Di armi nel mondo c’è ne sono già fin troppe! In dotazione agli eserciti regolari nazionali e alla miriade di milizie armate che destabilizzano la democrazia rappresentativa in numerosi paesi (esempio per tutti: Libia e Siria). No al riarmo! Potenziare gli eserciti dei singoli paesi è il peggior servizio alla democrazia, sempre che si sia convinti che la stessa vive e progredisce se si creano le condizioni culturali e materiali di “mettere fuori gioco” la violenza insista nel ricorso alle armi. Il riarmo rinfocola i nazionalismi e ripropone le frontiere come”muri” anziché “passaggio e ponti” tra popoli. Il riarmo degli eserciti nazionali gonfia le vele al nazionalismo di vario tipo riproponendo la leva militare obbligatoria in alternativa al Servizio Civile Universale confinanto, in Italia, dal limitato finanziamento che consente solamente 50-60.000 contratti.

Riarmo e guerra in Ucraina – La guerra in poche settimane è diventata una realtà nel cuore dell’Europa portando con sé – non quanto ha descritto falsamente Putin ai fedelissimi che hanno gremito lo stadio di Mosca, venerdì 18 marzo – violenza  e orrori crescenti (distruzione di  città e stragi di civili e bambini). Mutano ogni giorno gli scenari sul terreno di guerra, la violenza spesso “ruba l’anima”. Chi la vive a distanza, lontani dalle bombe, può cambiare le proprie valutazioni a distanza di  10-15 giorni oppure rimanere “inchiodato” alle considerazioni della prima ora. Lo stesso movimento pluralista pacifista che si riconosce unito nelle parole “No alla guerra, Sì alla pace, tacciano le armi, trattare-trattare” evidenzia diversità se, o come, sostenere la resistenza armata del legittimo governo ucraino per salvaguardare la sua esistenza, per avviare e concludere un difficile compromesso che – stante lo squilibrio delle forze in campo – per essere concluso in tempi rapidi deve metterere in conto la possibile perdita di sovranità dell’Ucrania su alcune parti del suo territorio (Crimea, Donbass), un problema che mette a dura prova l’unità del governo Zelesky. Il nostro composito movimento pacifista è certamente unito sul No al riamoper contrastare la decisione politica che galoppa nei principali paesi dell’Unione Europea e dell’Alleanza Atlantica; diverse sono invece le idee al suo interno per il rilancio dell’Onu (eliminando il diritto di veto da parte di un singolo paese), sul ruolo dei “caschi blu e per un “esercito comune europeo” con finalità analoghe a quelle dell’ONU. Sono obiettivi urgenti per un mondo sempre più invaso da guerre regionali, spsesso guerre “per procura” di grandi potenze o di chi aspira a diventarlo. Si teme la terza guerra mondiale ma questa è già presente in forma strisciante da più anni e si va allargando.

No al riamo degli eserciti nazionali! Si avverte sempre più il vuoto di iniziativa Eu conseguente all’assenza di una politica internazione europea condivisa dagli stati aderenti, portata avanti con un proprio ministro degli Esteri. La Eu, oggi, ha scarsa influenza nell’azione di mediazione per fare tacere le armi in Ucraina. Alleghiamo al riguardo due recenti articoli di Gian Giacomo Migone (su Il Manifesto) e di Romano Prodi ( su il Messaggero). La politica e la diplomazioa devono esprime interventi per “far tacere” la voce delle armi, opponendosi a chi nell’Alleanza Atlantica auspica – dando chiari segnali di riarmo a lungo termine anche per l’Ucraina- una lunga resistenza armata degli ucraini per poi far pagare il prezzo dei grandi lutti e delle distruzioni all’aggressore, isolando dal commercio e dalla finanza internazionale. Trasforma il regime sovietico e il suo dittatore Putin nel nuovo “diavolo” dello scenario mondiale e una decisione politica ben diversa da quella di volere fermare al più presto l’aggressione di Putin con un negoziato-compromesso che salvaguardi la continuità del governo Zelesky e dello stato autonomo dell’Ucraina, sconfiggendo così la più ambiziosa, la più pericolosa e imperiale delle idee politiche di Putin.

La UE può intervenire nei prossimi giorni in Ucraina? Non certo allargando il teatro di guerra e inviando nuove armi (anche se richieste) oltre quanto già fatto nei primi giorni dell’invasione – e come hanno fatto informalmente paesi aderenti alla Nato ben prima di questo drammatico evento – motivando tale scelta come l’unica possibile (stante la stasi diplomatica!) per garantire la sopravvivenza del legittimo governo di Zelesky. Ma con azioni di coraggiosa solidarietà – sfidando gli avvertimenti minacciosi di Putin – come ad esempio inviando colonne di automezzi, proteggendoli, con ingenti aiuti alimentari, di medicianali, di generatori di energia autonomi, alla capitale Kiev,a Leopoli e altre città. Fatti emblematici che simbolicamente rompono gli accerchiamenti delle ciità, che concretamente aiutano chi soffre e possono frenare la fuga dei tanti profughi (già di 3 milioni nei vari paesi della Ue, con oltre 2 milioni in Polonia). L’aggressione di Putin ha prodotto in Ucraina distruzioni e morti con le bombe dal cielo e può determianre nel tempo “bombe sociali“, con i problemi insorgenti di milioni di profughi, in molti paesi della Eu.

Caccia militare

La flotta aerea dell’Alleanza Nato conta circa 16.000 unità, quella della Russia meno di 3.500. Quella della Nato è di gran lunga dotata di tecnologie avanzate più di quella russa. Nonostante ciò l’Unione Europea e l’Alleanza atlantica hanno deciso di incrementare le spese militari, investendo con continuità almeno il 2% del loro prodotto lordo.

Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini l’aveva detto pochi giorni fa: «In Italia deve aumentare la spesa militare». E ieri la Camera, con una insolita compattezza della maggioranza, ha votato un ordine del giorno (collegato al decreto Ucraina) che impegna il governo a «avviare l’incremento delle spese per la Difesa verso il traguardo del 2% del Pil (oggi è all’1,5%, ndr), dando concretezza a quanto affermato dal presidente del Consiglio il 1 marzo e predisponendo un sentiero di aumento stabile nel tempo».(…) vedi articolo

In Germania il primo ministro socialdemocratico  Olaf Scholz, maltrattato politicamente da Putin, ha rotto uno dei più grandi “tabù” del dopoguerra annunciando un forte riarmo dell’esercito tedesco con una spesa del 2% del Pil. Così la Germania già primo paese, in Europa, per l’economia e l’innovazione, avrà anche il più grande esercito dell’Unione Europea. Al di là di chi teme il ricordo della storia la Germania, il riarmo accrescerà il suo peso (già elevato) d’influenza in Europa.

Sull’orlo dell’ABISSO – in dialogo con lo storico Franco CARDINI – Un’intervista interessante ( 43 minuti) che riepiloga i principali fatti avvenuti in Ucraina dal 2008 all’aggressione, oggi, di Putin. L’invasione di un paese nel centro dell’Europa è il motivo centrale che ha spinto l’Unione Europea a indicare ai 27 paesi aderenti la strategia del riarmo. https://youtu.be/KBTJcliqSEw Tra i commenti on line anche l’osservazione che la narrazione di Cardini è molto utile e interessante pur constatando un certo sbilanciamento critico verso l’Occidente perché peserebbe“…il suo pacifismo moralista di matrice cattolica o il pregiudizio antiamericano di matrice “progressista”.”

Ritornera la leva obbligatoria? In più l’hanno proposta….

L’Osservatorio di politica internazionale (OPI) ha pubblicato, a dicembre 2021, l’Approfondimento n.185 con lo studio di 126 pagine “Verso un nuovo Concetto strategico della NATO- Prospettive e interessi dell’Italia”. E’ strutturato concettualmente in tre parti.

  • Nella prima si riflette su come, alla luce dell’emergente instabilità internazionale e della parziale redistribuzione del potere in corso tra le grandi potenze, siano cambiati i rapporti interni ed esterni della NATO e gli interessi di alcuni dei suoi attori più rilevanti.
  • Nella seconda parte, invece, l’enfasi è stata posta sulle vecchie e nuove minacce denunciate dall’Alleanza Atlantica, sia quelle legate alle potenze revisioniste e agli attori non statuali, sia quelle  connesse alle nuove dimensioni del confronto internazionale.
  • Nella terza, infine, si è andati a approfondire il concetto di Mediterraneo Allargato, che è stato recentemente rilanciato dal presidente del Consiglio Mario Draghi quale raggio d’azione della politica estera italiana20, nei diversi quadranti che lo compongono.

L’obiettivo è quello di far emergere gli interessi che l’Italia potrebbe perseguire nella stesura del nuovo Concetto strategico e il contributo che potrebbe assicurare in vista del mantenimento della centralità strategica della NATO nel decennio che la separa dal 2030. (vedi allegato) . Verso un nuovo Concetto strategico della NATO. Prospettive e … http://www.parlamento.it › file › approfondimenti 

Salvatore Liaci e Giacomo Ricciardi, sull’Osservatorio Conti Pubblici Italiani (CPI), pubblicano dati e grafici sulle spese militari italiani degli ultimi 40 anni. Negli ultimi quarant’anni, la spesa per la difesa in rapporto al Pil non ha subito grandi variazioni. Dopo essersi ridotta lievemente rispetto agli anni ’80-’90, è tornata a crescere nel biennio 2020-2021 sino all’1,22 per cento del Pil, con parte dell’aumento dovuto alla caduta del Pil e parte dovuto all’aumento della spesa. Nonostante i progressi, al 2021 la composizione della spesa risultava ancora sbilanciata rispetto agli obiettivi fissati nella “riforma Di Paola” del 2012. Infatti, la percentuale di spesa per il personale è ancora superiore all’obiettivo (così come la quota di sottufficiali), mentre la componente “esercizio” resta sotto-dimensionata. Relativamente agli impegni assunti con la NATO, la spesa militare su Pil (calcolata secondo i parametri dell’Alleanza) è ancora al di sotto del 2 per cento. Tuttavia, l’Italia rispetta gli impegni legati alla spesa per investimenti e alla partecipazione a missioni internazionali. Anche nel confronto internazionale, però, spendiamo molto per il personale e poco per l’addestramento. (…) proseguire con questo link https://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-le-spese-militari-in-italia  

 Michela Garlaschi e Giacomo Ricciardi, sempre sull’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani, analizzano le spese militari nel mondo dal 1960 al 2020. La spesa militare nel mondo si è tendenzialmente ridotta dal 1960 al 1994, restando successivamente piuttosto stabile intorno al 2½ per cento del Pil mondiale. Nella classifica per paese, nel 2020 l’Italia si posiziona al centoduesimo posto (1,17 per cento del Pil). Gli Stati Uniti rimangono la prima economia avanzata in classifica (3,74 per cento del Pil), ben al di sopra della mediana NATO (1,82 per cento del Pil). Se, in conseguenza di crescenti tensioni geopolitiche, la spesa militare tornasse sui livelli degli anni sessanta, l’impatto sulle finanze pubbliche sarebbe molto elevato. (…) proseguire con questo link http://osservatoriocpi.unicatt.it/ocpi-pubblicazioni-le-spese-militari-nel-mondo-dagli-anni-sessanta

I giganti mondiali delle armi fanno miliardi grazie alla guerra di Peter Bloom, The Conversation, Regno Unito 14 marzo 2022, https://www.internazionale.it/notizie/peter-bloom/2022/03/14/armi-affari-guerra

Tutti coloro che diffidano o non credono nel tradizionale storico richiamo del “se vuoi la pace prepara la guerra”, possono oggi sperare –  in un contesto impaurito e allarmato dalla guerra in Ucraina e dai venti di guerra che spirano –  di poter costruire un processo unitario per contrastare e modificare le scelte di riarmo?  Un’aggregazione di forze politiche, sociali, sindacali, del pacifismo – con un obiettivo meno messianico e di indiscusso valore etico come quello dell’abolizione degli eserciti e del bandire la guerra dal mondo – può con un’intensa discussione definire alcuni punti essenziali per costruire unità e mobilitazioene, che posono essere:

  • Rilanciare il ruolo dell’Onu – affossato ai tempi delle guerre in Medio Oriente,in Libia e in Afganisthan – abolendo il diritto di veto esercitato nel Consiglio di Sicurezza, dotandolo di un consistente e qualificato contingente (caschi blu) con un comando unificato stabile Onu, con la funzione prioritaria di dissuasione e d’intermediazione. Dotato di moderni mezzi e di nuove tecnologie, come le cosiddette “guerre cybernetiche” (vedi allegato), quando si tratta di contrastare aggressioni e golpe di militari o di fazioni militarizzate. Può servire per trarre nuove idee anche l’esempio storico del settembre 1982 in Libano, quanto la perizia – da tutti riconosciuta – dell’allora colonello Franco Angioni alla guida del contingente Onu seppe salvaguardare l’incomulità dei profughi palestinesi scampati al massacro di Sabra e Shatila a Beirut.
  • In alternativa al potenziamento e al riarmo degli eserciti nazionali, costruire un esercito europeo con analoghe caratteristiche e funzioni di quanto proposto per l’ONU. L’Europa potrebbe essere il campo per un esperimento pilota per rilanciare l’ONU, per dare impulso al suo radicale rinnovamento con il ruolo per il quale era stato pensato.

Sono due idee per un traguardo lontano e proprio per questo serve proporle per iniziare il cammino e costruire unità in una direzione alquanto diversa da quanto indicato nell’incontro informale dei 27 capi di governo nella reggia di Versailles. (vedi allegati) – Il sindacato italiano unitariamente potrebbe così proporre un’iziativa a livello europeo, alla CES, per assemblee nelle principali aziende per dire “Stop alla guerra, stop al riarmo” avviando la riconversione dell’industria bellica con garanzie per l’occupazione anche con processi di mobilità da posto a posto di lavoro. Ridare un orizzonte di ideali all’azione del sindacato che sappia unire generazioni diverse e popoli diversi.

onfederazione

1 commento
  1. Raffaele Barbiero
    Raffaele Barbiero dice:

    IMPEGNI CONCRETI E GIA’ ATTUABILI PER NON ESSERE COSTRETTI ALLA LOGICA DEL RICATTO FRA SUBIRE
    UN’AGGRESSIONE O REAGIRE CON LE ARMI

    “Nella logica di costruire alternative concrete alla gestione, trasformazione e soluzione dei conflitti in modo nonviolento e non armato si impegna il/la …, in tutti i suoi livelli/articolazioni (dal territoriale sino al nazionale) a sostenere in Parlamento la proposta di legge che istituisce presso la Presidenza del Consiglio il “Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta”, così come delineato dalla proposta di legge nr. 3484 di iniziativa popolare presentata in Parlamento nel dicembre 2015 e incardinata per la discussione il 13 luglio 2017 dalle Commissioni Affari istituzionali e Difesa della Camera dei Deputati (1)

    Inoltre il/la … a livello di Parlamento Europeo e negli organismi decisori dell’Unione Europea in tema di Difesa, sosterrà la proposta di istituire e finanziare i Corpi Civili di Pace Europei così come proposto da Alexander Langer nel 1994 e ripreso nel Rapporto Bourlanges/Martin adottato dal Parlamento Europeo il 17.05.1995, poi seguito dalla raccomandazione del Parlamento Europeo B4-0791/98 del 2.02.1999 (Raccomandazione sui Corpi Civili di Pace Europei) e ancora da due studi di fattibilità in materia uno del gennaio 2004 (Studio di fattibilità sui CCPE di Catriona Gourlay, Isis Europe) e uno del novembre 2005 (Rapporto finale sulla creazione dei CCPE, Channel Reserach). (2)

    Il/la … si impegna a chiedere al Governo Italiano che firmi e promuova il Trattato di proibizione delle armi nucleari (TPNW) dell’ONU, entrato in vigore il 22 gennaio 2021.” (3)
    Note:
    1) per informazioni e dettagli vedi il sito: http://www.difesacivilenonviolenta.org;
    2) Feasibility Study on The European Civil Peace Corps, author Catriona Gourlay, 2004 (www.isis-europe.org; http://www.berghof-hanbook.net; studio richiesto dal Parlamento Europeo);
    Feasibility Study on the establishment of a European Civil Peace Corps (ECPC), Final report, 29.11.2005 (Channel Research COWI-B6S, http://www.channelresearch.com);
    3) ICAN = International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, ha vinto il Nobel della Pace nel 2017 (www.icanw.org).

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