La Grecia del mito conosce bene  la punizione eterna: Prometeo, Tantalo e altri. La Grecia di oggi la vive nella realtà: un’austerity senza pause. Sono gli “amici” europei a imporgliela. I ministri delle finanze della zona Euro – l’eurogruppo – in una riunione di inizio Dicembre, decidono di spostare di un po’ di tempo, il pagamento del suo debito. Qualche giorno dopo, senza nessuna relazione con questo, il governo Tsipras annuncia che l’aumento dell’IVA previsto per riequilibrare il bilancio, non sarà applicato nelle isole dell’Egeo provate dalla crisi migratoria; questi greci insulari portano sulle loro spalle un problema che interessa l’intera Europa. Tsipras, il cui consenso diminuisce costantemente, propone anche di aumentare un po’ le pensioni dei più poveri. Le pensioni sono state per ben tre volte ridotte nel recente passato sotto la pressione delle istituzioni economiche internazionali.

Il costo della proposta di Tsipras è di circa 620 milioni di Euro. Le entrate fiscali sono leggermente migliorate nel 2016, più del previsto. Non ha ritenuto fosse necessario chiedere il permesso ai suoi amici “torturatori”. La reazione è stata immediata. La proposta è contraria all’accordo sul mini piano per equilibrare i conti con l’Europa. Il verdetto è stato annunciato su twitter da Michele Reijnis, il portaparola dell’eurogruppo. Questo il testo: Le istituzioni hanno concluso che le azioni del governo greco appaiono non in linea con gli accordi. Alcuni stati membri non concordano, non c’è unanimità. Si attende un rapporto completo nel mese di Gennaio”.

Il comunicato, si è in seguito appreso, è stato redatto su domanda della Germania. Immediatamente il MES, meccanismo europeo di stabilità, ha sospeso la messa in opera delle misure per alleggerire i tempi del debito.

Sin qui la situazione per quanto penosa è semplice a comprendere. I creditori pestano i piedi dei debitori. Un classico, le punizioni degli dei devono continuare. La punizione per Tantalo, deve essere continua. Un classico.

Ma lo scandalo si complica quando si viene a conoscere che la decisione dell’eurogruppo è stata presa da alcuni stati, senza consultare gli altri. Allora il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscoviti, ha preso le distanze: “Ai miei occhi, le condizioni del mini accordo non sono cambiate per le misure prese dal governo Ysipras”. Il ministro delle finanze francese Michel Sapin  ha approvato le dichiarazioni di Moscoviti in una conferenza stampa.

Siamo al centro di tutti i problemi che minano l’Europa. La sua assenza di solidarietà, trasparenza, coerenza, assenza di strategia, il non funzionamento della zona Euro.

Sarebbe troppo semplice accusare Germania e Olanda in testa, e presentare la situazione come un semplice braccio di ferro tra i pro e i contro la politica di austerità. L’eurogruppo non è una eccezione. La commissione europea unita ha partecipato all’eterna punizione. Moscoviti può fustigare, in un articolo sul Financial Times, l’austerità imposta ai greci. Come commissario ha sostenuto  il piano che esige da Atene, di ridurre il debito a 3,5% del PIL nell’arco di dieci anni, una follia economica anche per gli esperti del FMI.

L’ex ministro greco dell’economia, Yanis Varufakis, non ha torto di sottolineare che:“merita la medaglia d’oro dell’ipocrisia”. Giudizio espresso in altri termini nei confronti di Renzi. Tra la brutalità germanica-olandese e le ambiguità della commissione e di altri paesi, la Grecia non è ancora libera dalla sua punizione eterna. Il fegato di Tantalo deve essere mangiato. Non è prevista guarigione. Per parafrasare Woody Allen, personaggio non mitologico, l’eternità è lunga, soprattutto alla fine.

 

 

 

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