I sindacati al governo: dialoghi, o andrà a sbattere. Cgil, Cisl e Uil sono in mobilitazione permanente. Camusso: “Il capitolo pensioni non è chiuso”. Le altre richieste: riforma fiscale, misure per i giovani e per la crescita. Ed insistono per l’apertura di un confronto col governo. Non è certo un fatto usuale constatare che il tre segretari Confederali presidino il Parlamento e convochino in piazza una conferenza stampa alla vigilia di Natale. Stigmatizza la drammaticità sociale, economica e finanziaria della fase che attraversiamo. In un lontano 1962 i metalmeccanci milanesi, che avviavano allorala loro duratura unità d’azione, scesero in piazza Duomo anche nel giorno di Natale. La vertenza per la contratatzione nel settore degli elettrodomestici durava da molte settimane. Fu una svolta delle relazioni sindacali. Che l’auspicio possa ripetersi per le Confederazioni, le lro strategie e l’interesse dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani e di chi è senza lavoro. Di seguito l’articolo di Davide Orecchio da www.rassegna.it

Il capitolo pensioni non è chiuso e bisogna aprirne uno sulla riforma fiscale, sull’equità e sulle condizioni dei giovani. Questo il messaggio che i sindacati mandano al governo in un’inusuale conferenza stampa natalizia tenuta a Montecitorio, a Roma, la mattina del 24 dicembre, durante il presidio unitario contro le misure approvate dal Parlamento. Dal palco allestito davanti ai luoghi del potere e della politica che poche ore fa hanno varato la manovra Monti, Cgil Cisl Uil (ospite anche Giovanni Centrella dell’Ugl) hanno confermato l’opposizione alle misure sulla previdenza, promettendo che la mobilitazione per cambiarle proseguirà. E hanno chiesto l’apertura di un dialogo col governo. Un dialogo che sia garantito dalle forze politiche.

“La nostra mobilitazione continua, e continuerà ancora – ha detto Susanna Camusso -, per chiedere di cambiare le scelte più inique contenute nella manovra e per ridare un futuro al Paese ripartendo dai giovani e dal lavoro”. Il capitolo pensioni, ha aggiunto il segretario generale della Cgil, “non è una partita chiusa. Il governo lo sappia. Quella è una partita che va riaperta e bisogna trovare delle soluzioni”.

 

Camusso ha poi dato un “suggerimento al governo”: “Provate a discutere con la realtà del Paese. Non con l’oggetto degli studi ma con ciò che realmente c’è. Confrontatevi con le parti sociali. Se il governo pensa di andare dritto senza discutere, troverà ostacoli che lo faranno andare a sbattere”. Il segretario ha ricordato le “tante storie di lavoratrici e lavoratori che si sono trovati la vita sconvolta dalla manovra. Gli si dice ‘restate al lavoro’ e spesso quel lavoro non c’è. Quando si fa una riforma della previdenza solo guardando ai numeri – ha aggiunto Camusso – si fanno dei disastri”. Quanto ai giovani: la riforma della previdenza non risolve la loro situazione, secondo Camusso, perché “prolungando il lavoro a tutti, i giovani non entreranno mai nel mondo del lavoro”.

 

La manovra del governo Monti è “pesantemente ingiusta” e “rischia di essere inefficace, cioè rischia di non produrre quella svolta nella politica economica all’insegna dell’equità, del rigore e dello sviluppo. Rischia di non esserci crescita il prossimo anno, e tutto il risanamento dei conti pubblici potrebbe essere rimesso in discussione”.

 

Lo ha detto il segretario generale della Uil Luigi Angeletti. “Siamo qui – ha proseguito Angeletti – per testimoniare la gravità delle condizioni di molti nostri cittadini. Voglio solo ricordare quelli che più di tutti stanno pagando le conseguenze di questa manovra: le persone che stanno perdendo il posto di lavoro e non possono più andare in pensione (i lavoratori in mobilità, ndr)”. Angeletti ha poi ricordato che “senza crescita non ci sarà risanamento. La crescita è fondamentale, noi abbiamo bisogno di riforme per questo, e non vorremmo scoprire che l’unica riforma fatta in questo paese è quella delle pensioni”.

 

“Continueremo la nostra battaglia”, ha assicurato anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “Sosterremo fino alla fine i lavoratori e i pensionati, e saremo vicini a loro. Penso – ha detto – a quelli che hanno mille euro di pensione. Penso a quelli che hanno una sola casa. A quei giovani che di volta in volta si usano come scudi umani per evitare politiche a loro favore”. La manovra – ha ricordato Bonanni – non ha reso obbligatoria la previdenza complementare e non ha abbassato le tasse sui giovani lavoratori. Bonanni ha quindi chiesto al governo di “accettare la nostra sfida: un patto vero e proprio sui giovani, a partire dalla previdenza complementare” e poi “incentivi sulle assunzioni” e un miglior collegamento tra “scuola e lavoro”.

 

La riforma fiscale, il dialogo

“Non abbiamo visto traccia della riforma fiscale – ha detto Angeletti -: abbiamo bisogno di ridurre le tasse sul lavoro, non solo perché salari e pensioni tengano almeno il passo con i prezzi, ma per far sì che il lavoro divenga più conveniente per le imprese e per chi vuole investire in Italia. Fare la riforma fiscale significa redistribuire il peso fiscale nel Paese, cosa che non è stata mai fatta. Questa è la sfida che attende il governo”.

La questione fiscale, ha spiegato anche Bonanni, “è il fulcro della nostra preoccupazione. La manovra non solo non è stata equa, ma non è stata neppure rigorosa: mettere tasse del 60% vuol dire che non si guarisce il malato”, si creano le “premesse per un’ulteriore recessione, consumi più bassi”. “I mercati internazionali non credono a un Paese che tassa i poveri e affranca i ricchi. Lo spread aumenta perché nessuno crede che quella manovra possa costruire un’iniziativa nuova ed efficace”, ha detto il segretario della Cisl chiedendo al governo “di aprire una discussione nuova” su “fisco, giovani e crescita” e “ai partiti di sostenerci”. “I partiti hanno fatto l’errore di non avere loro rappresentanti nel governo, ma è importante che sostengano un accordo tra questo governo tecnico e le parti sociali”. “Non molleremo – ha concluso -. Sosterremo la revisione della manovra da una parte, dall’altra chiederemo un accordo. Ci vuole trasparenza: fuori da questa logica ci sono solo corporazioni e lobby”.

 

La “fase 2”

Di fronte all’apertura da parte del governo di un’ipotetica “fase 2” (quella della crescita e dello sviluppo), Susanna Camusso ha chiarito che “bisogna discutere. Il governo la affronti discutendo con i sindacati. Bisogna discutere come si ottiene la crescita, come creare lavoro e investimenti, bisogna discutere del mercato del lavoro, ridurre la precarietà”. Bisogna affrontare la “dualità del mercato del lavoro – ha proseguito Camusso -: i giovani sono precari e non hanno continuità di reddito”. 

“I salari sono il grande tema”, ha spiegato il segretario Cgil: “La strada è intervenire sul terreno fiscale. Apriremo una vertenza che parta dall’introduzione di un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze per recuperare risorse da destinare non solo alla crescita ma anche al riequilibrio”. Secondo Camusso “c’è un sovraccarico insopportabile di tassazione sul lavoro dipendente che deve essere urgentemente risolto”. E bisogna “salvare le condizioni di lavoratori e pensionati, sennò non si salva il Paese”.

 

“Fare scelte contro il sindacato è una grave decisione”, ha ricordato ancora Angeletti: “Noi vogliamo salvare l’Italia, e insieme all’Italia 60 milioni di italiani. Se il governo sarà intelligente, avremo un 2012 migliore di quello che ci aspettiamo. Se il governo sarà sciocco e presuntuoso, no”.

 

L’unico capitolo chiuso della terribile crisi italiana, sostengono i sindacati, è quello sull’articolo 18: “Se il governo pensa di ridurre i diritti dei lavoratori, non saremo disponibili”, ha ammonito Camusso: “L’articolo 18 deve considerarsi un capitolo chiuso”: il tema non è “la flessibilità in uscita, ma la riduzione drastica delle troppe forme contrattuali atipiche” insieme a “una riforma degli ammortizzatori sociali per la continuità del reddito”.

 

di Davide Orecchio, rassegna.it 24-12-11

 

 
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