Un secolo fa la battaglia di Vittorio Veneto e il crollo della Germania. L'«inutile strage» cambiò l'assetto dell'Europa e innescò una crisi che toccò l'apice nel 1929 . Celebriamo il centenario della fine della Prima guerra mondiale, cui seguì la Conferenza di pace di Parigi (18 gennaio 1919 – 21 gennaio 1920). Il libro La rabbia dei vinti. La guerra dopo la guerra. 1917-1923  di Robert Gerwarth, dello scorso anno, ha ben chiarito che nel novembre del 1918 la guerra non finì affatto. Per altri cinque anni almeno in tutta l’Europa continuarono guerre, rivoluzioni, massacri, di ogni tipo. In Italia covava la rabbia e il rancore delle diverse anime del "combattivismo", che originarono il fascimo, nonostante il  flop elettorare di quelle liste e la grande vittoria dei socialisti alle elezioni del 1919 (vedi allegato da vikipedia).

Dalla Finlandia all’Anatolia, dal Caucaso all’Irlanda, dalla Germania alla Grecia, la violenza continuò a dilagare e a mietere vittime. E siccome in diversi casi (Finlandia, Russia, Bulgaria, Ungheria, Germania) si trattò di guerre civili, la selvaggia ferocia in cui precipitò il continente che fino al 1914 si era attribuito la missione di insegnare al mondo la civiltà – ferocia freddamente raccontata con abbondanza di particolari da Gerwarth nelle sue pagine – ci lascia senza parole. (..) per proseguire la lettura dell’articolo “Centenario.La fine di una Grande Guerra che duro ancora cinque anni” di Gianpaolo Romanato su L’Avvenire, aprire l’allegato.

 

 

 

Allegato:
la_fine_della_grande_guerra_che_duro_ancora_a_lungo_romanato_avvenire.doc
elezioni_politiche_italiane_del_1919.doc

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