La “politica recitata” con comparse diventati attori, il teatrino, ha fatto un clamoroso crac! Non è sparita di certo e le nuove recitazioni sono già ben avviate. Però è possibile intravedere un diverso orizzonte anche per la politica-partitica italiana. Un miracolo? No, l’iniziativa a sorpresa del Presidente Sergio Mattarella ha dato “scacco matto” a quanto avveniva “dietro le quinte” e ha tirato giù il sipario assegnando l’incarico – senza consultare più nessuno – a Mario Draghi, un gran politico con grandi competenze nei campi decisivi dell’economia, degli investimenti e della finanza, dove – hainoi – latitano quelle dei “campioni” della politica recitata e della narrazione. Mario Draghi ripristinando – anche qui a sorpresa – il rigoroso rispetto della forma e della sostanza dell’art. 92 della Costituzione https://www.brocardi.it/costituzione/parte-ii/titolo-iii/sezione-i/art92.html attua la riforma comportamentale (senza la necessità di alcuna legge!) più significativa per ridare centralità alla democrazia rappresentativa espressa nel Parlamento. Dopo il voto di fiducia sul governo e sul programma, selezioneremo articoli per farci una ragione e  comprendere di più gli incredibili giri di valzer di queste ultime settimane . In questo articolo presentiamo il draghipensiero secondo Mario Draghi.

Mario Draghi, a marzo 2020 sul Financial Times, esprimeva il draghipensiero in era di pandemia. Sarà la linea di programma che il Parlamento sarà chiamato ad approvare?

Il Fatto Quotidiano pubblica, il giorno dopo la constatata incapacità dei partiti di maggioranza di dar vita al Conte ter, il testo completo dell’articolo di Mario Draghi rilasciato a Financial Times il 26 marzo 2020. Il Presidente Sergio Mattarella, il 3 febbraio, ha conferito l’incarico a Draghi di dar vita ad un nuovo governo. Quell’articolo di molti mesi contiene – osservano attenti commentatori – le principali linee programmatica del probabile nuovo governo – che potrebbe registrare poche opposizioni e molte astensioni – con il compito di toglierci dalle secche pericolose degli ultimi mesi del Governo bis, fatto naufragare in questi in questi giorni per iniziativa (sciagurata sostengono molti, per merito sostengono pochi) di Matteo Renzi.

Sergio Mattarella e Mario Draghi

Ecco il testo integrale: La pandemia del Coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molte persone, oggi, vivono nel timore per la propria vita o sono in lutto per i propri cari. Le azioni che i governi stanno intraprendendo per scongiurare la crisi dei loro sistemi sanitari sono coraggiose e necessarie, e devono essere sostenute.

La sfida cui ci troviamo di fronte attiene a come agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, aggravata da un enorme numero di fallimenti che lasceranno danni irreparabili. Già adesso è chiaro che la risposta che dovremo dare a questa crisi dovrà comportare un significativo aumento del debito pubblico. La perdita di reddito nel settore privato, e tutti i debiti che saranno contratti per compensarla, devono essere assorbiti, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e andranno di pari passo con misure di cancellazione del debito privato. (…)

Nel secolo scorso anni di guerra e di leva obbligatoria hanno eroso la base fiscale di tutti i paesi del mondo. Oggi la stessa cosa sta accadendo per la pandemia e per il conseguente blocco di molti paesi.

La questione fondamentale non è se, ma in che modo lo Stato possa fare buon uso del suo bilancio. La priorità, infatti, non deve essere solo fornire un reddito di base a chi perde il lavoro, ma si devono innanzitutto proteggere le persone dal rischio di perdere il lavoro. Se non lo faremo, usciremo da questa crisi con un’occupazione e una capacità produttiva danneggiate in modo permanente, ma le famiglie e le aziende faticheranno a riassestare i bilanci e a ricostruire patrimonio netto.

I sussidi di occupazione e di disoccupazione e il rinvio delle scadenze per le imposte sono passi importanti che sono già stati introdotti da molti governi, ma proteggere l’occupazione e la capacità produttiva in un momento di drammatica perdita di guadagni richiede un sostegno immediato in termini di liquidità. È un passo essenziale per tutte le aziende, per poter coprire le spese di gestione durante la crisi, sia per le grandi sia, ancor di più, per le piccole e medie imprese, per i lavoratori e imprenditori autonomi. Diversi governi hanno già introdotto misure positive per incanalare la liquidità verso le imprese in difficoltà, ma serve un approccio più globale.

Le ipotesi sono due: o i governi compensano direttamente le spese di chi si indebita, oppure compenseranno le garanzie degli insolventi. Tra le due, sempre che si possa contenere il rischio morale, la prima ipotesi è migliore per l’economia, mentre la seconda sarà probabilmente meno onerosa per i bilanci. Se si vogliono proteggere i posti di lavoro e la capacità produttiva, in entrambi i casi i governi dovranno assorbire gran parte della perdita di reddito causata dalla chiusura del paese.

I debiti pubblici cresceranno, ma l’alternativa – la distruzione permanente della capacità produttiva e quindi della base fiscale – sarebbe molto più dannosa per l’economia e, in ultima analisi, per la credibilità dei governi. Inoltre va ricordato che alla luce dei livelli attuali e dei probabili livelli futuri dei tassi d’interesse, l’aumento del debito pubblico non comporterà costi di servizio.

I Paesi europei hanno strutture finanziarie e industriali diverse, perciò l’unico modo efficace per poter raggiungere ogni singola crepa nell’economia è quello di mobilitare la totalità dei loro sistemi finanziari: i mercati obbligazionari, principalmente per le grandi aziende, i sistemi bancari e, in alcuni Paesi, anche i sistemi postali. Tutto ciò deve essere fatto immediatamente, senza lungaggini burocratiche. Le banche, in particolare, si espandono in ogni angolo del sistema economico e possono creare denaro istantaneamente, consentendo lo scoperto o aprendo linee di credito.

Per questo le banche devono cominciare rapidamente a prestare fondi a costo zero alle aziende disposte a salvare posti di lavoro, e poiché in questo modo diventano di fatto un veicolo di politiche pubbliche, il capitale di cui hanno bisogno per svolgere questa attività deve essere fornito dai governi, sotto forma di garanzie statali su ogni ulteriore concessione di linea di credito o di prestiti. Nessun ostacolo, né di natura regolamentare né in materia di garanzie, si deve frapporre alla creazione, nei bilanci delle banche, di tutto lo spazio necessario a questo scopo. Inoltre, il costo di queste garanzie non dovrebbe essere basato sul rischio di credito dell’azienda che ne beneficia, ma dovrebbe essere pari a zero indipendentemente dal costo di finanziamento del paese che le emette. (…)

La velocità a cui si stanno deteriorando i bilanci privati – a causa di una pure inevitabile e auspicabile chiusura di molti paesi – deve essere affrontata con altrettanta rapidità nel dispiegare le finanze pubbliche, nel mobilitare le banche e nel sostenerci l’un l’altro, come europei, per affrontare questa che è, evidentemente, una causa comune.

Per leggere il testo integrale aprire l’allegato o attivare questo link https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/02/a-marzo-2020-sul-financial-times-il-discorso-di-mario-draghi-che-sembra-un-programma-di-governo-quella-contro-il-covid-19-e-una-guerra-e-dobbiamo-muoverci-di-conseguenza/5750551/

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Per leggere l’articolo un clic su questo link https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/03/draghi-il-banchiere-piu-politico-che-tecnico-nel-2012-il-modello-sociale-europeo-e-morto-poi-la-svolta-con-la-pandemia/6088429/

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Il governo Draghi seguirà il modello politico-tecnico del governo Ciampi che fu il cinquantesimo esecutivo della Repubblica Italiana, il secondo e ultimo della XI legislatura, con la quale terminò (con le inchieste di Mani Pulite) la cosiddetta Prima Repubblica. Fu anch’esso un governo breve, in carica dal 24-1993 all’11-5-1994, si dimise il 13-1-1954. Seguì il Governo Berlusconi. Fu  il primo governo della storia della Repubblica Italiana a essere guidato da un non parlamentare e il primo dal 1947 a partecipazione (sia pure per dieci ore) di esponenti post-comunisti. Fu il primo governo della storia della Repubblica Italiana a essere guidato da un non parlamentare e il primo dal 1947 a partecipazione (sia pure per dieci ore) di esponenti post-comunisti.

Per continuare un clic sul link https://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Ciampi  e in allegato “Governo Draghi – Premier non parlamentare e di fama internazionale, la formula dei ministri tecnico-politici: il precedente di Ciampi” di Giuseppe Pipitone su Il FQ del 5 febbraio https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/05/governo-draghi-premier-non-parlamentare-e-di-fama-internazionale-e-la-formula-dei-ministri-tecnico-politici-il-precedente-di-ciampi/6089782/

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