Giustizia e politica. Oggi l’influenza della magistratura è tale da produrre al proprio interno competizione e conflitti. Il caso "esploso" del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) fa capire meglio questo aspetto. Paolo Mieli, su Corsera, inizia dal caso Lula per arrivare al CSM.

Così inizia. Vacilla il Brasile di Jair Bolsonaro. Un’inchiesta del giornalista americano Glenn Greenwald, pubblicata sul sito investigativo «The Intercept», ha portato alla luce le indebite collusioni tra, Deltan Dallagnol, il capo del pool di Curitiba che indagava sull’ex presidente Lula, e Sergio Moro, il giudice che ha Condannato il leader della sinistra brasiliana mettendolo politicamente fuori gioco. Eliminato Lula, Bolsonaro ha vinto le elezioni. E ha compensato Moro nominandolo ministro della Giustizia.

Questa la temporanea conclusione di «Lava Jato» («autolavaggio») la «Mani Pulite» brasiliana iniziata nel marzo 2014 con il fine di smascherare i politici. corrotti dalia Petrobras, potentissima azienda petrolifera statale. Lula si sarebbe lasciato «tentare» da un (modesto) attico vista mare a San Paolo e, al termine di un’istruttoria contrassegnata – apprendiamo adesso – dai irregolari intrecci tra pubblica accusa e «giudice terzo», è stato condannato.

Con la pressoché inevitabile consegna del Paese ad una destra tra le più baldanzose di quelle apparse in tempi recenti sulla scena mondiale. Il giudice Moro, scrivono i giornali locali, non era neppure soddisfatto del posto che ha avuto in dono e ambiva ad incarichi ancora più importanti, ministro del Supremo Tribunale Federale. Probabilmente – dopo le rivelazioni di Greenwald – verrà invece gradualmente emarginato.

Ma, quando se ne scriverà la storia, dovremo prendere atto del fatto che il molo da lui avuto nella storia del suo Paese è stato determinante.

In Italia l’epoca in cui il magistrato che aveva portata alla sbarra i partiti della Prima Re­pubblica scontrandosi poi con Silvio Berlusconi, la sta­gione, dicevamo, in cui quell’uomo in toga «accettò» di diventare Ministro in un go­verno dei suoi avversari poli­tici, è passata da tempo. Ma, nonostante Antonio Di Pietro dopo varie avventure sia fini­to ai margini della vita politi­ca, l’Ordine giudiziario di cui un tempo fece parte è divenu­to via via più potente. E in gra­do di condizionare la vita po­litica del Paese. (…) per continuare aprire l'allegato

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