La gente di Barcellona non ha paura del terrorismo, come gridano nello slogan catalano “No tinc por” in decine di migliaia, scendendo lenti e decisi lungo il Paseo de Gracia. Ma non ha neanche paura di fischiare il re di Spagna, Felipe VI, primo regnante iberico nella storia recente a partecipare a una manifestazione di massa. Cosi L’Avvenire inizia la sua cronaca. v.allegato

Federico Garcia Lorca scrisse“la Rambla è l’unica strada al mondo che non vorresti finisse mai”. Forse Felipe IV, in questo difficile sabato 26 agosto, non si è ritrovato in quelle parole.

Abbiamo selezionato alcuni articoli che pongono domande e risposte molto diverse sull’analisi dei piccoli gruppi o dei “lupi solitari” protagonisti di efferati atti terroristi contro inermi e pacifici cittadini, che l’Isis rivendica puntualmente la paternità (se riuscito) con comunicati dopo poche ore.

Se vogliamo farci un’idea più articolata  di quanto è successo a Barcellona, simile – nell’ultimo anno – alla dinamica degli 8 gli attentati con auto e furgoncini che hanno coinvolto grandi città d’Europa (Parigi, Nizza, Berlino, Londra), dobbiamo approfondire chi sono i protagonisti (sempre più giovani tra i 15 e 20 anni), su come avviene la cosiddetta “radicalizzazione jihadista”, più che dare grande risalto alle rivendicazioni di Daesh. Non è suffficiente ripeterrci "non ci farnno cambiare il nostro stile di vita" quando – è molto probabile – che un sanguinario e feroce atto terroristico fa cambiare il nostro nostro modo di pensare. E poi a quale stile di vita si fa riferimento, tra i tanti?

Siamo di fronte, ormai, a un terrorismo compiutamente europeo, nel senso che nasce qui e ha caratteristiche che rispondono alla situazione dei nostri Paesi? Probabilmente sì, ma poiché i terroristi sono tutti musulmani significa che la loro “radicalizzazione” ha anche un qualche collegamento con le tante guerre del medio oriente, conseguentemente con qualche appartenenza islamista e la mancanza di laicità di quegli stati incentiva i conflitti politici-religiosi. Ci sarà pur un legame di “radicalizzazione” per una minoranza di musulmani che hanno vissuto da lontano o da vicino la guerra del Golfo, gennaio 1991, iniziata con bombardamenti sulle città tanto intensi perché erano finalizzati a terrorizzare i cittadini affinchè si rivoltassero contro il loro capo, allora Sadam. Chi allora aveva pochi anni, oggi ne ha 15-20, quei bombardamenti sono rimasti nei loro cuori e nelle loro teste, ed i bombardamenti proseguono ancora. Un progetto di pacificazione non è per ora all’orizzonte. La guerra dai cieli sulle città è ben diversa da quanto era avvenuto nella prima grande Guerra Mondiale che pure di morti ne produsse a milioni, sui fronti di guerra, tra gli eserciti. Oltre al grido "Allahu akbar" ci può essere un legame più terreno che "incatena" la mente di quei giovani terroristi?  

Alessandro Orsini, Direttore dell’Osservatorio sulla Sicurezza internazionale della LUISS, nelle sue intervista spiega (vedi allegato) che tipo di strumento è internet per i terroristi e come avviene il reclutamento di nuovi affiliati a organizzazioni terroristiche attraverso la ricostruzione di identità sociali in disgregazione. Pone il problema che il web può essere il primo canale della radicalizzazione e scuola di terrorismo “fai da te”. Più di certe dubbie moschee o imam.

Serve anche un maggior senso critico verso le “spiegazioni ufficiali” governative e di polizia. Possibile che sui furgoni killer venga sovente trovato un documento d’identità? Possibile che in poche ore, in base a tale documento, venga pubblicizzata la storia di cellule con i loro piani? Se si sapeva così tanto perché non erano rigidamente sorvegliati o anche fermati? Perché il terrorista ora fugge e non si fa più esplodere? Perché viene freddato quando è intercettato pur disponendo di armi che potrebbero renderlo innocuo in pochi istanti per poi essere interrogato? A distanza di tiro si immobilizzano animali feroci.

Per approfondire alleghiamo articoli in cui troverete idee, analisi, proposte diverse.

  • Barcellona 500mila contro il terrorismo, fischiato il re_L'Avvenire
  • Il luoghi disarmati e la nostra libertà_Mauro_Repubblica
  • Il quantum di libertà_Panebianco_Corriere della Sera
  • Prima della nostra libertà dobbiamo limitare la loro_Gian Micalessin_Il Giornale
  • Can Dündar, «Così si espande l’islamofascismo»_intervista_Corriere della Sera
  • Le moschee e la sfida nell'Islam_Molinari_Stampa
  • Non aver paura di farsi qualche domanda_Castellina_Manifesto
  • Attentato a Barcellona identità che fanno paura_Galantino_Avvenire
  • Alessandro Orsini spiega la radicalizzazione_Luiss
  • Non basta non aver paura_Sallusti_Il Giornale
  • Quei giovani segno di un islam che batte la Jihad_Candido_Stampa
  • Quelle domande su tante barbarie_Jelloun_Repubblica
  • Ciò che non capiamo_Ferrara_Il Foglio
  • Perchè il jihadismo sopravvive_Negri_Il Sole

Allegato:
barcellona_500mila_fischiato_il_re_avvenire_26-8-17.doc
i_luoghi_disarmati_e_la_nostra_liberta_mauro.doc
il_quantum_di_liberta_panebianco.doc
prima_della_nostra_liberta_dobbiamo_limitare_la_loro_micalessin.doc
can_dundar_intervista_chiamulera_corriere_della_sera.doc
le_moschee_e_la_sfida_nellislam_molinari.doc
non_avere_paura_di_farsi_qualche_domanda_castellina.doc
attentato_a_barcellona_identita_che_fanno_paura_galantino.doc
alessandro_orsini_spiega_la_radicalizzazione_islamica.doc
non_basta_non_avere_paura_sallusti.doc
quei_giovani_segno_di_un_islam_che_batte_la_jihad_candido.doc
quelle_domande_su_tante_barbarie_jelloun.doc
cio_che_non_capiamo_ferrara_19-8-17.doc
perche_il_jihadismo_soppravive_negri_il_sole.doc

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