Fiorella Farinelli in “Lavori che nascono e lavori che muoiono”, sul quindicinale La Rocca, così inizia. Proroga della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti. E «ristori » dei mancati introiti delle imprese causati dalla pandemia. Sono i due principali interventi del governo per attutire gli effetti della seconda ondata sui settori più colpiti del mondo del lavoro. Che sviluppano e si aggiungono a quelli che, fin dalla scorsa primavera, alleggeriscono o rinviano obblighi fiscali e contributivi, agevolano crediti e mutui, elargiscono, in modi non sempre mirati ai bisogni effettivi, voucher e bonus per sostenere i consumi, quindi anche specifici settori economici (i monopattini, le biciclette, i contributi per le vacanze…).

Gli interventi, va detto, non sono tutti convincenti né tutti egualmente efficaci. Al lungo blocco dei licenziamenti, per esempio, viene con qualche ragione rimproverato di costringere a dilazionare riorganizzazioni aziendali che sarebbero invece da accelerare, alla Cassa integrazione di tutelare solo i lavoratori stabili lasciando scoperti gli altri. La coperta inoltre è troppo corta per compensare interamente le perdite di salario e di reddito, anche se la spesa è grande (200 miliardi circa per il 2020) e non protraibile all’infinito.

È però indubbio che gli interventi sono necessari, una via obbligata per provare a far fronte a un’emergenza non solo sanitaria ma anche economica, e alle tensioni sociali che ci crescono dentro. Emergenza però non è prospettiva, e neppure strategia, programmazione, specifici investimenti e piani operativi. Dunque non può bastare.

Cosa sarà della nostra economia e del nostro sistema produttivo quando, grazie a vaccini e terapie, anche Covid-19, come altre pandemie del passato, allenterà la presa? Cosa cadrà, cosa si trasformerà, cosa nascerà di nuovo? Quali sono le priorità su cui investire?

L’autrice  prosegue con questi brevi capitoli:

  • Non tutto tornerà come prima
  • Alcune tendenze: tre considerazioni per i diversi settori di attività
  • Il lavoro a domicilio
  • La doppia faccia dello smarkworking
  • Quanti i posti che muoiono e quanti quelli che nascono?
  • Reinventare il futuro

Fiorella Farinelli così conclude. Incertezze, dunque, ma anche sfide. Per non farsi travolgere, occorrono ingredienti diversi, che non ci sono ancora tutti in un Paese che, come ripete instancabilmente l’ex presidente Prodi, sembra aver perso la capacità e la voglia di reinventare il suo futuro. Ci dovrà essere, certo, un ruolo diverso da quello del recente passato delle politiche pubbliche nell’economia, con investimenti pubblici che non si sostituiscano ma accendano il fuoco di investimenti anche privati nei campi decisivi e indicati all’Ue della sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica nei processi produttivi e nei servizi, delle infrastrutture.  Non meno importante, ma qui i limiti del clima politico attuale sono così numerosi e profondi da spaventare, è ricostruire una cultura condivisa del valore del lavoro. Perché non si possono affrontare grandi trasformazioni e transizioni senza la fiducia e l’intelligenza dei lavoratori. Perché, ammonisce Papa Bergoglio, il lavoro non può essere considerato «uno scarto». Testo completo in allegato.

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