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Globalmondo

La guerra ruba l’anima e il futuro

No al riarmo, armi c’è ne sono fin troppe! No alla strategia dei “falchi” per una resistenza armata dell’Ucraina che mira al logoramento di Putin incurante della distruzione e dei morti in Ucrania. La guerra ruba l’anima, il futuro e molte altre cose. La guerra ruba l’anima a chi la decide e a tutti coloro che pianificano lo scontro armato come in una partita a scacchi o al gioco risiko. La guerra non ruba certamente l’anima a chi la subisce con i bombardamenti delle città risvegliando, per fronteggiare la paura e lo sgomento,  il senso della solidarietà tra chi ha perso tutto e perde il futuro: per chi rimane e per i profughi.

Sotto la bandiera della patria si annoverano spesso molti banditi, furfanti e trafficanti di ogni risma che all’anima hanno sostituito la “molla del guadagno” con sporchi e illeciti mezzi.

Con il risorgente bellicismo, specie da solotto, riemerge la pratica della censura per garantire coesione alla patria, che diventa sinonimo di governo e delle sue decisioni in tempo di guerra. Così succede, anche in Italia, a Papa Francesco che – in Udienza con le partecipanti all’Incontro promosso dal Centro Femminile Italiano, il 24 marzo, – ha dichiarato “di vergognarsi per la decisione di aumentare le spese militari”, gridato ai capi di Stato: “Pazzi, pazzi…”. Tutti i grandi giornali, del giorno dopo, nelle edizioni online, hanno ignorato la notizia. Non servono super- giornalisti per capire che una invettiva del papa come quella di ieri non ha precedenti ed è una notizia clamorosa. Ed in Rai si abdica nella difesa del pluralismo, della libertà d’espressione militarizzando il dibattito: o sei con noi o sei a favore del nostro nemico e a Cartabianca di Bianca Berlinguer esplode il caso Orsini.

I combattenti che si trovano sui fronti di fuoco a guerreggiare con ferocia, spesso come automi, sono “nemici e fratelli” come ricorda con insistenza il profetico richiamo di Papa Francesco? I soldati nell’atrocità della guerra si sacrificano “per la patria e per la bandiera” o per “difendere la propria vita e quella dei compagni”?

Clint Eastwood ha realizzato anni addietro due capolavori cinematografi (Flags of our Fathers e Lettere da Iwo Jima) sulla battaglia sull’isola giapponese, la più cruenta e costosa combattuta dal corpo dei Marines nell’ultima guerra mondiale, ricostruendo la storia vista sia con gli occhi dei soldati americani ((nel primo film) e sia con quelli giapponesi (nel secondo) alla ricerca di umanità perdute nell’inferno della guerra, e trovando  qualche risposta agli interrogativi sopra richiamati.

Guerra e resistenza non hanno lo stesso significato: chi aggredisce e chi si difende non hanno la stessa responsabilità sul ricorso all’uso delle armi. Un sincero pacifista può “convincersi” in determinati circostanze sulla legittimità della resistenza armata? Sulla necessità di sostenerla come nel caso dell’Ucraina? La resistenza all’invasore ha valore sempre a prescindere della “coloritura” dello stato e del paese che la subisce? La resistenza ucraina in cosa differisce dall’esperienza italiana? 

Alla violenza delle armi dell’invasore si può contrapporre la strategia cosiddetta del giunco e del bambù, flettere  ma non spezzarsi,  ovvero saper praticare la disobbedienza civile di massa fino a persuadere l’invasore a venire a patti e poi ritornare al suo paese. Siamo già preparati a tale atto di consapevolezza? Cosa bisogna fare per conseguire un obiettivo così messianico e profetico da cambiare la società e ridicolizzare la violenza? La corsa al riarmo che è già ripartita è di sicuro la strada opposta! Queste poche domande chiamano in causa valori universali di uguaglianza e di convivenza pacifica che riguardano tutti e in modo più assillante le tante anime del mondo pacifista che da sempre osteggia il riarmo dei popoli. “Decidere o meno di armare Kyiv non fa di noi dei guerrafondai o dei pacifisti” così titola Adriano Sofri la sua riflessione sul dilemma dell’uso della forza nella rubrica Piccola oposta su Il Foglio (v.allegato)

Luigi Manconi nell’intervista a Eleonara Martini (Il Manifesto) in merito alla cosiddetta “alternativa del diavolo” alla quale si trova oggi di fronte un convinto pacifista, un sincero protagonista della non violenza, risponde così:

Un graffito di Bansky

D. Autodeterminazione, democrazia, libertà come si coniugano con quel tipo di pacifismo che prende le distanze sia da Putin che dall’Ucraina di Zelensky? Ci sono due forme di pacifismo. Uno profetico di cui tutti abbiamo bisogno, come quello di Aldo Capitini o quello descritto nel 1991 da padre Ernesto Balducci che in un confronto pubblico con me sosteneva «Siamo solo alla vigilia del pacifismo», in costruzione come prospettiva di lungo periodo. Il pacifismo politico lo seguo e marcio con esso quando assiste le vittime delle guerre, aiuta i profughi, protegge le case, cura i feriti, si impegna nelle trattative, crea occasioni di comunicazione tra le due parti in conflitto. Ma poi quando l’aggressore punta il fucile su quel profugo, su quella donna o su quell’anziano, il pacifista sul quale ripongo la mia fiducia interviene come sa e come può per rendere inoffensivo l’aggressore.

D. Con le armi ai combattenti? Si può anche mandare la polizia… Certo, allora mandiamo la polizia internazionale, che però deve essere armata. Attenzione però: rispetto chi dice che non se la sente di usare la violenza. Ma la pace a volte pretende l’uso della forza per fermare la guerra. Comunque ho sempre creduto che la resistenza con le armi debba sempre marciare insieme la resistenza nonviolenta. Vedi https://ilmanifesto.it/luigi-manconi-la-sovranita-e-costitutiva-dei-diritti-umani/

Nel mondo la pratica della non violenza e della disobbedienza civile – praticata a livello di massa, da milioni di persone – ha registrato la più clamorosa vittoria con Ghandi nel secolo scorso mettendo ” in ginocchio” il più grande impero coloniale di quel tempo, quello inglese, costringendolo a patti e ottenendo l’indipendenza. La non violenza si è affermata, a livello individuale, anche con il rifiuto all’uso delle armi da parte di molti obiettori di coscienza in alcuni paesi del mondo, che hanno dimostarto nei fatti di comportarsi all’opposto di essere dei vigliacchi come li etichettava la maggioranza del sentire comune di un paese. Il caso più emblematico rimane quello del soldato Desmond Doss, obiettore di coscienza, appartenente alla chiesa evangelica avventista, che pretese di essere inviato al fronte (vincendo l’iniziale diniego delle autorità militari) senza armi, per fare il barrelliere, soccorrere i feriti sotto il fuoco incrociato in prima linea: ne trasse in salvo 75 (da solo) nella terribile battaglia di Hacksaw Ridge, diventando la persona più stimata da chi combatteva. Doss riceverà la medaglia d’onore del Congresso dal presidente Harry S. Truman. E’ morto a il 23 marzo del 2006, a 87 anni. Il valore della fede in tempo di guerra, o meglio dire il valore di ideali universali, sono stati rappresentati da Mel Gibson, come regista, ne film “La Battaglia di Hacksaw Ridge“, https://hotcorn.com/it/film/news/la-battaglia-di-hacksaw-ridge-mel-gibson-desmond-doss-storia-vera-film/ Sul ruolo profetico dei veri pacifisti vedi anche l’articolo di Savino Pezzotta “Ma i pacifisti sono forse stupidi”Maddai…” https://www.facebook.com/search/top?q=savino%20pezzotta%203

Quando l’aggressione di un paese è in atto e la ferocia non sembra avere pause, quando l’orrore cresce e noi ne siamo informati da remoto, come possiamo rimuovere la nostra passività di “spettatori”? Nell’immediato con due atti: inserendoci nella catena di solidarietà per accogliere i rifugiati in fuga dalle bombe, partecipando attivamente al dibattito ( con i tanti mezzi a disposizione, compreso questo blog) per contrastare quella cultura di guerra che spinge alla semplificazuione, al dualismo, al nero o bianco: se esprimi dubbi sulle scelte, passate e presenti, della Nato, degli Usa, dell’Unione Europea, sei considerato un filo Putin; se accogli o no la richiesta del governo ucraino d’inviare armi per resistere all’invasore sei classificato trai i guerrafondai o di contro tra i simpatizzanti di Putin.

L’intervento del Presidente Zelesky davanti al Parlamento italiano e del premier Draghi sono stati commentati da Paolo Ferrero con queste parole postate su facebook di Rifondazione Comunista “…tradotto in commento politico significano due cose. In primo luogo che il governo italiano non eserciterà nessun ruolo al fine di trovare una tregua o un armistizio che possa porre fine nel più breve tempo possibile alla guerra scatenata da Putin…la guerra può andare avanti altri giorni, settimane o mesi, con il suo corollario di morti e sofferenze. Il governo italiano pensa che non sia necessario cercare un accordo, un compromesso, ma che oggi sia il tempo di fornire armi per proseguire la guerra….I paesi occidentali vogliono trasformare l’Ucraina in un pantano, in modo che Putin rimedi una figuraccia come quella fatta dagli USA in Afganistan. Se uno guarda razionalmente a cosa ha deciso Draghi, a cosa decide l’Unione Europea, la NATO e gli USA, questa è la scelta…” https://www.facebook.com/paoloferreroPrc/ – Abbiamo seguito con grande attenzione l’intervento di Zelesky e di Draghi davanti al Parlamento italiano (con 300 e più deputati assenti!) : l’interpretazione data da Ferrero a noi pare inverosimile, con il filtro del tutto campo o tutto prato, sulla  come se noi o lui avessimo ascoltato interventi diversi. L’interesse a trascinare la guerra nel tempo non è certo di Zelesky (vedi in allegato la prima intervista rasciata ad un quotidiano italiano, a Maurizio Molinari) , o di Draghi, o dell’Unione Europea: semmai dei falchi che stanno sull’asse americano-inglese che ha già prevalso ai tempi delle guerre nel medio oriente e in Afghanistan. Il non saper ( o velere) distinguere non aiuta ad allargare e rafforzare il movimento popolare che in Italia si vuole rendere protagonista per un ritorno rapido alla convivenza senza la voce delle armi.

Il ‘900 è stato definito da molti studiosi e storici come “il secolo breve” ma forse non è mai finito se ricostruiamo gli eventi e le tante guerer che si sono registrate dal 1990 in poi, in ogni parte del mondo, con durate decennali anche, di grande ferocia e bombardamenti che hanno fatto ricordare – a troppo pochi – ciò che accadde nell’ultima guerra mondiale a Guernica (paesi baschi) e a Danzica (Polonia). Guerre che ritornano e non ci hanno mai abbandonato, come ritornano i regimi dispotici e totalitari come ben si può apprendere dalla testimonianza su quanto sta avvenendo nella Russia di Putin, considerato un regime più pericoloso per i diritti dei cittadini russi di quello di Stalin. Vedi Memorial 2022 allegato

Tra i tanti articoli ne abbiamo scelti alcuni che, a nostro avviso, servono per non farci incanalare nella cultura di guerra del bianco o nero, per saper prendere posizione, per spingere ad un compromesso che abbia al centro quell’accordo di Minks 2 (v.allegato) disatteso sia dal Governo dell’Ucraina, sia dalla Russia, con l’Europa…dormiente ma ben sveglia per definire i contratti su gas e petrolio, per il nostro comune benessere… che contempla anche di non perdere un solo grado di riscaldamento delle nostre abitazioni e uffici.

Zuppi Cavaglion Manconi Ciccarelli Canfora Spinelli Sofri

La-pace-non-e-lequilibrio-della-paura_Mons-Zuppi_DomaniDownload
Il-dilemma-delluso-della-forza_Sofri_Piccola-postaDownload
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Lintervista-di-Zelesky-a-Molinari_RepDownload
La-repressione-in-Russia_Castellati_RepDownload
Accordi-di-Mink_2014-15Download
Memorial-2022Download

23/03/2022/2 Commenti/da redazione
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https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg 0 0 redazione https://sindacalmente.org/wp-content/uploads/2020/04/logo_sindacalmente_3.jpg redazione2022-03-23 14:15:302022-03-25 21:32:32La guerra ruba l’anima e il futuro
2 commenti

Trackbacks & Pingbacks

  1. Due diverse vittorie - Sindacalmente ha detto:
    12/05/2022 alle 11:41 pm

    […] La strategia Eu – Inviare armi e mezzi per sostenere la resistenza armata al fine di conquistare nel più rapido tempo possibile un compromesso: già prospettato fin dal tempo degli accordi di Minsk (2014-2015) concedendo ampia autonomia e/o indipendenza a province russofone del Donbass, con clausole di solide garanzie internazionali sulla sicurezza e ricostruzione dell’Ucrania. In questo diverso quadro la vittoria degli ucraini consisterebbe nel fatto di impedire la realizzazione dei principali obiettivi di Putin: abbattere il legittimo governo di Zelesky e conseguentemente consentire con un “governo fantaccio” l’annessione alla Russia di quella parte dell’Ucraina del Sud (la lunga stricia da Est a Ovest) togliendo all’Ucraina ogni sbocco al mare. Il protocollo di Minsk è stato sottoscritto, il 5-9-2014, per porre fine alla guerra dell’Ucraina orientale, dal Gruppo di Contatto Trilaterale sull’Ucraina, composto dai rappresentanti di Ucraina, Russia, Repubblica Popolare di Doneck (DNR) e Repubblica Popolare di Lugansk (LNR). Un protocollo di 12 punti disatteso  dalle parti sottoscriventi, con l’Europa…dormiente ma ben sveglia per definire i contratti su gas e petrolio, a prezzi convenienti, per il nostro comune benessere.. vedi articolo con un clic qui https://sindacalmente.org/content/la-guerra-ruba-lanima-e-il-futuro/ […]

    Rispondi
  2. Nobili decaduti - Sindacalmente ha detto:
    25/03/2022 alle 3:20 pm

    […] e ora con la vera guerra  al centro dell’Europa con l’aggressione della Russia all’Ucraina ( https://sindacalmente.org/content/la-guerra-ruba-lanima-e-il-futuro/ ) . Il mondo è sconvolto da questi fatti epocali, la globalizzazione come l’abbiamo conosciuta è […]

    Rispondi

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