anni di impegno a parole nella lotta contro gli stipendi bassi, la condizione retributiva degli iscritti a UNISON meno pagati è attualmente peggiorata.

Questa ondata di radicalismo riflette anche una perdita di fiducia nel percorso politico per migliorare la vita dei lavoratori con la sconfitta elettorale dei laburisti nel 2019. Anche il ritiro di Keir Starmer, dal programma politico per cui era stato eletto leader, ha contribuito a non fare più affidamento – come attivisti sindacali – sul fatto che i laburisti adottino un’agenda pro-sindacale radicale in tempi brevi.

Al centro del Nuovo Sindacalismo c’è la rinascita dell’attività di base e l’impegno nel loro sindacato. Dopo anni di austerità, con salari spesso ancora al di sotto dei livelli salariali di un decennio fa e la crescita del lavoro precario e insicuro, gli iscritti al sindacato cercano sempre più protezione e sostegno nel loro sindacato.

La recente elezione maggioritaria degli attivisti della sinistra radicale nel comitato esecutivo nazionale di UNISON riflette il desiderio degli iscritti di avere una risposta sindacale più efficace alle sfide che devono affrontare. Questi sono i lavoratori del servizio sanitario pubblico che hanno portato per mano il paese attraverso la pandemia, ricompensati con un applauso sulla soglia di casa e un taglio reale dello stipendio poiché a loro sono imposti accordi salariali inferiori all’inflazione.

La vista di politici che infrangono le regole riempiendo le tasche di familiari e amici con i ‘contratti di forniture ospedaliere per il Covid’ [n.r. il riferimento è ai casi di corruzione scoppiati in UK] è servita solo a esacerbare i sentimenti di ingiustizia e iniquità esistenti nel loro settore. Gli iscritti a UNISON meno pagati non vogliono credere che chiedere una retribuzione dignitosa – un salario che eviterebbe loro di dover fare affidamento sul banco alimentare [n.r. forma di assistenza in UK per i poveri, come in Italia la Caritas ecc.] – sia chiedere troppo.

In alcuni sindacati, gli operatori a tempo pieno hanno risposto con entusiasmo alla sfida che i loro iscritti hanno lanciato loro e, in alcuni casi, come Sharon Graham di UNITE, Jo Grady di UCU, Dave Ward di CWU e Mark Serwotka di PCS, hanno guidato questa rinascita dell’attivismo sindacale. C’è molto da imparare dall’approccio creativo all’organizzazione [n.r. e alla sindacalizzazione dei non organizzati] utilizzato da alcuni dei sindacati più piccoli, che combinato con il peso industriale dei grandi sindacati potrebbe plasmare la direzione futura del movimento dei lavoratori.

Numerose vertenze sindacali sono scoppiate da un lato all’altro del movimento sindacale, dai docenti universitari di UCU ai lavoratori della metropolitana di Londra di RMT, dal successo dello sciopero degli iscritti di PCS nei Royal Parks a UNITE che ha respinto l’assalto e le tattiche di riassunzione da parte dei datori di lavoro in tutti i settori dell’economia.

In alcuni altri sindacati, e alcuni indicano UNISON come esempio, c’è stata resistenza al cambiamento e ogni ostacolo è stato sollevato per impedire il riorientamento dell’approccio dei sindacati finalizzato a farsi carico della volontà degli iscritti. Tuttavia, il gruppo di sindacalisti eletti nel comitato esecutivo nazionale di UNISON, sotto la bandiera di “Time for Real Change”, sta affermando con determinazione e con successo il primato democratico degli iscritti al sindacato.

Ogni vittoria sui recalcitranti burocrati sindacali o datori di lavoro sfruttatori non solo preannuncia l’emergere di un Nuovo Sindacalismo, ma ne ispira la diffusione dinamica. Il Nuovo Sindacalismo è arrivato – e appena in tempo per molte persone della classe lavoratrice.

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