Massimo Giannini, La Repubblica, in “Il robot rivoluziona  il mercato del lavoro ma in Italia nessuno pensa al futuro”, tra i tanti dati ricorda anche questi. Nel 1975, secondo McKinsey, il più veloce elaboratore elettronico del mondo “processava” 20 milioni di dati e costava 5 milioni di dollari: oggi lo stesso “lavoro” lo fa uno smartphone per la modica somma di 400 euro, mentre il più potente super-computer del pianeta, custodito da Ibm nel centro di Oak Ridge in Tennessee, effettua 200 milioni di miliardi di calcoli al secondo. L’automazione e la robotica, applicate ai cicli produttivi, stanno tagliando di netto la cinghia di trasmissione che lega l’innovazione tecnologica alla crescita occupazionale. Gli esperti, quelli veri, per i prossimi decenni parlano esplicitamente di ”jobless growth”: crescita senza lavoro.(…)

L’articolo analitico di Giannini inizia con questo richiamo: Chi per dimostrare che il Jobs Act è una benedizione e il Decreto Dignità una maledizione, chi per obiettare l’esatto contrario. Come gattini ciechi, gli uni e gli altri non vedono che la vera rivoluzione del mercato del lavoro è altrove, e se ne frega di leggi e decreti, vincoli giuridici e gabbie contrattuali. L’innovazione scientifica e tecnologica, che poi diventa organizzativa e commerciale, sta già cambiando tutto a una velocità forsennata. (…)