Le “querelle” della propaganda dei partiti sempre più sono costruite su commenti ai  commenti: a Tizio risponde Caio, poi s’inserisce Sempronio.

I dati, i fatti oggetto di valutazione, svaniscono o sono alterati. Mario Dellacqua scrive quanto segue in tema di “..ma non arrivano i soldi..”.

I lavoratori che non hanno ricevuto nessun pagamento della cassa integrazione al 17 giugno sono 134.358. Per la maggior parte (108.590) si tratta di domande pervenute a giugno. Fino a maggio tutto è pagato tranne 25mila posizioni che l’INPS sta valutando perchè, come ha dichiarato il Presidente Pasquale Tridico in “1/2 ora” da Lucia Annunziata il 22 giugno, “difficili o errate”. L’INPS ha pagato finora 5,3 milioni di prestazioni. 4,7 milioni sono state anticipate, non pagate come affermano certe vulgate, dalle imprese. Sono 11 milioni le persone che hanno ricevuto contributi in bonus e cassa integrazione, per un totale di 15 miliardi di euro. A maggio erano 778.300 arretrati ancora da pagare a fronte di 2,1 milioni di cassa integrazione pagata direttamente e di circa 4.331.000 anticipate dalle aziende e conguagliate dall’INPS. Da una rilevazione diffusa il 15 luglio,  89.004 persone non hanno ancora incassato alcuna mensilità da marzo perché le domande sono state presentate con largo ritardo dopo il 31 maggio, tranne 9.850 modelli che sono stati inviati prima del 31 maggio e tuttora senza riscontro. Fonti: Qui Finanza del 22 giugno 2020  e Antonio Cosenza, Lavoro e diritti, 15 luglio 2020.

Le disfunzioni e le lungaggini sono ancora comunque troppe, sono generate non solo dalla burocrazia (termine abusato per spiegare tutto ciò che è negativo); infatti gran parte di quanto rallenta la vita economica e sociale del paese è dovuto al pessimo modo di legiferare in Italia (da vent’anni a questa parte, quando si è dato via libera ai decreti attuativi) ed ora introducendo una nuova prassi (che elude lo spirito della Costituzione) dei decreti del governo approvati con la postilla “salvo intese” che sta per la possibilità di correzioni sulla base di “concedo una modifica, magari un inciso ad una frase in cambio di un’altra in altro paragrafo”. Oppure articoli unici con centinaia di commi di materie molto diverse. Le leggi confuse e pastrocchiate – oppure con omissis, di una semplice precisazione operativa – hanno questa principale causa che ricade su chi rappresenta “il popolo sovrano”, deputati e senatori che stanno in Parlamento e al Governo. Sempre più mediatori di parole e mediocri, a volte pessimi legislatori.

A proposito del Decreto semplificazioni (composto da decine di articoli, una quindicina aggiunti dopo l’approvazione del testo con il consueto “salve intese”) è stato segnalato dai Consulenti del lavoro, un cavillo-inghippo per l’anticipo del 40% che l’Inps dovrebbe versare ai lavoratori entro quindici giorni dalla ricezione della domanda. Ancora una non specificazione legislativa  rischia di rallentare le pratiche, al di là delle buone intenzioni del governo! Per i dettagli aprire l’allegato.

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