L’accordo di Bruxelles del 21 luglio contiene di fatto la scelta dei Bond europei, che avranno altra denominazione, dopo  la svolta – per alcuni versi inaspettata – di Angela Merkel al Parlamento tedesco.

Jacques Delors è stato il più influente e prestigioso presidente della Commissione Europea, rimase consecutivamente alla guida per tre legislature dal 6 gennaio 1985 al 6 gennaio 1995. Le commissioni Delors operarono in un periodo particolarmente  complesso della storia europea, segnato dalla fine della guerra fredda e dalla riunificazione tedesca. Portò a termine importanti atti  per l’unificazione ma non riuscì a far accettare ai paesi membri i Bond europei per finanziare, a debito, i progetti per l’occupazione , l’innovazione e altri. Anche Romano Prodi si cimentò invano sul tema dei Bond, incontrando sempre la ferrea opposizione della Germania.

Che l’accordo di Bruxelles sia una vera svolta per costruire una diversa Unione Europea – dopo decine di anni di richieste non accolte, l’EU per finanziare progetti per gli investimenti emetterà finalmente  i Bond europei, al di là del denominazione che sarà diversa – l’ha ben sottolineato Alessandro Sallusti nell’editoriale “Aiutiamo Roma per salvare l’Europa”, (v.allegato) a commento dell’intesa di Bruxelles. Così inizia “i soldi europei arriveranno, meno incondizionati di quanto sperato ma comunque tanti, che se ben spesi – questo è un grosso punto interrogativo visto in che mani siamo – potrebbero gettare le fondamenta della ripresa. I Paesi del Nord, Austria e Olanda in testa, alla fine hanno dovuto abbozzare un sì a denti stretti ed aprire i cordoni della borsa, non per merito dell’Italia, ma per la fermezza dei due Paesi guida dell’Unione, Germania e Francia. A salvarci sono stati infatti la Merkel e Macron che hanno fatto valere il loro peso: se andasse a fondo l’Italia – è in sintesi il loro ragionamento – a catena le conseguenze sarebbero devastanti per tutti, e comunque senza Italia non può esserci Europa (…).

Angela Merkel: protagonista per i Bond europei, il senso della storia e dell’Europa

Prosegue Sallusti: Non che ce ne fosse bisogno, ma questa è la prova che al di fuori dell’Europa non c’è futuro soprattutto per Paesi fragili come l’Italia. Chi ancora sostiene che per noi la salvezza è uscire dall’euro e dall’Unione dovrebbe fare oggi un grosso mea culpa. Senza questi due salvagenti oggi non saremmo in grado neppure di galleggiare, figuriamoci nuotare in mare aperto con la burrasca che oggi si chiama Covid e domani chissà. Attenzione però, le acque restano agitate anche con il portafoglio pieno. Abbiamo scampato un pericolo ma il difficile viene adesso. Ovvio che, al di là delle dichiarazioni di facciata, da oggi siamo osservati speciali e che questa è l’ultima occasione che ci viene data. Se falliremo nel riformare, programmare e spendere e investire con serietà e velocità, non saremo noi a uscire ma loro a cacciarci. (…) 

Sono valutazioni inedite nel centro-destra e sono agli antipodi dei commenti di Matteo Salvini che bolla l’intesa come “una gran fregatura…grossa come una casa, che si fede in fondo al tunnel..” ascoltando il suo consigliere economico Bagnai che da sempre immagina un futuro dell’Italia  al seguito della Gran Bretagna, fuori dall’Euro e stampando montagne di moneta italiana per finanziare programmi in deficit.

Massimo Giannini, domenica 19 luglio,  tre giorni prima dell’accordo dei 27 capi di stato e di governo  a Bruxelles, ha iniziato l’editoriale  “Controcanto alle sirene”, (v.allegato), così. La considerazione più saggia su questo tempo del fuoco e del ferro l’ha fatta Papa Francesco: peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla. Vale per tutti, nel mondo. Vale soprattutto per noi europei, e forse ancora di più per noi italiani. Al vertice di Bruxelles rischiamo di sprecare la nostra grande occasione. Di sacrificare tutto ciò che di buono abbiamo costruito in questi anni difficili sull’altare degli “ismi” che da sempre minacciano la pace, intossicano la convivenza civile, fiaccano la crescita economica. Egoismi, nazionalismi,  sovranismi,  populismi.  Se il Grande Spreco non ci sarà, il merito principale sarà di Angela Merkel, che non può perdere l’occasione del semestre di presidenza tedesco. Nonostante il suo “andamento lento” e la sua algida realpolitik, la Cancelliera resta l’unica vera leader mondiale all’altezza della fase. L’unica statista consapevole della posta in gioco, per l’Unione e il pianeta. I Ventisette hanno il dovere di trovare un compromesso, che permetta a ciascuno dei capi di stato e di governo dell’Unione di poter tornare a casa con il proprio “storytelling”, ad uso e consumo (elettorale) delle rispettive opinioni pubbliche. (…) . L’articolo prosegue con acute osservazioni sui protagonisti della lunga trattativa e dei tanti “braccio di ferro”. A trattativa conclusa si può ben constatare la grande capacità di valutazione  espressa da Giannini sull’intera vicenda, e si può anche consigliare a tanti una rilettura di questo testo che certamente è un buon aiuto per non farsi vanto “con le penne del pavone”.

In allegato altri tre articoli e testi correlati

  • Il testo integrale, in italiano, dell’accordo di Bruxelles del 21 luglio (68 cartelle)
  • Il senso di Angela per la democrazia di Sofia Ventura su L’Espresso n.30
  • I nodi da sciogliere per unirsi davvero_Linkiesta
  • Le parole chiave dell’accordo su Ricovery Fund_Romano_Sole
2 commenti
  1. GIULIO COMETTO
    GIULIO COMETTO dice:

    Constato che fra tutti i commenti citati , non c’è ne uno che riconosca i meriti all’Italia per il risultato raggiunto, sopratutto grazie al lavoro che sopratutto il presidente Conte ha fatto in questi mesi in Europa.
    La cosa non mi stupisce, visto il livello medio dell’informazione in Italia .
    Forse sarebbe utile e questo importante accordo in Europa, a mio modesto parere merita che si anche di prenda in considerazione commenti e articoli di altre testate giornalistiche, non meno autorevoli di cui sopra

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  2. redazione
    redazione dice:

    Redazione – L’osservazione di Giulio Cometto è corretta, manca un articolo che sottolinei lla tenacia con cui il premier Conte ha respinto la richiesta dell’Olanda e altri paesi del Nord Europa di voler imporre decisioni all’unanimità (ovvero il diritto di veto per un singolo paese) sui progetti presentati dai paesi membri. Le decisioni saranno a maggioranza qualificata. La redazione ha in programma, nel volgere di 24-48 ore, la pubblicazione di un secondo abstract con più sllegsti che riportano i commenti diversi all’accordo storico sottoscritto dai 27 capi di stato/governo. L’abstract pubblicato ha voluto sottolineare – per noi italiani alquanto refrattari al made tedesco – l’apporto determinante di Angela Merkel per la costruzione di questo innovativo accordo che apre nuove prospettive in Italia e in Europa. Adriano Serafino

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