Che cos’è il capitalismo di sorveglianza? Giuseppe Bianchi, nota Isril n.6/2020, ne descrive le caratteristiche per alcuni aspetti inquietanti (vedi testo) e così conclude. Oggi il modello del’900 è in crisi perché sono venute meno le condizioni che lo reggevano: una crescita economica costante, il ruolo attivo dello Stato (lo Stato Keynesiano), il protagonismo dei movimenti di massa (partiti e Sindacati). In questo contesto si inserisce il ruolo trasversale dell’evoluzione digitale che introduce nuove disuguaglianze, in aggiunta a quelle esistenti: la disuguaglianza nelle conoscenze perché le conoscenze sono state prese in ostaggio dai giganti del web, costruendo una concentrazione di potere e di ricchezza mai prima vista. La nostra già debole democrazia è sfidata negli ambienti di lavoro e nelle società da un progressivo autoritarismo che non riduce i diritti democratici ma li svuota di contenuti partecipativi.

Gli ottimisti possono pensare ad una ricostruzione del governo del popolo e del potere dei lavoratori, i pessimisti a salvare quello che si può.

Il dato essenziale è ridare alla democrazia una capacità di controllo dei poteri forti dei gruppi tecnologici che hanno reso remoti e spesso impenetrabili i processi decisionali sottraendoli ad ogni forma di controllo sociale.

La democrazia liberale, di fronte alle sfide del capitalismo di sorveglianza, è chiamata a difendere il suo futuro ricreando le istituzioni grazie alle quali il progresso tecnologico nella sua evoluzione digitale torni ad essere fattore di progresso economico e di benessere sociale.

  • Il nuovo capitalismo:il capitalismo di sorveglianza di Giuseppe Bianchi Isril