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LA LEZIONE DI DRAGHI – M.De Cecco – liquidità e spread – europa –

Marcello De Cecco nell’articolo “La lezione di Draghi alla politica” prende le mosse dalle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della BCE all’inizio di maggio, sull’attenuazione della “trappola liquidità” del sistema finanziario mondiale dopo l’azione coordinata delle principali autorità monetarie ( immettendo liquidità) per indurre al cambiamento il comportamento dei mercati, ovvero degli operatori finanziari a ripristinare un mercato interbancario più fluido, in particolare europeo, a lungo anchilosato dopo lo scoppio della crisi. De Cecco descrive e da giudizi ( in prevalenza positivi) sull’operato recente della BCE e del suo presidente che ha saputo inventare strumenti operativi (superando le ristrette di uno Statuto datato ed assurdo che non consente alla BCE di stampare valuta) per dissuadere la speculazione finanziaria internazionale e calmierare lo spread.

Sono interventi che dovrebbero spettare ad un potere politico europeo ( organismi) che invece latita o difende o subisce le sovranità nazionali. Quello di De Cecco è un riconoscimento dell'azione positiva svolta da Draghi in supplenza ad una politica europea che arranca; un riconoscimento autorevole di un economista e studioso autonomo da cordate politiche e dintorni.

E’ un articolo che serve a comprendere qualcosa in più dei meccanismi finanziari europei ed internazionali, sono diversi i riferimenti di De Cecco alla recente lectio magistralis svolta da Mario Draghi all’Università Luiss di Roma ( vedi allegato).

Nel dibattito sull’austerità la Bce di Draghi si colloca al centro: nei suoi documenti ufficiali si trovano ancora riferimenti espliciti alla soglia-obiettivo del debito pubblico al 90 per cento del Pil (Reinhart e Rogoff sostenevano che sopra quel tetto l’indebitamento determinava recessione, ma i calcoli erano sbagliati). Però è anche sempre più sensibile al Pil e ai disoccupati, considerati invece vittime collaterali e trascurabili dai sacerdoti del rigore in Germania e Finlandia.

Il dramma italiano, nella prospettiva implicita nelle parole di Draghi, si misura nei numeri dell’Istat di ieri sulla crescita (-1, 4 per cento nel 2013) e disoccupazione (crescerà ancora, fino al 12, 3 per cento nel 2014). Il debito elevato è un’aggravante perché vincola nella risposta alla crisi, non la causa del problema.

È ormai questa la linea anche dell’altro celebre convertito allo scetticismo sul rigore, il capo economista del Fondo monetario internazionale Olivier Blanchard. In un articolo pubblicato su Voxeu-org spiega che un Paese la cui crescita crolla dal 4 al 2 per cento innescherà un circolo vizioso (tra calo dei consumi, crisi aziendali, sofferenze bancarie e debito sovrano) molto meno grave di un Paese in cui la crescita passa da 0 a -2, che è circa il caso dell’Italia.

Quando al debito, scrive Blanchard, “la zona del pericolo non è definita da una soglia magica nel rapporto al Pil ma da un set di caratteristiche molto più complesso per la situazione economica e fiscale”.

Per approfondire apri gli allegati

Allegato:
la_lezione_di_draghi_alla_politica_de_cecco.doc
lectio_magistralis_draghi.doc
draghi_spegne_gli_entusiasmi_feltri_il_fatto.doc
viaggio_al_centro_della_finanza_franzini.doc

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