DOPO L’ECCIDIO DI MARIKANA – T.Ferigo – multinazionali

Dopo l’eccidio di 34 minatori alla miniera (Lonmlin, inglese) di platino a Marikana, il governo del Sud Africa ha nominato una commissione d’inchiesta. Intanto gli scioperi per aumenti salariali si sono estesi ad altre grandi multinazionali produttrici di platino. Mercoledì 22 agosto nella miniera della società americana Anglo Platinum producer, la prima azienda di platino nel mondo, un gruppo di scavatori ha rivendicato, per essere assunti, 12.500 rand al mese (circa1.200 Euro), che equivale al triplo di quanto percepiscono attualmente. Anche alla Royal Bafokeng Platinum, azienda di medie dimensioni, i minatori ( circa 500) sono entrati in sciopero per richieste analoghe. La NUM, il sindacato storico che ha un ruolo di primaria importanza non solo nella confederazione COSATU, ma anche nell’ANC il partito al governo, non sembra in grado di orientare il movimento.

Vengono al pettine problemi lasciati marcire di rappresentanza, struttura e politica contrattuale, autonomia, formazione.

“Non basta aver avuto un grande ruolo nella lotta contro l’apartheid“ scrive la segretaria della federazione internazionale scuole di formazione sindacale, Sahra Ryklief, una sudafricana esperta in relazioni industriali, docente all’università di città del capo. Prosegue: Non serve la retorica e nemmeno gli schematismi per cui è tutta colpa di una terza forza che al soldo dei capitalisti, vuole distruggere il sindacato, etc…occorre guardare la situazione in faccia, denunciare le responsabilità altrui (la polizia, il populismo di politici) ma anche assumerci le nostre. Fare l’elenco delle cose che non vanno e trovare risposte e strategia”.

L’articolo della Ryklief sta diventando il riferimento per un’ineludibile riflessione critica sulla società e sul ruolo del sindacato, e dell’Anc, in Sud Africa. Si legge “ il sindacato deve, prima di tutto, assumersi le sue responsabilità. Come responsabile della formazione sindacale e ricercatrice ho scritto e insegnato sul ruolo pionieristico dello sciopero in Sudafrica per la costruzione dell’organizzazione, la legislatura sul lavoro, il sistema di relazioni industriali, trascurando e/o anche giustificando la violenza e le azioni coercitive che in nome dell’unità e solidarietà hanno segnato conflitti e tensioni nel mondo sindacale. Non lo farò più. Lo slogan «one factory one union» non può essere realizzato con l’imposizione. L’unità non può essere imposta, si hanno solo conseguenze negative. Questo non significa che coloro che studiano, educano, organizzano lavoratori e comunità, debbano decidere se ci deve essere violenza o no. Fintantochè rimarranno le diseguaglianze e la profondità della miseria in Sudafrica, la violenza farà ombra all’azione collettiva. Finchè i lavoratori più poveri, i minatori, hanno uno standard di vita non diverso da quello dei protagonisti degli scioperi selvaggi negli anni 70 e 80. Finchè i giovani senza lavoro, quelli che bruciano copertoni, tirano pietre contro taxi e bus vivono in queste condizioni, la loro rabbia, frustrazione e mancanza di speranza sarà comparabile a quella degli anni 90. Senza cambiamento sociale economico la violenza continuerà nelle proteste e nella resistenza in Sudafrica.”

L’articolo "Sudafrica_1" di Toni Ferigo, allegato. sintetizza in cinque punti questa importante riflessione critica,  fatelo conoscere segnalando a vostri amici il nostro sito.

Aleghiamo altri due file tratti dal Web

Allegato:
sudafrica_1.doc
sud_africa_lo_sciopero_si_estende_in_altre_miniere.doc
le_anime_belle_e_la_miniera_marikana.doc

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