Non è la prima volta che l’Europa deve affrontare la questione di una massiccia immigrazione in breve tempo. Ricordarlo può essere utile di fronte a termini quali, “epocale”, “fenomeno colossale del nostro secolo”, “mai conosciuto “; i flussi di migranti di queste settimane non sono  inediti

  • Nell’inverno del 1939, mezzo milione di repubblicani spagnoli che fuggivano la dittatura di Franco, attraversarono i Pirenei. La Francia non gli accolse bene. L’ invasione, questo il linguaggio del tempo da parte della destra nazionalista, fu seguita da un’ondata di xenofobia. Molti uomini, separati dalle loro famiglie, saranno concentrati in campi prima di servire come mano d’opera nell’industria. Ledonne, come sempre, nei servizi in particolare domestici.

  • Nel 1945, milioni di tedeschi d’origine, che abitavano da tempo in Polonia, Ungheria, Repubblica ceka, Romania furono trasferiti di forza in Germania, (otto milioni all’Ovest, Tre milioni all’Est). Nella DDR furono il 13% della popolazione. Malgrado questo afflusso non lontano dai numeri di oggi, anzi, non ha certo impedito la ricostruzione e sviluppo della Germania. Migranti tedeschi d’origine, ma migranti. Alla TV tedesca tra chi si impegna nell’accoglienza e a combattere un crescente xenofobia ritorna spesso la frase, “anche noi siamo stati migranti “.

  • Estate 1962, dopo la fine della guerra d’Algeria, più di mezzo milione di algerini sbarcano a Marsiglia. Nizza, Bordeaux…Sono ricevuti in un clima piuttosto ostile: “arrivano nuove tasse “è uno slogan della destra estrema anti De Gaulle. Ma la creazione nel 1961 di un segretariato per l’immigrazione, (che diverrà ministero nel 1963) e la messa in opera di progetti in tre direzioni – accoglimento, installazione e integrazione – insieme a piani per l’abitazione predisposti dai prefetti, permisero di far fronte alla situazione. Con un costo certamente: il budget della Francia per politiche d’immigrazione sale al 5%, ma i dipartimenti ove sono accolti emigrati in maggior numero, hanno tassi d’occupazione più alti degli altri. La Francia assorbe negli anni sessanta circa un milione di nuovi abitanti.

  • !975, arrivano in Europa i boat people dall’Asia dell’Est, Vietnam, Laos e Cambogia. Molti in Francia di cui sono stati colonia, ma anche altrove. Era tempo di crisi economica, ma la mobilitazione del mondo intellettuale, sindacale, associativo crea un clima favorevole all’accoglimento di queste persone che fuggono da dittature.

  • Metà anni 90, 3 milioni di transfughi dai paesi dell’ex Jugoslaviaal termine della guerra. 700.000 saranno accolti nell’Europa occidentale. I bosniaci in Germania saranno 350.000, decine di migliaia i kossovari in Svizzera. Pochi la Francia e l’Italia.

In somma, non mancano gli esempi storici, che non solo dimostrano quanto sia strumentale la propaganda, ma che ci dicono che è possibile affrontare questi fenomeni in modo costruttivo. Uno studiosa e storico delle politiche migratorie, Patrick Weil, riassume bene il dato di partenza per la risposta, “l’immigrazione non è né una catastrofe né una grande occasione, E’ la realtà “.

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