NEANCHE UN GIORNO DI PRIGIONE – A.Tridente – globalmondo 3-6-11

I criminali nazisti che perpetrarono orrendi crimini in Italia centrale negli ultimi mesi di guerra non hanno fatto neanche un giorno di prigione e non verranno estradati nonostante la condanna all’ergastolo comminata dal Tribunale di Roma con sentenza definitiva,. La grande Germania nega infatti l’estradizione, contrariamente alla Serbia che nonostante le manifestazioni degli ultra nazionalista ha consegnato il massacratore Mladic!

L’articolo di Nicolò Zancan ( “La Stampa” lunedì 30 maggio) ci  ricorda le stragi naziste in Italia che colpirono villaggi e borghi delle retrovie tedesche negli anni ’44, soprattutto in Toscana e in Emilia Romagna e lo straziante numero di vittime civili: 560 fra donne, bambini e vecchi a Sant’anna di Stazzema, il 12 agosto ’44 ; 770  a Marzabotto e Monte Sole; 244 a Civitella Val di Chiana; 70 a Certosa di Farneta; 16 a Falzano di Cortona il 27 giugno.

 Lutz Klinkhammer, ricercatore e storico tedesco, nato a Treviri nel 1960, ha pubblicatonel 1997 per l’editore Donzelli un libro dal titolo “Stragi naziste in Italia”, ricordando che furono oltre diecimila le vittime civili della violenza nazista.

Dopo l’8 settembre del ’43, furono particolarmente civili le vittime delle stragi naziste: oltre a quelle delle “Fosse Ardeatine”a Roma, la deportazione degli ebrei italiani,  la strage di oltre 50 ebrei a Meina, sul Lago Maggiore, nell’autunno del ‘43, i deportati nei campi di concentramento

 Klinkammer ricorda altre vittime dimenticate nell’Appennino tosco-emiliano e nella zona Abruzzo – Campana.

 

In queste località (Caiazzo, località nei pressi del Volturno, dove il 13 ottobre del ’43 vennero massacrati uomini, donne e bambini; Guardistallo, Niccioleta, Gubbio, Limmari )i massacri di civili non avevano neanche la orrenda ragione della strage delle fosse Ardeatine, rappresaglia per l’attentato partigiano di via Rasella a Roma dove vennero uccisi 33 soldati tedeschi del battaglione “Dolomiten”, cioè giovani reclutati prevalentemente in Alto Adige.

 

Klinkammer rievoca anche le stragi italiane e la politica della non memoria per mettere a tacere quanto venne compiuto in Africa dalle truppe coloniali comandate dal gerarca fascista Graziani: ad esempio la strage dei monaci cristiano copti del convento Debrà Libanòs dopo l’attentato allo stesso Graziani, con il  massacro di 297 monaci, 129 diaconi e 23 laici); le  stragi fasciste in Jugoslavia, dove il comandante delle truppe italiane,  generale Mario Roatta, rimproverò i subordinati comandanti dei reparti perché “ non si uccideva abbastanza”, nonostante che i fucilati fossero alcune migliaia.

 

Occultare la verità delle stragi o perlomeno non richiedere l’estradizione dei criminali nazisti, era  la conseguenza della spaccatura dell’Europa, dopo la Seconda guerra mondiale,  con l’avvio della Guerra fredda: il  governo italiano occultò quasi 700 fascicoli nell’ “armadio della vergogna”:  complice silenzio che permise di non chieder conto agli stragisti nazisti perché in questo modo non si sarebbe chiesto conto agli italiani.

 

I “fascicoli della vergogna”, complici i ministri italiani dell’epoca, Taviani, Martino e lo stesso Andreotti, sono stati scoperti solo nel 1994 e di essi ci parla Franco Giustolisi nel suo libro“l’Armadio della vergogna”.

 

Ora finalmente l’Italia chiede che vengano consegnati i vecchi criminali. Data l’età, sconterebbero la pena a domicilio.

 

In Italia, a scontare l’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, c’è Priebke e non se la passa male: gli arresti domiciliari non gli  impediscono di uscire!

L’estradizione rifiutata dalla Germania della Merkel, a maggior ragione, è vergognosa poiché quei criminali, ormai vecchi, godrebbero in Italia di un trattamento coerente con la loro età.
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