L’Europa s’è desta, quasi. Il vertice dei governi dei paesi dell’Unione Europea della scorsa settimana sembra aver dato un primo scossone all’immobilismo che ha contraddistinto questi ultimi tempi di grave  speculazione che ha messo in crisi i paesi con gravi deficit dei fondi sovrani L’intervento delle autorità europee per salvare dal fallimento finanziario la Grecia e, a catena, euro e altri paesi dell’area monetaria, Irlanda e Portogallo, soprattutto, sembra dunque aver risvegliato dal sonno il nanismo politico europeo e bloccato, quindi, la deriva incontrollata della crisi dando  un segnale certo per il futuro dell’Europa dei 27.

Non che tutto sia risolto, e che la crisi sia alle spalle. Non sono esclusi altre crisi e pericoli, specialmente nei confronti di Spagna e Italia, già sotto attacco della speculazione ed esposti al rischio contagio. Ma è un primo passo al quale ne debbono seguire altri, possibilmente più decisivi. Non basteranno infatti la riduzione dei tassi e l’allungamento dei tempi del debito greco; la riduzione del debito, di quasi 50 miliardi, detenuti dalle banche greche, dovrà infatti essere sostenuto dai nuovi poteri istituiti dal Consiglio europeo, e cioè il Fondo europeo di stabilità, istituito lo scorso anno  e già intervenuto a sostenere l’Irlanda e il Portogallo.

 

Ma per difendere i paesi sottoposti ai pericoli della speculazione serviranno enormi risorse al Fondo: per salvare gli stati in pericolo la somma calcolata va oltre i 2000 miliardi di euro a fronte degli attuali 440 (di cui dalla Germania 119 e 78 dall’Italia), ottenuti dopo il recente rifinanziamento deciso dallo stesso Fondo(European Financial Stability Facility, Efsf).

Il Fondo avrà certo efficacia contro le agenzie di rating pronte a dichiarare il crac della Grecia, ma non sarà certo facile. Infatti, i pesanti deficit accumulati dagli altri Stati che dovrebbero accorrere in aiuto renderanno tutto più difficile. Il recente vertice europeo ha quindi deciso: primo, dall’euro non si torna indietro; i meccanismi di solidarietà messi in campo, e nonostante il sovraccaricarsi di nuove quote procapite, dovranno richiedere  regole comuni in materia fiscale, non confidando che altri possano pagare i deficit di chi spende troppo; infine, rimane ancora il rischio di vulnerabilità nel caso di Italia e Spagna a causa della prepotenza del pensiero unico della libertà del mercato che ha portato alla crisi del 2008.

 

Questo il nuovo deciso passo politico in avanti per il futuro destino dell’integrazione europea deciso dal vertice dell’Unione. Sarebbero stati necessari euro bond a garanzia congiunta da parte di tutti i paesi, a partire da quelli più forti per ricapitalizzare la banche dei paesi colpiti dalla crisi, ma potrebbe essere la prossima tappa.

 

Brilla l’assenza sui media il ruolo dell’Europarlamento. Cosa dice l’unico organo europeo eletto dai cittadini dei 27 paesi dell’Unione? Tacendo sull’attività dell’unico organo politico e democratico  dei cittadini dell’Unione, anche la stampa sembra perdere l’occasione per far sentire la voce più squisitamente politica dell’intera costruzione europea quale è il PE, dove più che le nazionalità pesa l’appartenenza al gruppo politico, vero, straordinario passo in avanti nel superamento delle nostalgie nazionalistiche che tanto hanno negativamente pesato nel corso della storia dell’Europa.

 

In una precedente occasione si rilevava che gli organismi finanziari ed europei decidono e non sono eletti da nessuno. Perché il solo organismo eletto e rappresentativo dei cittadini europei tace o non gli viene data la parola perché intervenga politicamente su temi così scottanti?

 

È augurale che il coraggio per altri passi in avanti non venga manifestato solo in occasione di un’altra bufera speculativa. In queste circostanze il panico e i provvedimenti governativi nazionali saranno indotti ancora una volta a intraprendere la via più breve: colpendo ancora salari e pensioni, aumentando tariffe e riducendo la protezione sociale.

 

Film già visto:  tutelare chi ha già molto e gli speculatori per nuovi aggiuntivi arricchimenti in una Europa – Italia in primo luogo – dove la ricchezza si va col tempo sempre più concentrando nelle mani dei pochi a detrimento dei molti come sempre chiamati a pagare tutte le crisi!      

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