Due o tre cose che non ho capito sui taxi. Mercoledì 11 gennaio, il sito di Repubblica si apriva con il titolo: “Monti alla Merkel: ‘Azione per ridurre i tassi’”, e per un momento l’ho letto con l’accento sulla i, e mi sono detto: “Ehi, ora andiamo anche a discutere in Europa della situazione dei nostri tassì. Il fatto è che non so voi, ma io non ho capito molto della famosa liberalizzazione dei taxi, eppure è uno dei pochi ambiti della vita sociale di cui ho qualche esperienza. E ho letto quello che potevo, dai volantini dei tassisti al vivace saggio di Cerasa sulla Roma postbersaniana del 2007. Ecco le cose che non ho capito.

Primo: perché si dice che le liberalizzazioni debbano essere affrontate e risolte complessivamente, in blocco. A me sembrerebbe ragionevole distinguere e trattare le cose partitamente, e nel caso dei taxi addirittura secondo le forti differenze tra città e città.

 

Poi non ho capito che cosa si liberalizzerebbe. Le tariffe, magari lasciando un prezzo minimo? Non so come potrei, al telefono con la centrale della cooperativa, discutere del prezzo, o trattare coi singoli tassisti in fila al posteggio. Un’asta a ogni tragitto? Ma può darsi che la soluzione sia semplice e che io non la veda, dunque sono pronto ad ascoltare.

 

Oppure, più verosimilmente, le licenze? Ma mi sembrerebbe molto più sensato regolare il numero delle licenze sulla domanda, come dovrebbe già essere in ciascun comune. Ci possono essere città in cui i taxi sono in numero sufficiente, altre in numero perfino eccedente, altre in cui mancano. Ma appunto, nessuno può regolarlo meglio dei singoli comuni o province.

 

E c’è una bella differenza fra le città in cui l’orario è rigido, e le città in cui è flessibile, dunque un’auto può di fatto lavorare per due o per tre. A Firenze, per esempio, il turno è di dodici ore, e possono alternarsi due congiunti di primo grado, e all’occorrenza possono coprire anche le altre ore, senza prevalere sui turni normali degli altri. A Roma non è così, mi pare: si faccia.

Quanto all’idea di “regalare” una nuova licenza a chi ce l’ha già: detto così, fa pensare a un raddoppio del numero dei taxi. A Roma diventerebbero quasi 16 mila, se non sbaglio. Ci sarebbe lavoro (e traffico) per sedicimila taxi? A Firenze sono 650, e sono unanimi nel ritenere (anche i miei amici, quelli che mi dicono la verità) che per 1.300 taxi non ci sarebbe lavoro, e che il fabbisogno non può essere misurato sui giorni di Pitti o sui mesi caldi di aprile e maggio, per i quali caso mai si potrebbero stabilire rinforzi temporanei. (A parte la scabrosa questione dei noleggiatori).

 

La licenza “regalata” a chi già ce l’ha non eliminerebbe nemmeno il problema del costo sostenuto finora per comprare la licenza, perché un parco licenze raddoppiato ne dimezzerebbe il valore, o peggio. Leggo che a Milano una licenza costa più o meno 170 mila euro. A Firenze costa circa 300 mila euro: c’è un consolidato e bizzarro criterio, per cui il prezzo delle licenze segue quello di un appartamento – non centrale, naturalmente – di quattro stanze. Ufficiosa com’è, la cifra è così notoria che viene citata dall’Agenzia delle entrate quando vuole riscuotere la tassa sul passaggio di proprietà.

 

Chi prende un taxi nelle nostre città, e in particolare quelle dai mirabili centri storici (cioè tutte), pensa che rapidità e tariffe delle corse migliorerebbero enormemente se il traffico privato fosse drasticamente ridotto a vantaggio di quello pubblico, autobus, tram, taxi collettivi (che si sono inabissati prima ancora di scalfire le abitudini).

 

Aggiungo, a queste cose che non sono riuscito a capire, una considerazione di costi e ricavi politici. Chiunque conosca i tassisti, da quelli più inclini alle maniere spicce a quelli, e quelle, miti e spirituali, sa che il governo se la vedrà con una ribellione decisamente forte e tenace.

C’è una proporzione fra il vantaggio che si ritiene di ricavarne per i consumatori, ammesso che vantaggio ci sia, e l’ingorgo che si susciterà? Infine, i tassisti dovrebbero chiedersi come sia stato possibile che si sollevasse contro di loro una così virulenta ostilità popolare: più che contro i banchieri, appena sotto i politici.

 

Una mano loro stessi l’hanno data, opponendosi rigidamente a ragionevoli cambiamenti, dalla assegnazione di nuove licenze all’ampliamento dei turni alle norme cavillose che impediscono alle macchine dei comuni limitrofi di caricare nel capoluogo, sicché sono costrette a viaggiare vuote, eccetera. Detto questo, un paese ridotto allo stremo che fa dei tassisti i propri nemici, quasi fossero amministratori delegati di Unicredit, è un paese che ha alzato il gomito.

di Adriano Sofri “Piccola Posta” su Il Foglio   12 gennaio 2012

Leggi anche l’allegato La gran confusione liberalizzata_ Il Foglio del 12 gennaio

Allegato:
La gran confusione liberalizzata_Il Foglio 12-1-12.doc

4 commenti
  1. noname
    noname dice:

    Finalmente un’analisi lucida e serena sulla nostra situazione (sono un taxista licenza di Milano). Alcune considerazioni sull’ultimo capoverso: a Milano è accaduto proprio quello che Lei dice essere stato da noi osteggiato: 1) Assegnazione nuove licenze: il sindaco Albertini ne concesse 285 (pari al 5% del contingente di allora ahinoi a titolo gratuito, cosa non prevista neanche dal decreto Bersani che autorizza l’emissione in caso di necessità a titolo oneroso). 2) Ampliamento dei turni: a Milano sono state recepite, come da decreto Bersani, le doppie guide tali da portare un’unica licenza capace di offrire il servizio da 10 a 16 ore (scegliendo tra 8+8 o 10+6. 3) Norme che impediscono alle macchine dei comuni limitrofi di caricare nel capoluogo: ed anche qui abbiamo attuato una formula (definita forse impropriamente CONURBAZIONE) dove i taxisti dei comuni limitrofi dietro richiesta del comune di appartenenza potevano ottenere l’autorizzazione di operare a Milano e nei 3 aeroporti del sedime aeroportuale; unico vincolo uniformare le tarife a quelle di Milano, in quanto ovviamente non sarebbe stato giusto che un cliente prendendo il primo taxi di un posteggio potesse avere differenti tariffe magari a sua insaputa. E forse sono state anche queste innovazioni a portare il servizio taxi meneghino al 4° posto in una classifica stilata dagli Automibil Club Europei nelle principali città del vecchio continente. RingraziondoLa per lo spazio concessomi La saluto cordialmente, Ubaldo Cibei

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  2. noname
    noname dice:

    Se Adriano Sofri è quel Adriano Sofri, merita alcune risposte.
    Iniziamo dalla fine: i tassisti non vogliono che i tassisti (ma soprattutto i noleggiatori) dei comuni limitrofi carichino per poi tornare indietro, perchè in Italia (noto paese di banditi)nessuno viene controllato e quindi alla fine sacaricano nel comune che hanno caricato. Se, ad esempio oggi a Bologna ce ne sono 150 di questi che noi chiamiamo abusivi e non ci metti un fermo, domani questi diventano 1.500 e noi vogliamo che si rispetti la territorialità che per noi è come il dogma della cristianità (è così in Germania, Francia, Spagna, NYC, ecc). Sinceramente io non mi sento odiato dalla mia utenza. Se tu sei gentile col prossimo, il prossimo è gentile con te, perchè non dovrei essere gentile con chi mi da il pane? La gente, in generale, capisce il nostro lavoro. Il problema è che mi sento odiato da chi mi vuol fregare il lavoro, leggasi i poteri forti (nello specifico il c.d.a. di NTV), i quali con i loro giornali stanno fomentando una campagna di odio nei miei confronti. Più taxi a minor prezzo, si così intasiamo il mercato, si così alla fine arriva il Cavaliere Bianco Luca Cordero che compra tutte le licenze con 2 lire e ci frega tutti, noi e gli utenti e si fa le tariffe da solo (le tariffe vengono controllate dai comuni, a tutela dell’utenza). A Bologna le ultime 41 licenze sono state rilasciate dal Comune in completo accordo con i tassisti, se c’è dialogo ed onestà, non ci sono problemi.
    Finisco dicendo che alla fine troveremo un accordo con il Governo solo se capiranno questo. Un sincero saluto.
    Per saperne di più sui taxi http://www.unicataxibologna.it. Siamo la CGIL dei taxi

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  3. noname
    noname dice:

    e’ compito degli intellettuali onesti trasmettere la loro lucida visione del mondo al popolo, e guarda caso tu pur non essendo tassista hai beccato in pieno il bersaglio speriamo ti leggano in tanti e che gli stessi abbiano voglia di capirti e capire quanto e’ aberrante questo esperimento di gestione degli umori delle masse

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