La Crimea con una sorta di plebiscito-referendum ha deciso il distacco dall'Ucraina a cui dovrebbe, presto, seguire l’adesione alla Federazione Russa, alla quale aveva appartenuto fino al 1954. L’Ucraina (45 milioni di abitanti) è quell’area cuscinetto (600 mila chilometri quadrati, il doppio dell'Italia) dalle cui condotte energetiche dipende per una quota decisiva il nostro approvvigionamento di idrocarburi. Guido Rossi nell’editoriale “Un mondo in cerca di governante” constata che “ il ricorso alla forma più classica di democrazia diretta, come il referendum, rivela purtroppo, anche in questo drammatico caso, la mancanza di una governance mondiale, poiché l'esito positivo di quel referendum non sarà riconosciuto né dagli Stati Uniti, né dall'Unione Europea”.

Specularmente la stessa cosa avvenne per la Russia di Putin che non riconobbe il referendum del Kosovo per la sua indipendenza e distacco dalla Serbia.

Guido Rossi rilancia l’allarme di un recente editoriale del New York Times sulle gravi difficoltà della democrazia parlamentare:“il fenomeno delle dimissioni volontarie dal Congresso di ben 21 membri della Camera e 6 senatori, tutti autorevoli e ben noti per i loro fondamentali contributi all'attività legislativa negli ultimi decenni, i quali motivano le loro dimissioni perché il Congresso non legifera più, sanzionandone, conclude l'articolo, la decadenza del ruolo nella vita della nazione americana” .

Sull’Ucraina-Crimea è stato un dialogo tra sordi, tra Barack Obama e Vladimir Putin: Anche  perché in gioco non è solo l’allargamento dei confini dell’Eu ( commercio) a discapito di aree storicamente appartenenti all’ex Unione Sovietica ma l’estensione della Nato ( sistemi d’arma)  ai confini della Russia di oggi. Un punto con margini ristrettissimi di negoziato per Putin. L’Europa è stata  ancora una volta troppo a guardare, priva com’è di una politica estera comune, così non ha visto ( o voluto veder) le insidie politiche pericolose all’interno della rivolta popolare  di Kiev.

Scrive Rossi: Montesquieu, Tocqueville e Norberto Bobbio non potevano certo prevedere siffatto disfacimento dell'equilibrio liberale dei poteri democratici che compromette l'indispensabile collegamento tra la sovranità popolare e il governo del Paese. Forse non è inutile sottolineare che il pericolo maggiore che Mill e Tocqueville avevano previsto per la democrazia, cioè la dittatura della maggioranza, è stato sostituito dalla dittatura delle minoranze e del caos populista, ora maggiori responsabili dell'inefficienza del potere legislativo. Questa situazione, particolarmente pericolosa in Europa, spinge a limitate o parziali soluzioni di incerta o quantomeno dubbia efficacia. È così che le elezioni europee di maggio per la prima volta saranno caratterizzate da un esperimento di apparente valenza democratica, che tuttavia forma oggetto di forti richiami mediatici. Il Presidente della Commissione non sarà più scelto all'interno, in trattative opache, bensì verrà eletto indirettamente, in quanto designato dalle principali coalizioni (..)

Per approfondire alleghiamo quattro articoli di Bernardo Valli, uno dei maggiori conoscitori della storia dei popoli europei , pubblicati tra febbraio e marzo su La repubblica; inoltre l’editoriale “Un mondo in cerca di governance” di Guido Rossi  pubblicato su Il Sole di domenica 16 marzo.

Allegato:
un_mondo_in_cerca_di_governance_rossi_16-4-14.pdf
lultima_arma_di_mosca_valli_8-3-14.doc
cosa_sta_veramente_succedendo_in_ucraina_e_in_crimea_valli_3-3-14.doc
tra_le_rovine_nelle_strade_di_kiev_valli_23-2-14.doc
che_cosa_ci_fa_paura_valli_17-3-14.doc

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