La Germania va bene perché ha fatto le riforme strutturali necessarie in tempo. Tocca, ora ai paesi in crisi fare lo stesso. Questo è quanto vende Angela Merkel all’Europa del Sud. Al “modello Germania“ si fa continuamente riferimento in particolare per quanto riguarda le politiche sul mercato del lavoro. Ultimamente ha anche fatto capolino il “ modello spagnolo”, lodato pubblicamente dalla Merkel..

Ma di che si parla? Che cosa è nei fatti questo modello Germania? Diversi economisti e sociologi tedeschi ci dicono che i fattori da prendere in considerazione sono molteplici per valutarlo.

I grandi temi da prendere in considera zio e sono i seguenti:

  • il mercato del lavoro dopo le riforme  realizzate dal Cancelliere Schroder (2003-05) con obiettivo  l’obiettivo l’Agenda 2010;
  • il sistema di relazioni sindacali;
  • la forza del sistema industriale e l’invecchiamento della popolazione

Esamineremo in più puntate, su questo sito,  questi temi, iniziando con il mercato del lavoro.

Nel decennio di fine secolo la Germania era indicata alla opinione pubblica  come il gran “malato” d’Europa con alti costi salariali e socio-assistenziali, mercato del lavoro rigido e struttura statuale considerata corporativista.

Di fronte a questa situazione allarmante il governo del cancelliere socialdemocratico  Gerhald  Schroder varò nell’autunno la famosa “Agenda 2010” anche conosciuta come riforma Hartz dal nome di Peter Harz , coordinatore della commissione d’esperti e ex capo del personale della VW. Amico intimo del cancelliere.

Le quattro leggi Hartz consistettero in: introduzione nei centri per l’impiego delle Agenzie di personalizzazione del servizio  (Harz I); lo sviluppo dei cosidetti “ mini jobs” (lavoretti) con salari mensili inferiori, per legge, ai 400 Euro. L’impresa paga il 2% al fisco, il 15 % al piano pensioni e 13% alla sicurezza sociale: 120 Euro nel caso la paga sia di 400 Euro (Hartz II); gli uffici per l’impiego furono convertite in job-center per  i disoccupati (Harzt III). Infine , una profonda ristrutturazione delle indennità di disoccupazione con riduzione delle prestazioni e fondendo i sussidi per la disoccupazione di lunga durata con altri aiuti sociali (Hartz IV). Questi provvedimenti erano parte integrante di un pacchetto di riforme denominato “agenda 2010”. Fortemente criticato dal sindacato e con forti tensioni dentro la SPD. Schroder pose la questione di fiducia per farlo approvare.

Quali sono stati gli effetti dell’agenda 2010 realizzata con le quattro leggi Hartz? Il più immediato e profondo è stata la dualizzazione del mercato del lavoro. Da un lato l’ampio settore dei mini jobs  e sub contratti , con grande difficoltà di inserzione nel mercato del lavoro regolare. Sempre più persone si trovano intrappolate in lavori da 1 Euro/ ora, mini salari sovvenzionati e la ricaduta nella disoccupazione. I dati del dipartimento del lavoro mostrano che i contratti con salari bassi sono cresciuti tre volte di più , nel periodo 2005-2010, rispetto ad altri impieghi. Vi sono salari che non superano l’Euro/ora , soprattutto all’Est a anche in grandi città come Berlino. Il 7,2 %  dei lavoratori è vicino al livello di povertà, dato non lontano da quello europeo di 8,2. Nel 2005 erano il 4,5%.

“ I poveri sono sempre più numerosi e bussano alle nostre porte” ha dichiarato Rainer Marx ( non è uno scherzo ! ) arcivescovo di Monaco.

All’altro lato, nel mercato regolare, mancanza di lavoro qualificato attrae nuovi immigranti ben preparati ed è diventata un problema in una società che vantava il miglior sistema di formazione professionale del mondo.

Si calcola che circa il 20 % dei lavoratori salariati tedeschi appartengono alla categoria dei “ lavoratori poveri”. Percentuale assai alta in Europa e  fascia salariale e sociale sconosciuta nella Germania del dopo guerra. Più diseguaglianza nei redditi e nelle opportunità nel bel mezzo di una economia  forte.

I mini jobs sono prevalenti  nel settore servizi. El Pais, quotidiano spagnolo, in una lunga inchiesta dopo le dichiarazioni del primo ministro spagnolo di voler applicare il modello Germania, riporta le dichiarazioni di piccoli imprenditori nel settore servizi. Fritz Engelhart, proprietario di un piccolo hotel a tre stelle:  “ molti piccoli hotel  e restoranti fanno fronte ai picchi di lavoro nel fine settimana con l’uso di mini jobs. Sono cruciali per la sopravivenza “.

Una disoccupata di Berlino, Martina, dice: “Nelle cucine dei ristoranti si lavora fino a 40 ore settimanali. Ti pagano 400 Euro come previsto dalla legge , il resto è in nero. Il sindacato del commercio NKV calcola che più del 50% delle imprese del settore utilizza mini-jobs  e paga in nero le ore extra”. Il tetto di 400 Euro impone un limite alle ore lavorate: ad esempio un salariato con 5 Euro/h può lavorare 80 ore al mese, non un’ora in più. Nel settore alberghiero e nella ristorazione, afferma il segretario Karin Vladimov “si contano circa 850.000 lavoratori in questa condizione, dei quali un terzo ha un’altra occupazione, molti gli studenti. E’ aumentata la precarietà, soprattutto tra le donne “.

Ma non è solo nel settore servizi  dove i mini jobs sono diffusi. Anche le grandi multinazionali ne fanno ampio uso. L’Adidas, secondo produttore mondiale di abbigliamento sportivo, la catena di supermercati Kaufland  nel medesimo gruppo della Lidl , discaunt onnipresente in Europa.

Altri effetti delle riforme Hartz sono state: la gestione caotica e costosa dei nuovi job centers. Personale non preparato e travolto dalla nuova domanda; insicurezza giuridica che ha generato migliaia di contenziosi, più di cinquanta decreti correttivi e due sentenze della corte nei confronti di parti delle leggi di riforma. Parecchie delle innovazioni introdotte sono state abbandonate per difetti di legge  o per disfunzionalità pratiche. Le critiche da parte di giuristi del lavoro sono durissime sino ad arrivare all’affermazione che “ leggi sono il maggior fallimento mai approvato dal parlamento della Repubblica Federale “. L’introduzione del salario minimo legale annunciato dal governo della “grande coalizione” va valutato entro questo contesto sta valutando, in prospettiva delle elezioni, l’introduzione del salario minimo per legge va valutato in questo contesto.

Da dove arriva la relativa buona marcia attuale della Germania  e soprattutto la sua forza nei settori industriali orientati all’esportazione? Alla prossima puntata con l’aggiornamento tra quindici giorni.

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