Il grande esodo dalle banche italiane con il prepensionamento a 58 anni. Usciti dalle banche 100mila dipendenti con il supporto del fondo di solidarietà. Esuberi interamente a carico del sistema bancario: spesi 23 miliardi dal 2001. Cristina Casadei, su Il Sole, pubblica un’interessante inchiesta con la lettura storica dei numeri e le informazioni ricostruite attraverso un estratto del rapporto sul mercato del lavoro dell’Abi, a cui danno mandato di rappresentanza sindacale 268 istituti.

Il Fondo di solidarietà è lo strumento con cui il sistema bancario italiano si è auto-aiutato nelle transizioni,  ristrutturazioni, accorpamenti e acquisizioni. Dal 2001, anno della sua nascita, ad oggi, ha accompagnato alla pensione quasi 95mila bancari. Se dovesse andare in porto l’operazione Mps e UniCredit questo numero potrebbe arrivare a sfondare quota 100mila.

Spesa? Si può stimare in 23 miliardi di euro, a cui hanno provveduto le banche, senza impegni per il paese che si è risparmiato, dal punto di vista sociale e della fiscalità generale, l’onere di trovare “soluzioni” per quasi 100mila lavoratori. Dal 2012 sono stati assunti 30mila giovani, ma il settore bancario e  sceso sotto 280mila

Sulla scorta delle informazioni pervenute dall’Inps, spiega Abi, si stima che nel 2019 l’importo medio annuo dell’assegno straordinario di prepensionamento dei bancari sia stato di oltre 40.500 euro e l’ammontare medio versato dai datori di lavoro per la contribuzione correlata di 17.000 euro. Quindi in totale 57.500 euro all’anno, una cifra piuttosto costante nel tempo. La durata media della permanenza nel Fondo solidarietà, invece, finora è stata di circa 4 anni.

Poniamo due domande: uno scivolo così dorato è certo un privilegio di non poco conto per chi ne usufruisce, ma aprendo lo zoom dell’analisi e della riflessione il fare a meno con tanto anticipo (fino a 7 anni!) di tanta esperienza e professionalità non pone problemi? E poi, concentrare tutto on line con l’eliminazioni di tante agenzie sul territtorio è così lungimirante?

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