Le nuove identità sociali delineate dal rapporto Istat 2017 (allegato) sono conseguenti ai parametri scelti dai ricercatori. Le famiglie sono state suddivise in nove gruppi sociali in base a diversi parametri: quello economico (reddito, condizione occupazionale), quello culturale (titolo di studio posseduto) e quello socio-demografico (cittadinanza, dimensione della famiglia, ampiezza demografica del comune di residenza). In allegato potete leggere una sintesi sulle 13 suddivisioni Istat, pubblicata su il post.it. Chiara Saraceno, su La Repubblica, conclude il suo articolo “Il paese diviso e immobile” con più domande. Si rimane con una immagine sfocata e dispersiva, dove mancano informazioni importanti. Ad esempio, dove stanno e che caratteristiche hanno le famiglie in povertà assoluta? Fa differenza se un operaio è specializzato o comune? Se in famiglia lavorano in due o uno solo? Se il principale percettore di reddito è un uomo o una donna? Se vivono al Nord, al Centro o al Sud? Se si è all'inizio della propria carriera lavorativa o verso la fine? Come se la cavano le famiglie con un genitore solo? Tra i separati, dal punto di vista economico, fa differenza se si è uomini o donne. (v.allegato)

Per saperne di più aprire gli allegati e i link

 

Allegato:
rapporto_annuale_2017_testi.doc
13_dati_dal_rapporto_istat_ilpost.it_.doc
il_paese_diviso_e_immobile_saraceno.doc

1 commento
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:

    Ciò che l’ISTAT certifica con il Rapporto Annuale 2017 è di fatto quanto ognuno ha la possibilità di verificare nella realtà nella quale vive.
    La prima riflessione che suggerisce l’immagine di Paese messa a fuoco dall’ISTAT è, per me, la distanza che esiste tra un sistema politico che discute e spreca tempo e risorse su temi del tutto marginali e di dimensione personalistica, e una realtà sociale del Paese nella quale i temi delle diseguaglianze, del lavoro che manca e della sua qualità, della crescente povertà, della scarsità di risorse e dell’evasione fiscale.
    La riduzione di questa distanza, possibile solo con un radicale cambiamento di mentalità e di funzionamento delle istituzioni, è la miglior risposta alle tensioni populiste e disgregatrici del tessuto democratico e della coesione sociale che agitano il nostro Paese.
    Di chi è questo compito se non di una politica che sappia parlare sia ai poveri derelitti sia ai potenti, ai ricchi e ai leader politici? Rodolfo Vialba

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