Sviluppo ed equità fiscale: non si può eludere il problema, bisogna prendere da alcuni per dare ad altri. Sabato 13 novembre ho ascoltato il Segretario Generale della CISL Raffaele Bonanni intervenuto a Saint Vincent al convegno della Fondazione Carlo Donat-Cattin su “Unità d’Italia, 150 anni insieme. Tra utopia e discontinuità”. Bonanni ha prima esposto la propria lettura della crisi che attanaglia il Paese e successivamente risposto alle incalzanti domande delle centinaia di giovani presenti, provenienti da tutte le aree geografiche italiane e partecipanti al concorso riservato alla scuola media superiore sul tema dell’Unità d’Italia.

Il mio Segretario Generale (sono iscritto alla CISL da 60 anni) non ha convinto me e tanti altri dei presenti, molti giovani studenti.. Al di là di qualche battuta felice su scuola, ricerca, università in assenza del Ministro Gelmini la cui presenza era annunciata ma non si è verificata, Bonanni ha affermato ancora una volta la propria tesi, che trovo ovvia ma anche inutile se ad essa non seguono fatti ed atti sindacali che la sostengano. “I diritti dei lavoratori – dice in sostanza Bonanni – servono se c’è lavoro, senza lavoro non ci sono i lavoratori per cui è inutile parlare di diritti”.

Il guaio è che il Segretario Generale della seconda Confederazione italiana dei lavoratori non va oltre le più che ovvie considerazioni e non chiede al Governo, con forza e con le azioni tipiche del sindacato, interventi adeguati. Bonanni non rivendica ai politici, in altre faccende affaccendati, provvedimenti adeguati per occupazione e sviluppo e, in determinate circostanze, è così prudente da apparire più soggetto di supporto al Governo che di stimolo a scelte industriali effettive ed efficaci.

Anche sul fisco nel confronto coi giovani ad al dire del senatore del PD Matteo Colaninno anch’esso relatore al convegno di Saint Vincent, Bonanni è apparso non solo prudente e moderato, ma anche privo di propositi credibili nella lotta all’evasione fiscale, al ruolo delle banche ed alle disuguaglianze nei prelievi. Tremonti e Berlusconi ripetono da anni sino alla noia la solfa “noi non mettiamo le mani nelle tasche degli italiani” e con questa filosofia questo Governo lascia a secco famiglie, imprese, taglia i servizi sociali e gli stanziamenti per la scuola, la ricerca, la sanità.

Ma come può Bonanni, da sindacalista, non contestare questa politica di questo Governo? Nessuno può fare miracoli. L’economia ha regole ferree e l’equità, il sostegno alle famiglie, gli investimenti per creare lavoro hanno bisogno di risorse economiche e queste si ottengono con scelte fiscali che prelevino dove vi è tanto per mettere dove vi è poco perchè solo questa è reale equità fiscale.

Non si può eludere il problema: bisogna prendere da alcuni per dare ad altri.

Caro Segretario Generale della CISL senza questa operazione, che tu dovresti esplicitamente chiedere a chi governa il Paese, noi vivremo nel regresso ed i giovani che al convegno della Fondazione Donat-Cattin ti hanno chiesto aiuto rimarranno disoccupati.

Beppe Mainardi                                             

 

 
2 commenti
  1. noname
    noname dice:

    La frase di Bonanni non solo è degna di La Palisse che " cinque minuti prima di morire era ancora vivo" ma dimostra quanto poco sia cosciente di un diritto fondamentale quello di avere un lavoro. Più che preoccupante per un sindacalista.

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  2. noname
    noname dice:

    Chiedo scusa per il ritardo col quale ho letto questa relazione di Mainardi, ed approfitto di questa finestra perché proprio oggi sui siti dei principali quotidiani c’è la notizia: "I dati dell’Ocse relativi al 2009 rivelano un aumento rispetto al 43,3% del 2008. Il nostro Paese ha superato il Belgio e ora ha davanti soltanto la Danimarca (48,2%) e la Svezia (46,4%). La media nell’area dell’Organizzazione è 33,7%". Ecco, di fronte a questo quadro, appare sempre più una presa in giro l’affermazione del Berlusconi, di tremonti ed altri gerarchi del gabinetto governativo circa il fatto che non hanno messo "le mani nelle tasche degli italiani": non c’era bisogno di certe conferme sovranazionali, bastava "ascoltare" l’opinione dei lavoratori e dei pensionati (i quali, come noto, ospitano milioni di "fannulloni"). Mi chiedo: funziona l’informazione dal basso verso l’alto, nella CISL? Ne dubito, proprio come ha evidenziato Mainardi: a volte ho l’impressione che questo nostro sindacato non abbia più una bussola, né il polso reale della situazione e non riesco a capire se ciò dipende dalle scarse informazioni che provengono dall’alto o dalla "riservatezza" di informazioni che sono negate al basso: e ciò provoca un corto circuito pericoloso fra il leader massimo (tranquillo e sorridente) e la base (incazzata) e, quindi, contestazioni in ogni occasione, forse anche strumentali, ma con un certo fondo di verità su un malcontento che nessuno finora (nel sindacato) ha valutato nella giusta misura.

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