Sindacato e orario di lavoro: la proposta dell’IG Metal di Savino Pezzotta. Il sindacato tedesco dei metalmeccanici (IG METAL) tra pochi giorni presenterà la piattaforma per il rinnovo del contratto di lavoro, in cui si chiede un aumento del salario del 6%. I datori di lavoro, dopo anni di restrizioni salariali, si attendevano una richiesta di questo genere, ma ciò che maggiormente li ha stupiti e preoccupati è la riapertura della questione degli orari.  Il leader dell’IG Metal Jörg Hofmann ha recentemente affermato che il rinnovo del contratto oltre alle normali questioni salariali e normative, intende spingere verso significative riduzioni dell'orario di lavoro.

La proposta che viene avanzata si basa su una riduzione individuale e temporale dell'orario settimanale di lavoro per un periodo di 24 mesi, con una settimana lavorativa di 28 ore e, in alcuni casi, con compensazione retributiva.

Da molto tempo la questione della riduzione dell’orario di lavoro attraversa il dibattito sindacale con strumento per combattere la disoccupazione. Ricordo che già nel 1930 l'economista John Maynard Keynes aveva predetto che le generazioni a venire sarebbero state impegnate in attività produttiva non più di 15 ore la settimana

La sua coraggiosa visione si basava sulla convinzione che nel futuro questa era la condizione per una buona vita nel XXI secolo. Parlare di riduzione dell’orario non è in contrasto con l’economia anche se a molti è sempre sembrata un’idea irrealizzabile, eppure doppiamo costatare che oggi, nel 2017, sindacato dei metalmeccanici tedeschi sta ora chiedendo nella contrattazione collettiva una settimana temporanea di 28 ore per tutti. In tal modo i dipendenti avrebbero la possibilità di liberarsi della costrizione del tempo pieno.

Questa è una vera notizia, Qualcosa di nuovo sta succedendo.

La proposta del sindacato dei metalmeccanici tedeschi che nasce da un sondaggio e da discussioni svolte negli ultimi mesi nelle fabbriche che ha coinvolto ben 680.000 lavoratrici e lavoratori che ha messo in evidenza che i dipendenti vogliono un significativo incremento salariale come partecipazione al successo economico tedesco, ma anche più autodeterminazione delle loro ore di lavoro.

Con questa scelta si dimostra che il tempo è maturo per pensare a un sistema orario in grado di soddisfare anche le esigenze personali dei dipendenti. La flessibilità degli orari non può essere solo determinata dalle esigenze aziendali e dai livelli di competitività (straordinari), ma anche da una esigenza di condurre una vita buona in cui la relazione, la cura e la socialità occupano un posto significativo

Mi sembra che questa richiesta del sindacato tedesco metta allo scoperto un nervo sensibile della condizione del lavorare del nostro tempo. Soprattutto coglie le nuove esigenze e di come la nuova organizzazione del lavoro provochi stress non immaginabili nella vecchia situazione operativa.

I lavoratori che già oggi trascorrono più tempo a contatto e dentro una organizzazione segnata dalle nuove tecnologie sono più spesso soggetti a forme di esaurimento, di stress e di nervosismo rispetto a quelli che sono impegnati per un tempo minore. Inoltre ci si chiede quante delle otto ore operative sono davvero ad alto livello di produttività. Dunque una riduzione dell’orario potrebbe rilevarsi utile per incrementare la produttività aziendale.

Molte volte insipientemente, come viene fatto anche in questi giorni sulla questione dell’alternanza scuola lavoro, si accusano i giovani di avere scarsa propensione al lavoro, mentre sarebbe molto più corretto esaminare come certi strumenti vengono utilizzati, bisogna anche prendere atto che è cambiato il contesto culturale e che il legame acritico alla settimana di 40 ore produce una sorta di feticismo del servizio lungo.

È molto importante avere il controllo sulle ore di lavoro, anche per essere in grado di bilanciare il tempo operativo con il tempo di vita.  Inoltre, con l’innalzamento dell’età pensionabile avere orari settimanali flessibili sarebbe un equo compenso per una vita lavorativa più lunga.

Del resto da tempo la filosofa della politica Jennifer Nedelsky, canadese, docente all’Università di Toronto, una delle voci più innovative nel dibattito sui temi della cura, dei diritti e delle relazioni sociali, va sostenendo che in quest’epoca di grandi trasformazioni ci sia la necessità  di un   profondo ripensamento del rapporto tra lavoro e cura, e quindi tra uomini e donne, giovani e anziani, ricchi e poveri e che senza una svolta collettiva e seria nella cultura della cura in rapporto alla cultura del lavoro, è la democrazia e l’uguaglianza tra le persone che vengono sostanzialmente negate.

Mi sembra che la richiesta dell’IG Metal si inserisca su questo tracciato e che non chieda meno lavoro, ma maggiore flessibilità in cui i dipendenti dovrebbero essere messi in grado di ridurre il lavoro a 28 ore per due anni, ad esempio per esercitare lavori di cura, dell'educazione dei bambini o per sostenere parenti in condizioni di difficoltà o non autosufficienti – o semplicemente per godersi il loro tempo libero senza perdere il diritto di tornare a tempo pieno.

Sono convinto che per i datori di lavoro è sicuramente utile e necessario determinare l’organizzazione dell’orario di lavoro, ma diventa utile anche a loro, oltre che all’intera società, permettere forme di orario autodeterminato e concordato. Certamente si pone una questione retributiva e di utilizzo  di risorse aziendali e pubbliche, senza le quali  difficilmente si potrà fare i conti le 28 ore settimanali.

 Ma si viene ad evidenziare che di fronte  alle carenze dei sistemi di welfare, alla crisi demografica, alle questioni ambientali poter contare su orari di lavoro che colgano le esigenze personali diventa una necessità e che pertanto devono essere negoziate e finalizzare con chiarezza senza che il lavoratore e l’azienda ne subiscano un danno , ma che ne derivi un bene per la società , le famiglie e in vivere insieme.

È altrettanto chiaro che per realizzare questo obiettivo occorreranno delle risorse per garantire e rendere possibile l’autodeterminazione degli orari, ma potrebbe essere una risposta al bisogno di stabilità per molte persone che sono costrette ad accontentarsi di lavori precari.

Sono convinto che più che pensare al salario di cittadinanza sarebbe utile affrontare la questione sul lato non dell’assistenzialismo, ma dell’impegno e della responsabilità di cui il lavoro di cura potrebbe essere l’elemento centrale per realizzare quell’equilibrio tra lavoro e vita.

È molto bello anche se non privo di alcune contraddizioni, che un sindacato importante come la IG metal ponga con chiarezza il tema dei tempi di lavoro più adatti alla vita.

https://savinopezzotta.wordpress.com/2017/10/14/sindacato-e-orario-la-proposta-dellig-metal/

VEDI ANCHE IN ALLEGATO – 

  • AL COMUNE DI  COPENHAGEN RICHIESTA DI 30 ORE SETTIMANALI  articolo pubblicato su Conquiste del Lavoro n. 194 di Ester Crea
  • La Bce, l’Fmi, l’Ig Metall, la CSI … e la Cisl? su il9matrzo.it

 

Allegato:
la_bce_il_fmi_ig_metal_la_csi.e_la_cisl.doc
copenhagen_settimana_a_30_ore_crea_cdl.doc

1 commento
  1. Rodolfo Vialba
    Rodolfo Vialba dice:

    Nel dibattito che da qualche anno è in corso nel nostro Paese sui temi dello sviluppo economico, dell’occupazione e della disoccupazione, del rapporto tra automazione e livelli occupazionali, dell’industria 4.0, solo tre dei così detti “esperti”, Pierre Carniti, Savino Pezzotta e Nicola Cacace, hanno sostenuto, e sostengono, l’opportunità, per le Organizzazioni Sindacali CGIL, CISL e UIL, le forze politiche e le istituzioni governative e parlamentari, di prendere in considerazione, tra le altre misure necessarie e possibili per affrontare e risolvere questi problemi, anche la riduzione dell’orario di lavoro, cioè la distribuzione del lavoro che c’è tra il maggior numero possibile di persone.
    Considerate le decisioni che intende assumere il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, l’IG METAL, auspico che CGIL CISL e UIL mostrino grande attenzione e interesse al tema della riduzione dell’orario di lavoro e ne facciano, anche per tutte le ragioni e i temi connessi e indotti, la priorità della loro iniziativa.
    Mi auguro anzitutto che queste capacità le sappia manifestare la CISL, sia perché due suoi ex Segretari Generali sono tra i promotori di questo dibattito, sia per ricuperare l’occasione persa nel dibattito congressuale dello scorso luglio che non ha dedicato, così appare nei documenti conclusivi approvati dal Congresso, nessuna attenzione e nessun accenno a questo tema che era, è e resterà centrale e determinante per i problemi dell’oggi e del prossimo futuro non solo dei lavoratori che la CISL, assieme a CGIL e UIL, rappresenta, ma del nostro Paese e dell’Europa.
    2723 ENTRADA

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